Gli occhi di Malta

Articolo pubblicato il 03 maggio 2005
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Articolo pubblicato il 03 maggio 2005

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Sospesa tra Sicilia e Tunisia, Malta vuole essere “ponte” tra paesi arabi e UE. Anche grazie ad un’iniziativa giovanile sorprendente. Che vi raccontiamo...

Passeggiando per i viottoli di Malta, il sole che brucia le pietre spingerebbe quasi a pensare che l’Europa è lontana. La toponomastica suadente richiama sonorità arabeggianti – come Mdina, Cirkewwa, Gnejna –, le case bianche riecheggiano i sapori del Mediterraneo, e gli sguardi delle passanti sono persino più profondi e neri delle ragazze di Palermo.

In realtà questo minuscolo arcipelago, sospeso tra Sicilia e Tunisia, è dal 1° maggio scorso, membro a tutti gli effetti della nuova Europa allargata. Con buona pace dei puristi dell’Europa carolingia e continentale. E dei matematici. Sì, perché, come fa notare l’Economist, nei summit europei di nuova generazione “Gerhard Schröder, cancelliere di una Germania con una popolazione di 82 milioni di persone, potrà essere trattato non tanto diversamente da Lawrence Gonzi, primo ministro di un governo maltese che rappresenta non più di 397.000 anime”.

Non solo geografia

Ma tant’è. E Malta non solo abbandona remore e complessi da mini-stato, ma raddoppia. Candidandosi a divenire un vero e proprio “ponte tra Europa e mondo arabo”, come martella Giovanni Buttigieg, direttore di EuroMed Youth Platform, un network che riunisce ONG europee e dei paesi della sponda sud del Mediterraneo. Per Buttigieg, il lancio della Platform lo scorso settembre a Malta – che ha radunato più di 100 giovani da più di 35 paesi e che café babel ha coperto – “è stata la prova tangibile del fatto che l’UE non è un club esclusivo, ma uno spazio aperto ai propri vicini”.

Attivamente sostenuta dalla Commissione Europea col Programma Euro-Med Youth, la Platform è adesso impegnata ad integrare nelle sue attività otto dei nuovi paesi membri dell’UE, “tranne Cipro e la stessa Malta, che già partecipavano in passato in quanto paesi del sud”: dei paesi d’Europa centrale e orientale, la cui apertura alla dimensione mediterranea resta comunque dubbia. Ma che Buttigieg vuole coinvolgere, a cominciare da un incontro – che si terrà a Budapest ad ottobre – con gli otto paesi della sponda sud: Marocco, Algeria, Tunisia, Egitto, Israele, Territori Palestinesi, Libano, Siria e Turchia.

E’ tutta questa dimensione mediterranea, quindi, che Malta potrà offrire al resto dell’UE. “E non solo grazie alla sua posizione geografica”, precisa Buttigieg. “Non bisogna dimenticare che, anche politicamente, Malta è un paese minuscolo che non può apparire come una minaccia. E’ poi, tra i paesi del Mediterraneo fuori dal continente europeo, l’unico a non avere seri problemi politici con i suoi vicini. Non è così tra Israele e i paesi arabi o tra Cipro e la Turchia. E il suo background storico, ricco di dominazioni straniere – romane, arabe, inglesi... – le permette di avere una grande apertura sulle altre culture”.

Sì, perché anche la lingua maltese è un coacervo di influenze diverse: “sessanta per cento di arabo, alfabeto latino e influenze italiane, francesi e inglesi” riassume Maria, una studentessa di giurisprudenza. E poco importa che ce lo spieghi in un italiano perfetto, caratteristica, questa, che accomuna la maggior parte dei giovani del paese: i suoi occhi neri ci fanno scordare che i maltesi hanno preteso che la loro lingua divenisse – giustamente – uno dei 20 idiomi ufficiali della nuova Europa. Quella che finisce alla Valletta.