Gli spagnoli in Marcia per la Dignità

Articolo pubblicato il 28 aprile 2014
Articolo pubblicato il 28 aprile 2014

"Nel 2014 affrontiamo una situazione molto difficile, una situazione limite, di emergenza sociale, che ci chiama a dare una risposta collettiva ai lavoratori, ai cittadini e ai paesi”. Così recita il manifesto della protesta Marchas de la Dignidad contro la condizione infelice in cui vive la maggior parte della popolazione spagnola, invitata a unirsi alla voce unanime dei manifestanti.

Al­l’i­ni­zio di marzo cen­ti­na­ia di per­so­ne di di­ver­si paesi e città della pe­ri­fe­ria spa­gno­la hanno co­min­cia­to a mar­cia­re verso Ma­drid. Di­soc­cu­pa­ti, pen­sio­na­ti, stu­den­ti, hanno dato ini­zio a una serie di pe­re­gri­na­zio­ni si­mul­ta­nee che si sono unite lungo il tra­git­to. Bi­so­gna­va ar­ri­va­re nella ca­pi­ta­le il gior­no 22 marzo, ma l’a­spi­ra­zio­ne di tutti era quel­la di rag­giun­ge­re un unico obiet­ti­vo: la di­gni­tà, strap­pa­ta via dalla cor­ru­zio­ne e dalle po­li­ti­che an­ti­so­cia­li di au­ste­ri­tà. Per que­sto, quat­tro pre­mes­se da cui par­ti­re: "no al pa­ga­men­to del de­bi­to; no ai tagli; via i go­ver­ni della Troi­ka; pane, la­vo­ro e tetto per tutti".

ra­gio­ni mi­croe­co­no­mi­che

Co­lo­ro i quali ra­gio­na­no in ter­mi­ni stret­ta­men­te ma­croe­co­no­mi­ci forse ri­de­reb­be­ro di fron­te alle in­no­cen­ti aspi­ra­zio­ni dei par­te­ci­pan­ti alla ma­ni­fe­sta­zio­ne Mar­chas de la Dig­ni­dad. Non si può es­se­re più in­ge­nui. I de­bi­ti si pa­ga­no; dopo l’al­ta marea dello spre­co ar­ri­va la bassa marea, che cer­ta­men­te è quel­la che sof­fo­ca con i suoi tagli e l’au­ste­ri­tà; la glo­ba­liz­za­zio­ne è un pro­ces­so so­cioe­co­no­mi­co ine­lut­ta­bi­le e la Troi­ka non è altro che lo sta­dio ini­zia­le della stes­sa; pane, tetto e la­vo­ro sono ele­men­ti sui quali trat­ta­re e spe­cu­la­re…

Eb­be­ne, in ter­mi­ni mi­croe­co­no­mi­ci, della vita reale, della stra­da, delle mense so­cia­li, spie­gatelo, per esem­pio, a Cris­ti­na. È una donna an­zia­na, re­si­den­te nel quar­tie­re ma­dri­le­no di Ca­ra­ban­chel, che il 22 marzo os­ser­va­va, se­du­ta alla fer­ma­ta del­l’au­to­bus, i ma­ni­fe­stan­ti ve­nu­ti da tutta la Spa­gna. In­ve­ce di cam­mi­na­re con la folla, par­te­ci­pa­va se­du­ta per pro­ble­mi di sa­lu­te: "Ogni gior­no devo col­le­ga­re alla cor­ren­te una ma­sche­ra per l’os­si­ge­no. Se la col­le­go per tutto il tempo ne­ces­sa­rio, cioè 16 ore, non posso man­gia­re, per­ché devo pa­ga­re una bol­let­ta trop­po alta e quin­di non mi posso per­met­te­re tre pasti al gior­no", spie­ga­va men­tre pas­sa­va­no i ma­ni­fe­stan­ti. “Es­se­re vec­chi non si­gni­fi­ca es­se­re stu­pi­di", di­ce­va con di­gni­tà. "Sai per­ché in Spa­gna va così male?", do­man­da­va e ri­spon­de­va su­bi­to: "per­ché ci sono molti ladri. In car­ce­re ce ne sono pochi, do­vreb­be­ro ar­re­star­li tutti, si sono presi i soldi e ci hanno la­scia­to a mani vuote. Lo dico io, ma di­rebbero anche tutti gli altri". Que­sta è la ra­gio­ne per cui si pro­te­sta con­tro il pa­ga­men­to del de­bi­to e i tagli. Il de­na­ro non lo ha spre­ca­to Cris­ti­na, lo ha di­la­pi­da­to la stes­sa casta po­li­ti­co-eco­nomi­ca che im­po­ne le mi­su­re di au­ste­ri­tà, la stes­sa che sta fa­cen­do ca­de­re la Gre­cia nella mi­se­ria e la Spa­gna a se­gui­re.

