«Gli interessi nazionali rallentano l’integrazione. Anche nel campo energetico»

Articolo pubblicato il 10 aprile 2006
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Articolo pubblicato il 10 aprile 2006

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L’eurodeputato Vincenzo Lavarra spiega l’importanza del Libro Verde sull’energia nel processo di europeizzazione dell’energia. Che gli europei paiono approvare.

La ricetta dell’Europa per affrontare la crisi energetica? È contenuta nel Libro Verde Una strategia europea per un’energia sostenibile, competitiva e sicura presentato lo scorso 8 marzo. E si può riassumere così: liberalizzazione del mercato dell’energia in Europa, coordinamento delle relazioni esterne con i paesi fornitori e sviluppo sostenibile. Una proposta di strategia globale e forse molto tecnica, certo. Ma che i cittadini sembrano appoggiare, almeno sul principio. Sì perché, secondo un sondaggio, il 37% degli europei preferisce una europeizzazione delle decisioni in materia di sfide energetiche, mentre è l’8% a prediligere azioni a livello nazionale o locale in questo campo. Ma cosa ne pensa un europarlamentare come il socialista Vincenzo Lavarra, membro della Commissione parlamentare Industria, Ricerca ed Energia?

Il commissario Ue alla concorrenza Neelie Kroes dice che per combattere il protezionismo bisogna far emergere dei “campioni europei” nel campo dell’energia. Perché gli Stati membri dovrebbero unificare il mercato europeo dell’energia?

L'attuale crisi energetica si può risolvere solo con una politica integrata dell'Ue che realizzi il completamento del mercato interno dell'elettricità e del gas, come suggerisce il Libro Verde. Si potranno così superare le attuali discussioni sui "campioni nazionali" attraverso un'unica rete europea con norme e standard comuni garantite da un'Autorità di regolamentazione europea, nuove infrastrutture di interconnessione, maggiori investimenti per aumentare la capacità di generazione di energia elettrica, mercati nazionali realmente aperti alla libera e leale concorrenza tra aziende europee transnazionali.

Come conciliare questo aspetto con la necessità di rispettare il diritto degli Stati membri di operare le proprie scelte nel settore energetico?

Una politica comune dell'energia con un mercato unico non dovrà mettere in discussione la libertà degli Stati membri di compiere le proprie scelte strategiche. Ad esempio per l'Italia non è ipotizzabile un ritorno al nucleare e questa scelta non potrà essere messa in discussione dall'Ue. Su questo punto il Libro Verde è chiarissimo.

L’approviggionamento energetico dell’Europa dipende principalmente dai paesi Opec e dalla Russia. Paesi che però non danno grandi garanzie di stabilità. Come trovare un approccio comune in materia di relazioni esterne?

L'Ue ha bisogno di parlare e negoziare con una voce unica a livello internazionale: sarà fondamentale un nuovo partenariato con i maggiori fornitori come la Russia e il rafforzamento della cooperazione con i principali partner in Medio Oriente, Asia e America. La parola d’ordine: diversificazione dei fornitori. Ma, per questo – nel settore del gas ad esempio – sarà necessaria la costruzione di rigassificatori che permettano l'importazione di gas liquido da differenti Paesi, rendendo così meno vincolante il rapporto con i Paesi storicamente fornitori di gas cui siamo collegati con i gasdotti.

Anche dal libro verde emerge la volontà della la Commissione di dirigersi verso la liberalizzazione del mercato interno nei settori del gas e dell’elettricità. Come si coniuga questo impegno con il protezionismo montante alla base di vicende come Enel-Suez?

Siamo in una fase delicata, in cui anche in altri settori, gli interessi nazionali rallentano il processo di unificazione e integrazione europea. È però significativo che la Commissione abbia inserito l'obiettivo di un mercato unico e concorrenziale dell'energia come prima priorità della sua prossima azione. Anche il Parlamento Europeo, approvando una risoluzione comune, ha espresso preoccupazione per la distorsione di mercato causata da misure protezionistiche a sostegno di aziende leader di mercati nazionali. È chiaro che ora tocca al Consiglio dei Ministri riuscire a trovare un accordo e impegnarsi su questo fronte.

Da Greenpeace si levano già le prime critiche a un Libro Verde che non condannerebbe la presenza di grandi centrali nucleari e che sostiene l’estrazione di carbone senza puntare sufficientemente sulle energie rinnovabili...

Le energie rinnovabili sono un'importantissima parte del mix energetico cui deve fare appello l’Ue. Dobbiamo fare di più sia nel campo della ricerca sia a livello legislativo, imponendo obiettivi vincolanti di utilizzo di queste fonti come ha chiesto con forza il Parlamento Europeo recentemente. Tuttavia, non si può dimenticare che per assicurare la sicurezza dell'approvvigionamento è essenziale prendere in considerazione tutte le fonti.