Giovani italiani a Bruxelles: cervelli in lotta

Articolo pubblicato il 07 marzo 2014
Articolo pubblicato il 07 marzo 2014

Cri­ti­ca­no l'Ita­lia, l'Unio­ne eu­ro­pea e combattono la strumentalizzazione delle nuove generazioni. Il grup­po Gio­va­ni Ita­lia­ni a Bru­xel­les rap­pre­sen­ta­ gli under 30 che hanno de­ci­so di non stare a guar­da­re la po­li­ti­ca, ma di farla. Un'in­ter­vi­sta senza "se" e senza "ma".

Poco più di un anno fa, a metà Gen­na­io 2013, du­ran­te una pausa pran­zo qual­sia­si, Da­niel (28) e Fran­ce­sca (26) si met­to­no a di­scu­te­re del più e del meno, di Bru­xel­les, della loro vita da espa­tria­ti, gio­va­ni ti­ro­ci­nan­ti nella ca­pi­ta­le belga. Come in tutti gli in­con­tri tra com­pa­trio­ti, fi­ni­sco­no a par­la­re della loro terra, di quan­to le cose non va­da­no bene nello sti­va­le d’Eu­ro­pa e di quan­to un gior­no vor­reb­be­ro tor­na­re a casa. Una chiac­chie­ra­ta come tutte le altre, che sa­reb­be po­tu­ta fi­ni­re qual­che ora più tardi a casa di un amico. Ep­pu­re scat­ta qual­co­sa in più. 12 mesi dopo, Da­niel e Fran­ce­sca sono parte co­sti­tuen­te del grup­po Gio­va­ni Ita­lia­ni a Bru­xel­les e nel­l’ul­ti­mo anno sono fi­ni­ti su Re­pub­bli­ca, su La7 e sulla radio na­zio­na­le belga.

Non è la so­li­ta sto­ria

Ti prego, non ri­co­min­cia­mo con la sto­ria dei ra­gaz­zi iper­qua­li­fi­ca­ti… siamo nor­ma­li, come tutti gli altri”, af­fer­ma Da­niel, prima an­co­ra che ac­cen­da il re­gi­stra­to­re. Ci se­dia­mo in uno dei tanti lo­ca­li del Plux, ai piedi del Par­la­men­to eu­ro­peo. È un'in­ter­vi­sta ano­ma­la: co­min­cia­mo in 3 e gli altri mem­bri del grup­po ar­ri­va­no alla spic­cio­la­ta; dopo un po’ si fa fa­ti­ca a ri­ce­ve­re una sola ri­spo­sta per ogni do­man­da: tutti vo­glio­no dire la loro. Da­niel, no­no­stan­te l'ac­cen­to lo tra­di­sca­ – è nato e cre­sciu­to in In­ghil­ter­ra – si sente tutto si­ci­lia­no. “Vengo da lì”, dice, quasi fosse una que­stio­ne di dna, prima di con­fes­sa­re: “Ho de­ci­so di im­pe­gnar­mi per l’I­ta­lia, per­ché ne ha più bi­so­gno ri­spet­to all’In­ghil­ter­ra. Quan­do torno ‘giù’, vedo paesi in­vec­chia­ti senza gio­va­ni”, rac­con­ta. A ini­zio 2013 que­sti ra­gaz­zi si sono chie­sti come mai nella terra delle lobby non ci fosse nean­che un grup­po di pres­sio­ne che fa­ces­se gli in­te­res­si dei gio­va­ni ita­lia­ni spar­si per il con­ti­nen­te. E così, men­tre nella pri­ma­ve­ra 2013 tra Gril­lo, Ber­sa­ni e Ber­lu­sco­ni im­paz­za l’en­ne­si­ma cam­pa­gna elet­to­ra­le, “anche un po’ per sen­tir­si  a casa" – af­fer­ma Fran­ce­sca,–  si riu­ni­sco­no in un sem­pli­ce bar e co­min­cia­no a di­scu­te­re.

Non pren­do­no un soldo dal­l’U­nio­ne eu­ro­pea, né da par­ti­ti po­li­ti­ci o isti­tu­zio­ni na­zio­na­li. “Siamo un grup­po in­for­ma­le”, sot­to­linea an­co­ra Da­niel che si vuole di­stin­gue­re dalle gran­di as­so­cia­zio­ni gio­va­ni­li eu­ro­pee. Vo­glio­no in­car­na­re gli in­te­res­si delle nuove ge­ne­ra­zio­ni e, pro­prio per que­sto, hanno in testa un solo pro­ble­ma: la di­soc­cu­pa­zio­ne gio­va­ni­le. “Molti par­la­no di que­sto fe­no­me­no come se esi­stes­se una so­lu­zio­ne pan-eu­ro­pea, ma in real­tà vanno tro­va­te so­lu­zio­ni spe­ci­fi­che, su mi­su­ra dei sin­go­li Paesi”, con­ti­nua Da­niel.