Ri­guar­do co­lo­ro che hanno tra­scor­so dei gior­ni in­te­ri a cam­mi­na­re e a dif­fon­de­re que­sto mes­sag­gio in tutta la Spa­gna – le gran­di, so­li­ta­rie pia­nu­re al ga­lop­po del poeta Al­ber­ti-, Cris­ti­na espri­me un pen­sie­ro si­gni­fi­ca­ti­vo: "non chie­do­no sol­tan­to per sé, chie­do­no per tutto il paese". Ef­fet­ti­va­men­te, i ma­ni­fe­stan­ti pro­ve­nien­ti da Ali­can­te, Mur­cia, Si­vi­glia, Es­tre­ma­du­ra, Ara­gona e Ca­ta­logna, dai Paesi Ba­schi e dalle di­ver­se re­gio­ni della cor­ni­ce can­ta­bri­ca, da tutte le parti della Spa­gna, da tutti i luo­ghi che at­tra­ver­sa­va­no, fa­ce­va­no pro­prie le ri­ven­di­ca­zio­ni lo­ca­li. In Cas­ti­glia-La Man­cia, il grup­po di ma­ni­fe­stan­ti pro­ve­nien­ti dal li­to­ra­le me­di­ter­ra­neo ha "as­sor­bi­to" di­ver­si at­ti­vi­sti lo­ca­li che pro­te­sta­va­no con­tro il fra­cking  do­vreb­be coin­vol­ge­re le terre di Don Chi­sciot­te.

Tutte le maree si uni­sco­no in una sola 

Ma que­lla del fra­cking é sol­tan­to una delle ri­ven­di­ca­zio­ni lo­ca­li che ri­guar­da­va­no la ma­ni­fe­sta­zio­ne. Ab­bia­mo in­con­tra­to anche i la­vo­ra­to­ri delle mi­nie­re delle re­gio­ni As­tu­riano-leonesi, brac­cian­ti dei campi dell’An­da­lu­sia ed Es­tre­ma­du­ra, la Marea Blan­ca del per­so­nale sa­ni­ta­rio e quel­la Verde dei do­cen­ti, gli at­ti­vi­sti che si bat­to­no per la di­gni­tà dei di­sa­bi­li, gli at­ti­vi­sti della Pla­ta­for­ma de Afec­ta­dos por la Hi­po­te­ca (PAH), che con al­trui­smo cer­ca­no di evi­ta­re che gli in­di­gen­ti vi­va­no per stra­da, e per­si­no la Marea Gra­na­te degli "esi­lia­ti", quei gio­va­ni che cer­ca­no in altri Paesi un fu­tu­ro ne­ga­to in Spa­gna. Tutti que­sti grup­pi e molti altri hanno par­te­ci­pa­to lo scor­so marzo a una delle ma­ni­fe­sta­zio­ni più af­fol­la­te degli ul­ti­mi tempi. Si parla di mi­lio­ni di per­so­ne (ri­spet­to al­l’in­ve­ro­si­mi­le cifra for­ni­ta dalle au­to­ri­tà, ov­ve­ro ap­pe­na 50.000). Di­ver­si at­ti­vi­sti com­men­ta­va­no che l’e­ven­to del 22M un sta­dio suc­ces­si­vo ri­spet­to alle ma­ni­fe­sta­zio­ni del 15M e le gran­di piaz­ze spa­gno­le di tre anni fa, unite al grido di De­mo­cra­cia Real Ya.

Il 22 sera, alla fine della mar­cia, si sono ve­ri­fi­ca­ti degli scon­tri tra la po­li­zia e un grup­po di ma­ni­fe­stan­ti, epi­so­di stru­men­ta­liz­za­ti dalla casta di­ri­gen­te per cri­mi­na­liz­za­re le pro­te­ste, im­pu­tan­do a cen­ti­na­ia di mi­glia­ia di par­te­ci­pan­ti degli atti van­da­li­ci in real­tà com­piu­ti da una mi­no­ran­za di non più di un cen­ti­na­io di per­so­ne. E il bol­let­ti­no fi­na­le rac­con­ta di circa 25 ar­re­sti e 65 fe­ri­ti tra agen­ti e at­ti­vi­sti dopo qual­che som­mos­sa cau­sa­ta da un'irre­golare re­ta­ta della po­li­zia. Tut­ta­via, e mal­gra­do ciò, il primo passo del­l’am­mi­ni­stra­zio­ne è stato quel­lo di an­nun­cia­re san­zio­ni pe­cu­nia­rie spro­por­zio­na­te con­tro gli or­ga­niz­za­to­ri del­l’e­ven­to. Che ti­ri­no pie­tre o meno, sono tutti con­tro il si­ste­ma e me­ri­ta­no di es­se­re re­pres­si.

Ma la lotta per la con­qui­sta (o ri­con­qui­sta in que­sto caso) dei di­rit­ti fon­da­men­ta­li viene sti­mo­la­ta da qual­sia­si forma di re­pres­sio­ne e cen­su­ra. Ar­ca­dio, at­ti­vi­sta di Mur­cia, lo ha spie­ga­to in que­sto modo: "du­ran­te una pro­te­sta in una banca, una si­gno­ra ha ac­cu­sa­to noi che ma­ni­fe­sta­va­mo di es­se­re gli stes­si che bru­cia­va­no i con­te­ni­to­ri. Io le ho ri­spo­sto che aveva un pro­ble­ma di co­scien­za, visto che la pre­oc­cu­pa­va di più ve­de­re il fuoco in un con­te­ni­to­re che non un po­ve­ro alla ri­cer­ca di cibo". I Def Con Dos can­ta­va­no con sa­ti­ri­ca ama­rez­za che "è pre­fe­ri­bi­le l’in­giu­sti­zia al di­sor­di­ne". Ma lo è dav­ve­ro?

Tutti i con­te­nu­ti sono stati rac­col­ti dal grup­po Pe­rio­di­stas 22M, a cui ap­par­tie­ne l’au­to­re del re­por­ta­ge.