Genocidio armeno, l'Europa difenda i suoi valori

Articolo pubblicato il 08 novembre 2006
Articolo pubblicato il 08 novembre 2006

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Chi nega l’olocausto armeno in Francia rischia un anno di reclusione e una multa di 45.000 euro.

L’approvazione di una legge francese che penalizza la negazione del genocidio armeno ha gettato olio sul fuoco delle già intricate relazioni tra Turchia e Ue. L’esecutivo turco ha già gridato vendetta. Ma non ha dimostrato un’attitudine molto europeista, dato che ha minacciato sanzioni economiche nei confronti delle imprese francesi e un imminente deterioramento delle relazioni politiche con Parigi nel caso in cui «non cessino le ostilità».

Sostenere la veridicità del genocidio armeno è un delitto in Turchia che può portare a pene detentive, severe sanzioni economiche e condanne all’esilio – quando non al disprezzo – all’interno della società turca. Una giornalista del famoso mass media Turkish Daily News spiega che «molti intellettuali o professionisti della comunicazione hanno quasi paura di parlare apertamente di queste tematiche in Turchia». Infatti alcuni giornalisti e scrittori sono stati processati e si sono verificati numerosi attacchi di gruppi di estrema destra, alcuni dei quali hanno addirittura causato vittime, contro giornalisti, avvocati e attivisti legati alla libertà d’espressione e alla promozione dei diritti umani in Turchia. Atti violenti che non sono mai stati chiariti e che, in generale, data la connessione di tali gruppi con le forze di sicurezza, godono di impunità totale.

La Turchia come la Germania

In questo momento si discute molto sulla “europeità” della Turchia e della necessità di adeguarsi agli standard dettati da Bruxelles per la sua adesione all’Unione Europea. Non sarebbe male se il governo di Ankara avesse il valore morale – lo stesso della Germania nel dopoguerra – di riconoscere fatti documentati e riconosciuti dagli storici. E come negare l’olocausto ebreo o la Shoah è un delitto in molti paesi, relativizzare o negare il genocidio armeno è una diacronia assoluta nel mondo odierno.

Si calcola che tra il 1915 e il 1921 quasi 2 milioni di armeni furono assassinati dalle forze di sicurezza e dall’esercito turco. Gli armeni, un po’ come gli ebrei, furono poi accusati dai turchi di simpatizzare con coloro che volevano distruggere la Turchia. Li si accusava di essere “agenti russi” e per questo pagarono con le loro vite.

I dirigenti europei dovrebbero essere più coraggiosi e categorici nel difendere i valori democratici dell’Europa di fronte ad Ankara, dato che questi costituiscono l’essenza del progetto europeo. Senza fermi valori e principi morali nella difesa della democrazia non c’è e non ci può essere l’Europa. Non devono essere solo i vantaggi economici che l’enorme mercato turco rappresenta per l’Europa a governare il suo compartamento di fronte alla Turchia.

Oggi negare il genocidio armeno, una tragedia della quale lasciarono prove europei come il filosofo Antonio Gramsci o lo storico Arnold Toynbee, significa tornare al “male radicale” di cui parlava un’altra studiosa europea Hannah Arendt, nei suoi primi scritti: questa “dimenticanza” è frutto di un’azione riflessiva, volontaria e decisa per cancellare le traccie di ciò che è realmente accaduto.