La dop­pia par­ti­ta

Ar­ri­va la pri­ma­ve­ra del 2013 e le ele­zio­ni po­li­ti­che ita­lia­ne. I Gio­va­ni ita­lia­ni a Bru­xel­les lan­cia­no #Ap­pel­lo­Gio­va­ne, un do­cu­men­to che in­vi­ta a cam­bia­re le po­li­ti­che gio­va­ni­li in Ita­lia. A giu­gno, l'ex pre­si­den­te del Con­si­glio, En­ri­co Letta, è in vi­si­ta a Bru­xel­les per di­scu­te­re di di­soc­cu­pa­zio­ne gio­va­ni­le e loro non ci pen­sa­no due volte a “farsi sen­ti­re”: sono ri­ce­vu­ti uf­fi­cial­men­te dal capo del nuovo go­ver­no. Ma la par­ti­ta si gioca su un dop­pio fron­te e così, quan­do il “gi­gan­te Eu­ro­pa”, at­tra­ver­so la Youth Ga­ran­tuee, muove i primi pic­co­li passi per ar­gi­na­re l’e­mor­ra­gia di­soc­cu­pa­zio­ne, loro sono i primi a stor­ce­re il naso. Per­ché?

Tut­to­ra il testo pre­ve­de che venga ga­ran­ti­ta un’op­por­tu­ni­tà for­ma­ti­va, di stage o di la­vo­ro a tutti i lau­rea­ti, ma sol­tan­to entro i 25 anni di età. “Un non-sen­se as­so­lu­to”, af­fer­ma Clau­dio (24) – lui si è ag­giun­to al grup­po a in­ter­vi­sta in corso, ma è già un tor­ren­te in piena: "In Ita­lia ci si lau­rea me­dia­men­te a 25 anni. Anche so­ste­nen­do gli esami nei tempi do­vu­ti, ba­ste­reb­be per­de­re 6 mesi per scri­ve­re la tesi per ri­ma­ne­re fuori dal con­tri­bu­to". Inol­tre, la crisi eco­no­mi­ca non ha col­pi­to tutti allo stes­so modo. Chi ha fi­ni­to gli studi nel 2008 si è ri­tro­va­to in un mer­ca­to del la­vo­ro im­pe­ne­tra­bi­le e oggi, a 30 anni, non ha un cur­ri­cu­lum com­pe­ti­ti­vo. Per que­sta ra­gio­ne, "una co­per­tu­ra fino ai 25 anni non avreb­be senso", af­fer­ma Ve­ro­ni­ca (26). Seb­bene non siano pa­ro­le al vento, il testo è pas­sa­to senza mo­di­fi­che.

Che fare?

Ri­ma­ne il dub­bio: chi è re­spon­sa­bi­le della di­soc­cu­pa­zio­ne gio­va­ni­le? "La po­li­ti­ca na­zio­na­le", ri­spon­de secco Clau­dio. Seb­be­ne creda che la po­li­ti­ca dei tagli non sia una so­lu­zio­ne, pre­ci­sa: "Si parla tanto di au­ste­ri­ty, ma se, quan­do l'U­nio­ne eu­ro­pea stan­zia dei fondi, l'im­pie­ga­to del­l'uf­fi­cio co­mu­na­le di turno ha 60 anni e non sa nean­che leg­ge­re l'in­gle­se, di chi è la colpa?". In­som­ma, Youth Gua­ran­tee a parte, c'è una ra­gio­ne più pro­fon­da per la quale que­sti ra­gaz­zi con­sa­cra­no il tempo li­be­ro alla po­li­ti­ca. "In Ita­lia c'è una stru­men­ta­liz­za­zio­ne to­ta­le del­l'im­ma­gi­ne dei gio­va­ni: sono buoni solo per i ma­ni­fe­sti elet­to­ra­li. Siamo in prima linea per di­mo­stra­re che la no­stra ge­ne­ra­zio­ne può es­se­re un agen­te del cam­bia­men­to", af­fer­ma Fran­ce­sca. Con­ti­nuia­mo a par­la­re di au­ste­ri­ty, spre­co di fondi eu­ro­pei e di ri­for­me del si­ste­ma uni­ver­si­ta­rio ita­lia­no: hanno tal­men­te tante idee che sa­reb­be­ro pron­ti per fon­da­re un par­ti­to. Sem­bra un po’ di par­la­re con i gio­va­ni maz­zi­nia­ni d’ol­tral­pe 150 anni dopo e, anche se sol­tan­to per un paio d'ore, con loro, tutto di­ven­ta pos­si­bi­le: non solo una “gio­vi­ne” Ita­lia al passo con i tempi, ma anche un'U­nio­ne eu­ro­pea fatta per i suoi cit­ta­di­ni.