GLI ULTIMI GUARDIANI DEI TEMPLI URBANI

Articolo pubblicato il 08 agosto 2014
Articolo pubblicato il 08 agosto 2014

"The Guardians” è un progetto fotografico risultato della volontà di prendersi il tempo di visitare una città in modo diverso, scoprendone i posti nascosti che restano intatti nelle loro forme, nella loro spiritualità autentica e che li contrappone ad un mondo veloce e dimentico dei momenti veri e dei gesti importanti, intento a correre e a guadagnare tempo, piuttosto che a fermarsi a riflettere.

Vlaidimir Antaki è un fotografo francese, che vive in Canada, ma é nato in Arabia Saudita da genitori libanesi. Un mix di culture, che doveva già essere un segnale importante della sua volontà di viaggiare per il mondo, e della sua propensione per le nuove scoperte, o per meglio dire riscoperta di dimensioni già esistenti. Nel 2013 comincia la sua ricerca dei “Guardiani” e dei loro “templi urbani”, come lui stesso li chiama: luoghi che ad oggi sembrano essere diventati insoliti e della cui presenza ce ne accorgiamo all’improvviso, restando immobili di fronte all’impatto visivo ed emotivo che riescono ad avere. Sono questi i posti in cui il nuovo o la centralizzazione telematica non è riuscita ad entrare, lasciando intatta la forza della memoria e della catalogazione vecchio stile: “Questi luoghi sono fondamentali e sono quello che danno carattere alle nostre città -  loro rappresentano le passione della gente e l’amore per i loro clienti e per quello che fanno. L’idea di voler centralizzare tutto, sottovaluta completamente e sradica l’importanza della connessione con gli altri”. C’è Birdman per esempio, e il suo negozio di dischi a New York: niente computer, né cataloghi. La sua memoria visiva lo aiuta a orientarsi tra le migliaia di CD da cui è circondato ogni giorno nel suo tempio.

LO SPAZIO, IL LORO REGNO

Uno spazio il loro, che ad occhi poco esperti può sembrare caos, ma il cui impatto visivo è forte. Chiedo a Vladimir se il progetto è iniziato così, per caso, fotografando quei posti con cui ha impattato di colpo, o se al contrario è nata prima l’idea, per poi scattare: “Sono sempre rimasto affascinato dalla abbondanza di oggetti nelle loro case e negozi. Come artista, non lo definirei come caos – piuttosto apprezzo sia la logica che la bellezza dietro a quella che potrebbe essere percepita come una dimostrazione caotica. Vedo linee, colori e schemi, mentre altri magari vedono solo confusione. È interessante, perché le poche volte che ho portato un amico con me mentre fotografavo un guardiano, non capiva il mio fascino per quel posto. Ma dopo aver visto il risultato, la fotografia, non riusciva a crederci!”.

Vladimir continua “Ho chiesto ad ogni Guardiano di posizionarsi al centro del proprio ambiente: il mio obiettivo è di sottolineare come regnano nel loro impero. Voglio ritrarli nella loro maestosità e renderli iconici, senza tempo”. Una netta contrapposizione questa, alla sempre più scarsa attenzione che prestiamo all’ambiente in cui viviamo ogni giorno, concentrati in sguardi ogni volta più intensi a minuzie tecnologiche sempre più sofisticate.  

Vladimir ha viaggiato tra Amsterdam, Beirut, Berlino, Las Vegas, Londra, New York, Parigi, Vienna, Montreal incontrando duecentocinquanta guardiani: “Sono cresciuto a Parigi e sono spesso in viaggio verso Beirut, ma non ho mai avuto davvero il tempo di avventurarmici, e di scoprire e incontrare le persone che sono una parte fondamentale della «fabbrica di città». Così finalmente, nel febbraio del 2013, ho deciso di partire per un periodo di tre mesi per concentrarmi esclusivamente sui Guardiani. Ed è stato allora che ho viaggiato attraverso l’Europa”.

THE GUARDIANS: NOSTALGIA VINTAGE

Questo viaggio intercontinentale lo ha portato ad entrare nella libreria di Edwige, scovata a Parigi, assurta oggi come emblema del vecchio che viene messo da parte, o ad incontrare Daniel, e la sua ordinata collezione di fucili, esempio di un vezzo culturale made in USA tanto spaventoso quanto affascinante. E poi la cassa in legno vecchio stile nel negozio di liquori di Tom ad Amsterdam, le ruote pendenti dal soffitto nel buco ripara biciclette di Jan a Londra. Una naturale correlazione dell’idea di fondo di questo progetto con quella moda attuale del vintage e della passione per il vecchio, a dimostrazione di una nostalgia insolita per tempi non vissuti, ma che sembrano sempre migliori dei nostri.

La loro presenza è data spesso per scontata, il desiderio di Vladimir di documentare e fare un tributo ai guardiani di questi luoghi può rappresentare anche la speranza che tutto questo interesse possa salvarlidalla scomparsa. “Spero sinceramente che questi lavori non stiano andando verso la loro fine. Sono cresciuto negli anni ’80, e ricordo perfettamente l’emozione unica che sapevo avrei provato entrando in questi piccoli negozi. Ricordo le ore passate nei videostore nel mio vicinato, parlando con il titolare mentre guardava film su cassette VHS e dava consigli ai clienti, solo per pura passione. Oggi, siamo così concentrati nel provare a guadagnare tempo che ci dimentichiamo di notare come questi momenti apparentemente irrilevanti, siano in realtà quello che rende questi posti così magici”.

UN GUARDIANO DEI GUARDIANI

Un percorso che ha portato Vladimir a diventare uno di loro, non solo assimilandone le esperienze e i vissuti, ma anche “collezionandoli”. Quando gli chiedo com’è essere diventato un “guardiano dei guardiani” mi risponde “è vero. Il mio approccio è diventato quasi ossessivo e compulsivo. Ora spendo più di 10 ore al giorno vagando in giro per le strade di diverse città per cercare questi posti unici. E la mia passione per questo progetto è quello che mi spinge ad andare avanti. L’altro giorno, stavo guardando alcune fotografie che ho scattato all’inizio del progetto e non potevo fare a meno di sorridere. E mi sono davvero intristito quando ho sentito che uno dei miei negozi dei guardiano avesse chiuso, o che uno dei guardiani sia deceduto, cosa che è successa diverse volte recentemente.”

The Guardians è un progetto in evoluzione, che porta Vladimir a continuare il suo viaggio documentando le loro storie in tutto il mondo. Esibizioni itineranti li mostreranno in tutta la loro maestosità, nelle finestre vuote dei negozi in vendita, o come sta succedendo in Francia, alle banchine delle fermate degli autobus, con l’intento di creare ambiguità nei panorami urbani, per accrescere la consapevolezza della progressiva scomparsa di questi negozi.