Giovani dell'Est europeo: il futuro è una 'mail senza oggetto'?

Articolo pubblicato il 28 gennaio 2011
Articolo pubblicato il 28 gennaio 2011
Oggigiorno, in Europa, le giovani generazioni sembrano traumatizzate da un senso di vuoto, ovvero dalla mancanza di prospettive, opportunità, obiettivi e aspirazioni. La metafora migliore è quella di un'e-mail senza oggetto, dice una giovane volontaria, nonché consulente di un’organizzazione giovanile e laureata in psicologia.
“In ogni caso, la Romania è il paese che sta peggio”, rincara la dose una studentessa in medicina.

In base al sondaggio 2007 di Eurobarometro, per il 38% dei giovani europei il motivo principale della difficoltà nel trovare un posto di lavoro sta nella mancanza di opportunità nei propri paesi. Ci può davvero essere una mancanza di opportunità in tutti i paesi europei? “In ogni caso, la Romania è il paese che sta peggio,” dichiara una studentessa di medicina di nome Dana di 24 anni; un futuro medico di Bucarest cerca di avere uno stipendio di 250 euro al mese in un'economia che si aspetta 20 miliardi di euro di credito dall’FMI e dalla UE. “Sono intenzionata a lavorare all'estero dopo aver completato i miei studi", conclude.

L'emigrazione giovanile è già un fenomeno di un certo spessore nei paesi dell'Europa sud-orientale. “Se continuo i miei studi nel Regno Unito, la mia famiglia e la mia fidanzata sentiranno la mia mancanza e loro mancheranno a me”, dice Aleksander, studente bulgaro di 22 anni e iscritto a un master, che si è già "stancato" di non vedere la sua famiglia da un anno. Aleksander si fa in maniera retorica le stesse domande a cui altri giovani nella sua posizione non hanno ancora trovato una risposta. Dovrei studiare all'estero? Avrò un lavoro migliore se studio di più? Ho bisogno di un dottorato? Come faccio a trovare un lavoro se il mio campo di studi non è più 'trendy'?

Disordine maschile-femminile

La cattiva notizia è che alcuni giovani non cercano nemmeno di adattarsi alla realtà, come Mark, un diciannovenne tedesco. È convinto che l'istruzione universitaria sia un vicolo cieco. C'è sempre una via di fuga immaginaria, virtuale o artificiale, dall'universo indesiderato in cui si è costretti a vivere, e Mark non ha paura di parlare della sua dipendenza dai videogiochi. “Giocare mi aiuta a dimenticare la scuola, i miei genitori e la vita in generale”, spiega. “Io so che non dovrei perdere tanto tempo al computer, ma che altro posso fare?”

In Europa è risaputo che le donne soffrono maggiormente di disturbi legati all’ansia rispetto agli uomini che sono invece sotto l’effetto della dipendenza da gioco d’azzardo, alcool o videogiochi. In casi estremi, la mancanza di prospettive spinge i giovani ad abusare di sostanze nocive alla salute, al fine di 'abbellire' la vita, come nel caso di Ina. “Un tempo, quando ero sballata, la mia vita era scintillante e vivace,” confessa le ragazza rumena di 22 anni, che ora si sta disintossicando. Quattro anni fa lasciò l’università per un salario piuttosto elevato, ma nel clima attuale – 100mila posti di lavoro sono stati tagliati in Romania – si ritrova disoccupata. Tale situazione non è solo tipica della Romania purtroppo. Con un tasso del 9,3%, la disoccupazione nell'Unione europea è al suo massimo storico da oltre un decennio a questa parte e tocca il 20% per i giovani sotto i 25 anni. “Io vivo una vita miserabile in un mondo miserabile”, dice Ina, che non è aiutata nemmeno dal fatto che il suo paese si unisce a Estonia, Grecia e Lettonia nel deterioramento dei servizi sanitari e dell'accessibilità al sistema sociale, stando a un rapporto 2010 di Eurobarometro.

Vecchie generazioni vs generazione ‘nessun oggetto’

Le persone più vecchie ridono quando sentono parlare di dipendenza da internet o da shopping, workalcoholism, bulimia (un disturbo esistente dal 1979), anoressia (malattia riconosciuta dalla fine dell’800), stress, attacchi di panico e di quella ‘onnicomprensiva' malattia che è la depressione. In passato, il ruolo dello strizzacervelli era ricoperto da altre istituzioni come la Chiesa, la scuola e la famiglia. Secondo lo studio Millward Brown del 2007 svolto in dodici paesi europei, i giovani non attribuiscono più valore al matrimonio, alle convinzioni religiose o al consiglio dei più anziani. Di conseguenza, un giovane d’oggi quando avrà dei momenti di crisi non correrà più a casa a piangere tra le braccia della nonna, ma più probabilmente andrà da uno psicologo. Quest'ultimo ascolterà con attenzione e lo lascerà lamentarsi del suo 'ex-futuro compagno'. Le persone anziane troverebbero infatti difficile dare dei consigli senza fare la predica o, peggio ancora, senza condividere le loro preoccupazioni. Con un tenore di vita elevato, l’accesso alla tecnologia più recente, il diritto allo studio, al lavoro, ai viaggi e allo sposarsi chiunque si voglia, i giovani di oggi cercano consulenza psicologica più spesso di quanto facessero i loro genitori. Inoltre, non si deve nulla alla persona che ti aiuta (ad eccezione di un sacco di soldi, ma è risaputo che i soldi non portano la felicità).

La generazione 'ho-quasi-tutto' potrebbe essere in realtà la più infelice. Le passate generazioni sono state infatti messe a dura prova dai grandi eventi internazionali che li hanno colpiti: dopo-guerra, baby boom, immigrazione ... Le nuove generazioni di oggi sembrano traumatizzate solo dal senso di vuoto, dalla mancanza di prospettive e di opportunità, obiettivi e aspirazioni. Quale miglior paragone potremmo trovare per descrivere tale sensazione se non la metafora di una e-mail senza oggetto? “Io non voglio vivere in povertà per il resto della mia vita”, aggiunge la studentessa di medicina Dana, che sta progettando il suo trasferimento all'estero. Forse la 'generazione senza oggetto' è davvero un nome appropriato per tutti questi giovani che non riescono a dare un senso al progresso tecnologico senza limiti del mondo d’oggi.

Photo : home-page(cc) Michelle Brea (busy-away)/ michellebrea.com; nel testo : (cc) Lomo-Cam/flickr