Ghaleb Jaber Martínez: "Dobbiamo parlare con il mondo arabo, non descriverlo"

Articolo pubblicato il 22 marzo 2014
Articolo pubblicato il 22 marzo 2014

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Si tratta di uno dei maggiori difensori del cinema arabo in Spagna, oltre ad essere direttore del Festival Amal che si celebra ogni anno a Santiago de Compostela. È proprio in questa città che abbiamo potuto condividerne riflessioni e punti di vista durante un lungo brunch con tocchi cinematografici e l’aroma della gastronomia berbera.

Un appuntamento con il progresso audiovisivo e la scoperta delle tecniche di ripresa dei nostri vicini europei.

Un caffè macchiato e una bevanda leggermente gassata cedono il passo alla conversazione. La capitale della Galizia testimone dell’incontro. Gha­leb Jaber Martínez è una di quelle persone che amano il proprio lavoro e nei suoi occhi si percepisce la grande conoscenza e la sicurezza che ha quando parla del mondo audiovisivo: è da 10 anni che è a capo del Fe­sti­val In­ter­na­zio­nale del Cinema Euro-Arabo Amal, dall’inizio del suo percorso. E spera di continuare ancor di più, perché l’origine di questa manifestazione è precisamente la seguente: far nascere la curiosità del pubblico e cominciare a parlare con il mondo arabo per abbattere gli stereotipi che portano soltanto paura, alimentata dal persistere dell’ignoranza .

 “credo che abbiamo raggiunto parte del nostro obiettivo, quello di mostrare alla società spagnola la realtà del cinema arabo. Abbiamo oltrepassato la frontiera della Galizia e siamo diventati un festival per tutta la Spagna. Il futuro non ci offre certezze, data la situazione nella quale viviamo nel nostro Paese, dove sembra che la cultura sia un bene di lusso”.  Veste colori scuri e i suoi argomenti cinematografici, di gran rilevanza, acquistano man mano che prosegue nel discorso più forza. Difensore accanito dello sviluppo culturale e dei sentimenti come unione tra i popoli: “Tutto ciò che è cultura abbatte le barriere perché si tratta di emozioni umane che oltrepassano i confini geografici per incontrare altri esseri umani. In fin dei conti, ciò che permette alle persone di unirsi sono le emozioni e non le relazioni diplomatiche, né gli accordi commerciali”.

ETEROGENEITÀ AUDIOVISIVA

 “Non sono contrario al cinema hollywoodiano ma non sono neanche a favore del monotematico, l’unico di cui disponiamo di un’offerta filmica. Il cinema educa e trasmette valori e più diversificata è la nostra cultura audiovisiva, più ricca sarà la nostra mente. Il cinema arabo si trova pienamente preparato ad arrivare in Europa attraverso iniziative come questo festival, purché le amministrazioni pubbliche e private mostrino un certo interesse. In teoria accade, in pratica sempre meno. È un cinema diverso da quello che siamo abituati a vedere nelle sale, diverso dal solito”.

En la imagen, el director de Amal con el colaborador de “El País” y experto en Relaciones Internacionales, quien ofreció una charla acerca de Siria durante esta edición del festival.Il Teatro Principal di Santiago di Compostela mette in funzione il suo vecchio proiettore per mostrare il messaggio di lotta e speranza dei registi arabi. Ghaleb resta fermamente convinto del fatto che tutti i racconti presenti a quest’incontro siano dotati di grande purezza, lontani da fini propagandistici. È un cinema molto a sfondo sociale, che cerca di riflettere sulla sua società. Una lotta costante tra gli stereotipi trasmessi dai mezzi di comunicazione e la vera esperienza del popolo riflessa nei loro film.

I temi trattati sono già motivo di un altro dibattito. Per alcuni, troppo costanti; per altri, eccessivamente innovatori. “Il cinema affronta i temi della guerra e della difesa della donna perché è la realtà in cui vivono e non possono rifuggirla.  È qualcosa che non può essere trascurato. La diversità del cinema arabo risponde alla diversità culturale di questo popolo. Molte volte inquadriamo l’uomo arabo come un tutt’uno, come qualcosa di omogeneo e il cinema di un Paese non ha nulla a che vedere con quello di un altro”.

CORAGGIOSO, ORIGINALE, DI QUALITÀ

“L’attitudine iniziale che lo spettatore deve avere dinanzi questo cinema è la stessa che si ha quando ci si aspetta di vedere un buon film, perché se parliamo di cinema arabo non stiamo parlando di un cinema di minor qualità, anzi. Il pubblico non deve fissarsi con i modelli che i mezzi di comunicazione hanno creato soprattutto dopo l’11 settembre. Dobbiamo parlare con il mondo arabo, non del mondo arabo”.

Son diez años los que Ghaleb Jaber Martínez ha estado al frente de este evento, cuyo objetivo es mostrar la realidad árabe a través del celuloide.È esattamente una questione di attitudine ciò che affronta il pubblico europeo con film che si allontanano dal genere commerciale delle grandi distribuzioni. Critico ancora una volta con gli stereotipi e le immagini precostituite, Martínez commenta: “L’anno scorso, quando è caduto il regime di Tunisi, mi ha sorpreso che molta gente all’uscita del cinema commentava il fatto che erano stati in vacanza in quel Paese e non sapevano che lì vi era una dittatura. Il cinema aiuta ad aprire le menti, le frontiere e per questo chissà che non interessi alla comunità europea conoscere la realtà autentica di ciò che sta accadendo in quei Paesi”.

IL CAMMINO DI SANTIAGO: UN PONTE TRA CULTURE

Non ci sono dubbi: il cinema che si reca in pellegrinaggio fino a Santiago completa la multiculturalità della città. Un centro storico cosmopolita, la tappa conclusiva di un cammino ritenuto la spina dorsale d’Europa. “Il fatto di spostarci in un’altra città lo teniamo sempre presente. Se dovessimo trasferire il festival in un’altra città, sarebbe per mancanza di sostegno da parte delle istituzioni locali. Ciò nonostante, non smetteremo di far della cultura la nostra bandiera e dimostrare alla cittadinanza che con essa faremo progressi, perché è l’unica ricchezza che nessuno può confiscare o ridurre”. Chiaro e conciso. Il futuro? Non può essere più chiaro. Strada lunga per il cinema arabo in Spagna e in Europa, mentre, nel frattempo, l’impegno e la costanza di figure come quella di Gha­leb Jaber Martínez rimangono intatte.

Fotos: por­ta­da y texto, © Fe­sti­val In­ter­na­cio­nal de Cine Euroárabe Amal.