Gli stage? «Sono sinonimo di ingiustizia sociale»

Articolo pubblicato il 22 maggio 2015
Articolo pubblicato il 22 maggio 2015

Marthe, tesoriera del sindacato degli studenti francesi (UNEF) e studentessa di giurisprudenza, ha partecipato, insieme ad altri, alla realizzazione della Guida dei diritti degli stagisti (ndt), che mira a far conoscere ai tirocinanti l'arsenale giuridico a loro disposizione. Per Marthe è necessario riequilibrare il rapporto di forza tra le imprese e gli stagisti, spesso trattati ingiustamente.

cafébabel: Sono tanti gli stagisti che ignorano i propri diritti?

Marthe Corpet: Tantissimi. Gli studenti non hanno accesso a un codice del lavoro e non sono in grado di decifrarlo.  Inoltre, gli strumenti messi a disposizione dalle università non sono abbastanza. Per questo ci siamo posti come obiettivo quello di informare gli studenti su ciò che hanno diritto di fare e su ciò che gli spetta. Ce ne occupiamo ormai da alcuni anni. Di recente sono state votate due leggi: una sull'inquadramento psicologico dello stage e una sul diritto al lavoro. Queste leggi prevedono un aumento della retribuzione (passata a 508 euro e in seguito a 554 a partire dal 1 settembre, ndr) e stabiliscono una durata massima dello stage pari a 6 mesi. Abbiamo voluto inserirci in queste dinamiche.

cafébabel: Quindi, in generale, la maggioranza degli stagisti non sa a quanto ammonta la retribuzione che gli spetta?

Marthe Corpet: Sì, per molti è così. Questa mancanza di consapevolezza è anche dovuta alla pressione del mercato del lavoro, che li porta quindi ad accettare ogni tipo di ingiustizia. Molte imprese, infatti, sfruttano gli stagisti come mano d'opera qualificata a basso prezzo, affidando loro compiti che spetterebbero a un normale stipendiato. Abbiamo deciso, quindi, di impegnarci per riequilibrare il rapporto di forza tra stagisti e imprese. Un povero studente non potrà esercitare alcun diritto di fronte al proprio datore di lavoro se non è tutelato dalla legge, ancor meno se lui stesso non è a conoscenza dei propri diritti.

cafébabel: Esistono degli abusi particolarmente ricorrenti nell'ambito degli stage?

Marthe Corpet: Abbiamo dei servizi permanenti nelle università e ogni settimana ci sono studenti che vengono a riportarci dei problemi legati al loro stage. Ad esempio: «il mio datore di lavoro ha interrotto lo stage senza motivo», «lavoro fino a mezzanotte», «mi dicono soltanto di sedermi in un angolo e osservare» e così via. I più penalizzati sono soprattutto gli studenti dell'ultimo anno, perché gli stage obbligatori durante la magistrale sono in continuo aumento, ma le università non offrono alcun tipo di sostegno. Tuttavia, la difficoltà maggiore per gli studenti consiste nell'identificare le risorse per difendersi.

cafébabel: A volte si ha l'impressione che la paura del confronto possa avere la meglio...

Marthe Corpet: Pur disponendo di vari mezzi, dei sindacati e del tempo per avviare le procedure necessarie, anche un normale lavoratore può sentirsi intimorito nel momento in cui deve far valere i propri diritti. Allora immaginate la situazione di totale sottomissione di uno studente rispetto a un datore di lavoro che può interrompere lo stage in ogni momento. Gli stagisti non sono protetti dai sindacati e preferiscono rinunciare ai loro diritti piuttosto che avviare delle lunghe procedure, oltretutto con pochissime possibilità di ottenere un esito positivo.

cafébabel: Quindi gli stagisti si rassegnano e accettano le ingiustizie?

Marthe Corpet: Non si difendono abbastanza. Sono costantemente sotto pressione. Ma se la legge non interviene per riequilibrare i rapporti con i datori di lavoro, non mi stupisce che gli stagisti si rassegnino. È proprio per questo che ci battiamo da vari anni, perché la legislazione migliori in questo senso.

cafébabel: Oggi come oggi lo stage è una tappa obbligatoria per trovare lavoro? 

Marthe Corpet: Purtroppo, spesso le imprese vedono gli stage come una sorta di rito di iniziazione al mondo del lavoro. Gli studenti devono svolgere uno o due stage di seguito per accumulare abbastanza esperienza e diventare così "occupabili". Non capisco perché le qualificazioni di un laureato non siano sufficienti. Facciamo parte della generazione più qualificata di sempre. Non assumere un giovane con un contratto a tempo indeterminato è una vera e propria forma di abuso da parte delle imprese. Bisogna migliorare la qualità delle formazioni offerte e, soprattutto, proteggere i diritti degli studenti affinché vengano trattati con rispetto. Finché la legge non regolarizzerà i rapporti di forza, i giovani verranno sempre bistrattati nel mercato del lavoro.