Ginevra: un Relatore Speciale per i diritti umani in Iran

Articolo pubblicato il 02 aprile 2016
Articolo pubblicato il 02 aprile 2016

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Ginevra: il Consiglio per i diritti umani

Mercoledì 23 marzo il Consiglio per i diritti umani dell’ONU ha approvato il prolungamento di un anno del mandato di Ahmed Shaheed, Relatore Speciale delle Nazioni Unite per la situazione dei diritti umani in Iran.

Un Relatore Speciale ha il compito di indagare sulle violazioni e di intervenire in situazioni di emergenza, quindi riveste un ruolo fondamentale nella salvaguardia dei diritti umani. Il mandato di Shaheed era iniziato nel 2011 e il suo prolungamento è stato adottato con 20 voti contro 15 (tra cui quelli di Russia, Cina, Cuba e Sudafrica), con 11 astensioni.

Oltre a richiedere a Shaheed di rilasciare un rapporto durante la 34a Sessione del Consiglio per i diritti umani e la 71a Sessione dell’Assemblea Generale, la risoluzione chiede espressamente al regime iraniano anche di cooperare completamente con il Relatore Speciale e di concedergli l’accesso al paese e a qualsiasi informazione necessaria all’adempimento della sua missione.

Il voto, risultato di intense negoziazioni, ha avuto esito positivo nonostante il lobbismo del regime iraniano, che, dopo aver impedito a Shaheed l’accesso al paese, non ha esitato ad attaccare personalmente il Relatore Speciale per screditarlo.

Secondo la teocrazia al potere in Iran, le sue relazioni erano “di parte e influenzate dalla politica”. Javad Larijani, segretario del Consiglio iraniano per i diritti umani, ha criticato duramente le lamentele verso l’uso che il regime iraniano fa della pena di morte e ha giustificato il ricorso a quest’ultima in caso di crimini connessi al terrorismo e al traffico di droga. Secondo Larijani, “il mondo dovrebbe ringraziarci per la lotta a questi criminali, perché siamo noi a pagare caro questo prezzo per conto dell’Occidente”.

Per sostenere Shaheed, alcuni prigionieri politici iraniani, come anche i membri del principale gruppo di opposizione al regime, l’Organizzazione Iraniana dei Mujaheddin del Popolo (PMOI), avevano scritto ai membri del Consiglio. Nella risoluzione, il Consiglio dichiara di “apprezzare” l’ultimo rapporto datato al 10 marzo scorso e le raccomandazioni apportate da Ahmed Shaheed, facendo così fallire le operazioni della teocrazia iraniana. In una dichiarazione, UN Watch, ONG con base a Ginevra che controlla che l’ONU rispetti la propria Carta, ha definito l’adozione di questa risoluzione come “un segno concreto che indica che la comunità internazionale riconosce le violazioni dei diritti umani che hanno luogo in questo paese e dimostra solidarietà verso le numerose vittime iraniane”.

Il prolungamento della missione di Ahmed Shaheed non fa che ricordare quanto la situazione dei diritti umani in Iran sia preoccupante, il che rende le indagini ancora più necessarie. Il rapporto di Shaheed si basa su informazioni, relazioni e dichiarazioni fornite in parte dal regime iraniano, mediante siti internet e agenzie del governo, in parte dalle organizzazioni per la difesa dei diritti umani, ma anche su interviste a centinaia di cittadini iraniani sia all’interno che al di fuori del paese.

La risoluzione votata dal Consiglio segnala le “serie preoccupazioni” suscitate dai dettagli del rapporto – che il regime iraniano, da parte sua, ha definito “ingiustificato” –, come anche le difficoltà incontrate dal Relatore Speciale nel viaggiare all’interno della Repubblica Islamica dell’Iran. Tra le violazioni sistematiche dei diritti umani e del diritto internazionale, Shaheed sottolinea un tasso record di esecuzioni (966 prigionieri giustiziati nel 2015, il tasso più elevato degli ultimi due decenni), comprese le numerose esecuzioni di minori che fanno dell’Iran il primo giustiziere di bambini al mondo.

Il Relatore Speciale ricorda il problema della mancanza di una giustizia equa, a causa di leggi impari o di una mancata applicazione delle leggi conformi al diritto internazionale, e mette in evidenza la mancanza di avvocati, le detenzioni illecite e l’uso di tortura, maltrattamenti e confessioni forzate.

Denuncia anche le continue minacce, dall’ottobre del 2015, ai diritti civili e politici, che si tratti di minacce alla libertà di espressione e associazione e al principio delle elezioni libere ed eque, o di violazioni dei diritti delle donne e delle minoranze etniche e religiose, oggetto di incessanti discriminazioni e persecuzioni.

Nel riassunto del rapporto si ricorda che “diverse questioni importanti, non affrontate nel presente rapporto, saranno esaminate nei futuri rapporti del Relatore Speciale all’Assemblea Generale e al Consiglio per i diritti umani”, sottolineando quindi che, per quanto eloquente possa essere questo documento, la missione del Relatore è tutt’altro che conclusa.