Golpe in Mali, parlano i Tinariwen: “la musica è la nostra arma”

Articolo pubblicato il 27 marzo 2012
Articolo pubblicato il 27 marzo 2012
Questo gruppo di Tuareg ha trasformato le dune e i ronzii dei proiettili in palcoscenici e poesie. In questo momento sono in tour, trasportando magicamente tutta Europa nel deserto del Mali a colpi di chitarra, con le vibrazioni dei loro djambé e i loro balli carichi di scirocco.
Abbiamo parlato con Eyadou Ag Leche, bassista, chitarrista e cantante dei Tinariwen, su come fare della musica un'arma indistruttibile di guerra e liberazione.

cafebabel.com: nonostante siate da 20 anni nel mondo della musica, dite che il vostro disco, Tassili, è molto simile al primo e sorprendente The Radio Tisdas Sessions. Cos'è veramente Tassili?

Eyadou Ag Leche: Tassili è una città del sud dell'Algeria, circondata da montagne e dune, un posto molto speciale dove abbiamo registrato il disco. E' un luogo in cui abbiamo molti ricordi. Le canzoni del disco parlano delle stesse cose di cui parlavamo nei pezzi di Tinariwen. Cantiamo per la natura, per la libertà, per l'amore, per la vita tuareg, per la sofferenza...

cafebabel.com: quindi, non c'è stata un'evoluzione nella musica da Tinariwen fino a questo ultimo album e nei vostri dischi precedenti?

Eyadou Ag Leche: credo sia semplicemente lo spirito dell'album che è sempre differente. Il disco mostra lo spirito che avevamo in quel momento. Lo abbiamo registrato come un esercizio di memoria del nostro ritorno alle origini, infatti abbiamo ricominciato ad usare le chitarre acustiche, come al nostro inizio, negli anni '80. Abbiamo visto che il mondo va avanti molto rapidamente e abbiamo cercato di rallentarci un po'. Speriamo che questo album aiuti molta gente a prendere le cose con più calma e anche a salvare il pianeta, che è vittima di questa velocità.

cafebabel.com: credete che ci sia negligenza in Europa verso la cultura e la situazione dei nostri vicini africani e che ci preoccupiamo solo della nostra crisi e dei nostri problemi?

Eyadou Ag Leche: Il problema è che l'economia del mondo intero viene dall'Africa. Il petrolio, le risorse naturali, gli affari... Oggi l'Africa ha bisogno di aiuto. E anche noi Tuareg risentiamo del problema. Dal 1963 siamo in lotta: lottiamo, lottiamo, lottiamo, però nessuno parla del nostro conflitto. Noi vogliamo solo la nostra libertà, vogliamo stare tranquilli nel nostro pezzo di deserto. Non è solamente per noi, tutti i popoli africani devono avere diritto al loro territorio.

cafebabel.com: la lotta continua in Mali?

Eyadou Ag Leche: Certo che continua.

cafebabel.com: e cosa dite dell'ultimo trattato di pace con il governo del Mali?

Eyadou Ag Leche: noi Tuareg accettiamo sempre la pace quando ce la offrono, siamo i primi a volerla. Ma dopo la fine della colonizzazione nel 1963 e la nascita del Mali, non hanno mai smesso di trattarci con disprezzo.

cafebabel.com: quando dici "Mali" ti riferisci al governo?

Eyadou Ag Leche: Certo, noi non abbiamo niente contro la popolazione, non è una questione di persone, nè di razza, bensì di dittatura. Come è successo in Libia, Egitto, Tunisia, si sono sbarazzati dei loro oppressori. In Mali succedono le stesse cose da 50 anni. I Tuareg si son dispersi in 4 paesi. Non siamo in uno solo, siamo in 4, per questo oggi quello che chiediamo è di essere rispettati e mantenere almeno la metà del nostro paese. Non chiediamo tanto, solo la metà, la regione di Azawag. E gli occidentali, che hanno causato l'arrivo di questa dittatura, non dicono nè fanno nulla. Guarda la televisione e si vedono solo africani che lottano e si ammazzano. Questo non si chiama aiuto.

cafebabel.com: giustificate la lotta armata in favore dei Tuareg?

Eyadou Ag Leche: noi abbiamo scelto il cammino della musica. E' il cammino che ci dà la possibilità di parlare con la gente. Il mondo deve sapere che non si fa giustizia con gli africani. Oggi i problemi che abbiamo li hanno provocati gli occidentali. Meritiamo rispetto, libertà, perché siamo un popolo ospitale verso il mondo, abbiamo uno stile di vita unito alla nostra cultura, per niente materialista. Vogliamo un modo di vivere tranquillo. In un mondo dove tutti vogliono vestire bene e andare in paradiso, noi no. Vogliamo la pace sulla terra, niente di più.

"Tutte le nostre risorse gliele regaliamo, gliele diamo gratis, vogliamo solo la nostra terra e vivere in pace"

cafebabel.com: perché i governi europei non si interessano alla vostra causa? Forse perchè nel vostro deserto non c'è niente che li interessi?

Eyadou Ag Leche: sì che se ne interessano. Nel deserto c'è uranio e petrolio. Per questo gli occidentali se ne preoccupano. E cercano di creare un sistema che non è chiaro. Hanno detto che lì ci sono salafiti, che c'è Al-Qaeda… Non c'è né Al-Qaeda né nessun altro! Sono strategie, stanno preparando il terreno per arrivare a quell'uranio e a quel petrolio. Noi tutte le nostre risorse gliele regaliamo, gliele diamo gratis, vogliamo solo la nostra terra e vivere in pace.

Nei giorni in cui si è tenuta questa intervista è scoppiato un colpo di stato in Mali. Un gruppo di militari ribelli ha preso la sede del governo, ai loro occhi incapace di tener testa alla resistenza tuareg nel nord del paese. Ibrahim Ag Alhabib, uno dei fondatori dei Tinariwen, ha abbandonato il tour alcuni giorni prima per poter tornare in Mali, proteggere la sua famiglia e lottare per la sua terra. Il popolo Tuareg, di origine berbera, reclama una parte di deserto che le appartiene da cent'anni e che, dopo la decolonizzazione europea, è caduta in mano a dittatori, tristemente famosi per la loro corruzione e per le atrocità commesse contro la popolazione che abita quelle terre.

Più informazioni su Tunariwen e le date dei loro prossimi concerti in Europa sul loro sito ufficiale.

Foto di copertina: © cortesia del sito ufficiale Tinariwen; testo: © Paula Ibáñez; video: (cc) ronozer/youtube