Gli ispanici nel supermarket globale

Articolo pubblicato il 12 aprile 2004
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Articolo pubblicato il 12 aprile 2004

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Da Miami a Bucarest, da Bush a Ricky Martín, lo spagnolo è onnipresente. La “ispanicità” si oppone alla cultura anglosassone. A cominciare dal Vecchio Continente.

Alcuni anni fa, ed ancora oggigiorno, la parola "ispanico" evocava nella mente di parecchi un insieme di gitani che cantano melodie rusticane intorno ad un tavolo zeppo di bicchieri ricolmi di tequila. In parallelo, ed anzi già da prima, veniva fuori l'immagine del brigante andaluso. Basette selvagge, fucile alla mano, nascosto tra i monti in attesa di tendere un agguato a qualche ricca comitiva. Marginalmente, nella ispanicità si percepiva anche la salsa cubana; ed ancora un sanguinario capo colombiano, vestito con giacca bianca e ricoperto di catene d’oro; oppure piccoli andini con chulus e flauti sud-americani mentre cantano “El cóndor pasa”, che ancora oggi non si sa bene se sia il frutto di un cantautore boliviano o invece una mera invenzione di Simon and Garfunkel, su ispirazione degli artisti ambulanti di Central Park. Vedere un video di Madonna, come ad esempio “La isla bonita”, significava vedere questo sincretismo della ispanicità in cui Siviglia si fondeva con Guadalajara, L'Avana con Santiago del Cile. Madonna avanzava, vestita come una gitana andalusa, per alcune strade caraibiche infestate di giovani mulatti danzanti e con in mano una chitarra: I want to be where the sun warms the sky. When it's time for siesta… Perché complicarsi la vita di sfumature quando è possibile mescolare il tutto e render le cose più facili?

La capitale dello spagnolo

Beh, perché esiste un posto in cui la “ispanicità” si fonde, come un melting pot multiculturale, in un luogo comune unico e riassuntivo. In un parco interamente tematico della ispanicità ai più caldi confini dell’impero americano. Quel posto è Miami.

Spiagge. Cantanti melodici. Canali di televisione in spagnolo. Radio cariche di musica "in spagnolo". Discoteche. Telepredicatori. Concerti. La ispanicità, la cultura in spagnolo, è cresciuta nel contesto globale, nel mondo pop, grazie ai suoi luoghi comuni. Di fronte alla cultura anglosassone, fredda ed industriale, emerge in opposizione la latinità, cioè la “ispanicità”, (dato che il concetto di "latino" è stato diffuso ad arte sostituendosi a quello di "ispanico" in modo da scaricarne il significato dispregiativo). La “ispanicità” ha un che di caldo, di sensuale, di emozionale. Al di là dei ritmi locali, la “ispanicità” si è accordata con l’industria culturale più grande del mondo: quella nordamericana. Non è un caso. Trentacinque milioni di persone utilizzano negli Stati Uniti lo spagnolo come prima lingua. George Bush e la sua famiglia parlano lo spagnolo, (certo uno spagnolo poi non tanto peggiore di quello di Aznar, soprattutto da quando, a seguito di una sua visita nel ranch di Bush, gli si è appiccicato l'accento texano).

Oggigiorno, analizzare la situazione dello "spagnolo" nel mondo, passa più per Miami e per i Latin Grammy (che in realtà son realizzati su misura per la musica "ispanica") che per l’Instituto Cervantes. Uno storico programma televisivo, realizzato a Miami, il Sábado Gigante, mette insieme durante la sua lunghissima trasmissione, fatta a un ritmo trepidante, concorsi di canzone ispana, testimonianze di immigranti, reportage, artisti invitati, divertimento come se piovesse. Il programma è visto da milioni di persone, dagli States fino in Argentina. La realtà ispanica proviene da Miami, ed i due mondi si fondono in uno solo: quello che fluttua nelle calde onde televisive.

Il luogo comune diventa prodotto

A base dei luoghi comuni, a base di quell'efficace formula che consiste nel dare presentazioni sommarie, senza troppe sfumature, in un modo facile ed appiccicoso, la cultura ispanica è cresciuta attraverso la musica. È cresciuta commercialmente, ed è già l'alternativa alla cultura pop inglese. Nelle discoteche di tutto il mondo, (ed anche in quelle europee), si ascolta, insieme ai successi anglosassoni, la musica ispanica: Enrique Iglesias, Ricky Martín, Alejandro Sanz… La lingua spagnola ha capito, in un modo quasi spontaneo, che sarebbe cresciuta soltanto mischiandosi e permeandosi con gli altri idiomi tutt’intorno. Canzoni in inglese con ritornelli in spagnolo. Lo Spanglish (lingua meticcia parlata in molte zone degli Stati Uniti). A poco a poco, ha continuato a guadagnare terreno. La ispanicità ha ottenuto una dimensione universale nell’ambito della cultura di massa quando si è trasformata in prodotto. Quando ha generato mercato. Trasformarsi in prodotto culturale è riassumersi, unificarsi, essere in serie. Significa alterarsi e lanciarsi nel supermarket del mondo dentro una scatola. Preconfezionata.

Lo spagnolo in Europa

Per questo bisogna domandarsi se lo spagnolo sia la seconda lingua dell'Europa. Naturalmente, non è la seconda più parlata. Né la seconda più popolare. In realtà è la quarta lingua preferita dagli europei, dopo inglese, francese e tedesco. Perché la Spagna non è la seconda potenza economica dell'Europa, (benché lo stimolo dello spagnolo su Internet abbia rappresentato, secondo il direttore dell'Istituto Cervantes, Fernando R. Lafuente, il propulsore della sua poderosa nuova economia), e la sua presenza a Bruxelles, benché ufficiale, non raggiunge ancora l'inglese o il francese. Nonostante ciò, il suo progresso nell’Europa dell’Est è sorprendente. Dal 1998 al 2002 lo studio di questa lingua è cresciuto del 158% in Romania e dell’86% in Polonia.

Lo spagnolo, incanalato nella “ispanicità” occupa in Europa il suo spazio commerciale e culturale accanto alla cultura anglosassone. Il francese, il tedesco o l'italiano sono lingue e culture con forti radici continentali, ancorate esclusivamente ad una dimensione nazionale. Lo spagnolo supera il raggio politico di azione dell’UE, perché porta con sé in Europa i suoi legami diretti con la “Iberoamerica”, ed indirettamente con gli USA. Ponendosi lì come alternativa culturale di consumo, nel gran mercato della globalizzazione.

Perché senza dubbio, la “ispanicità” ha preso il largo nel XXI secolo grazie alla forza dei mercati. Lo spagnolo ha messo finalmente piede su MTV, nei Grammy, nella Casa Bianca. Finalmente, e nonostante le diminuzioni e le schematizzazioni, si pone come l'altra gran cultura di massa mondiale oltre a quella anglosassone. La cultura ispanica.