Generation What?: i giovani europei davanti allo specchio (2/2)

Articolo pubblicato il 26 aprile 2016
Articolo pubblicato il 26 aprile 2016

«La piazza è fondamentale, è importante che i giovani escano dal loro circolo di amicizie e prendano la consapevolezza di essere un collettivo che si ignora». Seconda e ultima parte del nostro incontro con Christophe Nick, co-fondatore dell’operazione fenomeno che dà voce ai giovani europei!

cafébabel: Pensa quindi che il digitale sia il medium necessario per ogni iniziativa che vuole essere presa in considerazione nell'agenda politica? È necessario che ci siano più fenomeni nella vita reale sul modello di "Nuit Debout"?

Christophe Nick: Staremo a vedere quello che sarà di Nuit Debout, se riusciranno a strutturarsi, a raggiungere qualche obiettivo, non è così scontato. Tutti questi movimenti così spontanei sono la prova formale di una forma di ebollizione che si vive un po' ovunque. Il numero di piccoli ruscelli è gigantesco, poi bisogna capire se possono diventare un fiume, vedremo.

Tuttavia, da qualche mese abbiamo la prova che le mobilitazioni nate su internet possono avere un impatto reale. La petizione di Change.org ha fatto ottenere la grazia presidenziale per Jaqueline Sauvage. E questo succede in tutto il mondo ultimamente. La piazza è sicuramente fondamentale, è importante che i giovani escano dal loro circolo di amicizie e prendano la consapevolezza che sono, ancora una volta, un collettivo che si ignora. Devono saapere che negli altri Paesi è la stessa cosa, anche nel mondo arabo, persino su scala mondiale. Il Web permette di pensare al di là dei confini e costituisce la sfida di un'intelligenza collettiva che può emergere.

cafébabel: Non teme che una parte dei giovani europei non abbia accesso a questo tipo di operazione e rischi quindi di restare esclusa dal movimento?

Christophe Nick: I giovani sfavoriti rappresentano dal 20 al 25% della vostra generazione, quindi non è strano trovare, in risposta a una delle domande, tre quarti dei giovani che pensano di uscirne relativamente bene. Inoltre è sempre più difficile ammettere che si è messi male.

È vero che all'inizio abbiamo avuto una maggiore presenza di studenti, è normale che abbiamo raggiunto in maniera minore i giovani senza titoli di studio. Ma sappiamo che ci sono diversi tipi di giovani, sappiamo anche che questa fetta che è rimasta esclusa è particolarmente difficile da raggiungere. Ed è proprio per questo che abbiamo collaborato con delle associazioni giovanili di quartiere.

Ovviamente è una sfida enorme cercare di includere in una società che non include. Tutto ha un limite. D'altronde, se stasera andassimo a Place de la République, non vedremmo alcun giovane della banlieue. Come possiamo raggiungere questi ghetti? Non esiste nessuna formula magica. Resta il fatto che l'utilizzo della televisione e dei mass media è ancora il modo migliore per riuscirci. Per esempio, abbiamo ottenuto che la soap opera Plus Belle La Vie parlasse, in uno o due episodi, della Generation What?, con l'intento di raggiungere il loro pubblico. È lo stesso discorso dei giovani agricoltori: non è facile raggiungere neanche i giovani di provincia.

cafébabel: Per stimolare il massimo numero di giovani europei avete quindi elaborato un formulario di quasi 150 domande alle quali tutti possono rispondere. In che modo avete creato le rubriche?

Christophe Nick: Abbiamo lavorato molto con due sociologi. Abbiamo cercato di raggruppare i grandi ambiti della vita: l'intimità, la famiglia, il lavoro, la società, la visione del futuro. A partire da qui, alterniamo delle domande di sociologia piuttosto classiche per poi farne delle diverse. Perché se si vogliono capire i valori, i comportamenti e i sentimenti, allora è tutta un'altra storia: ci siamo orientati verso qualcosa di un po' più divertente. E poi, alla fine, abbiamo voluto inserire qualche domanda di utilità, in particolare sulla sessualità: l'idea era quella di aiutare quei giovani che si chiedono se sono normali. Abbiamo anche questa funzione, aiutare i giovani a ritrovarsi, comparandosi ai loro coetanei, sia connazionali sia europei. È quindi un insieme di ricerca, di servizi e anche uno strumento per essere ascoltati. Vedremo in questo modo quali sono ancora i valori di solidarietà, i valori collettivi e quelli individuali. E soprattutto, ogni domanda, apparentemente semplice, ci dice molto.

«Frega o vieni fregato!» Due terzi dei giovani austriaci che hanno risposto a questa domanda sono d'accordo con questa affermazione, e tu? Scopri la nostra generazione, quello che pensa dell'immigrazione, dell'amore, dell'Europa, del porno e capisci ciò di cui ha paura e quello che si aspetta dal futuro. Qui la versione italiana. E qui la versione internazionale, dove si possono trovare tutti i questionari nazionali.

Leggete qui la prima parte della nostra intervista

Pubblicato dalla redazione locale di cafébabel Bruxelles.