Globalizzazione e democrazia: amici o nemici?

Articolo pubblicato il 15 febbraio 2014
Articolo pubblicato il 15 febbraio 2014

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“Globalizzazione” è una parola così frequente e così male interpretata del nostro vocabolario odierno che il suo uso si sta trasformando in abuso. Tuttavia, bisogna ancora capire appieno quale sia l'entità dei suoi effetti sulla società e nel complesso della comunità politica internazionale.  

David Held, rinomato sociologo politico britannico, ha analizzato la relazione tra la globalizzazione e la democrazia. Basandosi sulla sua definizione, la "globalizzazione" può essere intesa, da una prospettiva politica e culturale, come un fenomeno che causa "un'intensificazione dei livelli di interazione e interconnessione all'interno e tra più paesi e società che vanno a formare insieme una società internazionale".

Anche la democrazia, dal greco "demokratìa" (governo del popolo), storicamente legata al concetto di Stato nazionale, è un modello politico di cui siamo fin troppo consapevoli. E mentre le trame del nostro ordine mondiale internazionale sono state nuovamente intrecciate in una fantasia che riduce il ruolo dello Stato nazionale, la democrazia non ha mai perso il suo lustro. Infatti, nel nostro mondo sempre più "globalizzato", sembra ci sia il desiderio di avere la democrazia più di prima. Ma cosa succede quando mettiamo insieme queste due incredibili forze? La globalizzazione, nei confronti della democrazia, è una minaccia o uno stimolo?

La teoria a favore dell'idea di globalizzazione come minaccia nasce dalla nozione che la democrazia è fondamentale per l'autonomia dello Stato. Tuttavia, come suggerisce Held, in un mondo che si sta modernizzando velocemente, bisogna separare questi concetti. Il fatto che la sovranità dello Stato non sia quello che era un tempo, non pregiudica il ruolo o l'importanza della democrazia oggi. Piuttosto, significa che la democrazia sta attraversando una fase di transizione o trasformazione verso qualcosa che si addica meglio al nostro ordine mondiale corrente. 

Jens Bartelson, un altro illustre pensatore politico, afferma che la via più sicura per "salvare" la democrazia è di estendere la definizione che gli diamo oltre al suo legame con lo Stato nazionale. In questo senso, globalizzazione e democrazia devono formare una relazione equamente simbiotica, dal momento che se non cresceranno insieme, finiranno per allontanarsi. L'effetto di questa sinergia è la nascita di una comunità politica che trascenda i confini nazionali e riunisca i popoli a prescindere dalla cittadinanza per abbracciare un mondo globalizzato. 

Perciò la globalizzazione minaccia il nostro concetto superato di democrazia, ma l'esito è chiaramente positivo. Mentre la promozione della democrazia nel mondo è generalmente vista come una cosa buona, si richiede allerta per evitare l'imballaggio e la vendita di forme preceonfezionate di democrazia che supportino apparentemente le potenze egemoniche. Nonostante la democrazia sia allettante, non ne esiste chiaramente un modello "a taglia unica". Deve tenere conto dei margini culturali e delle differenze.

Al contrario, Held propone uno stile di democrazia che sia di natura cosmopolita. Considerati i cambiamenti nel carattere intrinseco dello Stato causati dalla globalizzazione, i problemi più critici tendono di essere di portata globale. I tentativi di risolvere questi problemi richiedono la creazione di una rete di attività decisionali e autorità politiche. Pertanto, la partecipazione politica regionale diventa problematica in un mondo sempre più interconnesso. 

Quali voci hanno il diritto di essere ascoltate nelle discussioni riguardanti il surriscaldamento globale, l'energià nucleare, il terrorismo o l'AIDS? I confini territoriali non riescono a confinare questi problemi. Pertanto, non dovrebbero essere la base per determinare chi è incluso e chi è escluso da un dibattito su un problema che riguarda tutti noi. L'isolazionismo oggi è impossibile. I problemi tra due stati possono avere ripercussioni drammatiche sulle regioni confinanti e sul mondo intero. Non si può negare che oggi la democrazia comporti l'implementazione dei nostri diritti civili in un contesto intergovernativo. Di conseguenza, Held insiste che la democrazia debba essere sostenuta da strutture, agenzie e organizzazioni di potere multinazionale.

Tenendo conto che dobbiamo rispettare il fatto che la democrazia sia diversa di paese in paese, penso che ci sia del buono in ciò che dice Held. La globalizzazione ha presumibilmente fatto un favore alla democrazia, rendendola più moderna per prosperare in un mondo più integrato. 

Autore: Kiyoye Ma­ran­gos

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