Fuck Buttons: «Sdoganiamo il rumore»

Articolo pubblicato il 06 novembre 2009
Articolo pubblicato il 06 novembre 2009
I due inglesi dei Fuck Buttons, Andrew Hung e Benjamin John Power, truccano vecchi apparecchi e qualche computer a Bristol per produrre musica. Una melodia “drone, pop, noise” universale.

Nouveau Casino, ore 18. Jon, il manager del tour ci avverte che i Fuck Buttons arriveranno con qualche minuto di ritardo. Una sigaretta dopo, ecco apparire Andrew Hung e Benjamin John Power. Nonostante il ritmo incalzante del tour sembrano in forma e riposati. «A Parigi è sempre stato così. È veramente una delle città che preferiamo. Sembravamo dei pazzi oggi per strada». Benvenuta! Dopo una capatina nel panorama della musica indipendente – il loro primo album Street Horsing del 2008 è un vero gioiello – il duo ritorna con un nuovo lavoro e si prepara a una tournée che toccherà l’Europa e gli Stati Uniti. Il loro secondo album Tarot Sport replica il successo del primo. In questo nuovo lavoro c’è, in più, l’immenso merito di aver reso totalmente accessibile un ventaglio di suoni e melodie spesso relegate nel registro oscuro della “noise music”, i rumori che diventano musica.

Ce la facciamo in casa

I Fuck Buttons rivendicano la propria indipendenza estetica: non per niente spaziano tra il genere pop, il tecno, il “drone”, uno stile minimalista che si basa sulla ripetizione di un suono o di una nota dominante, e il genere “noise”, cha fa uso della distorsione, del rumore di segnali elettronici casuali e di strumenti non tradizionali,.«Non cerchiamo di fare un tipo di musica che rispecchi un certo genere - dice Andrew - ci piace fare la musica che facciamo. Poi, se piace anche agli altri, allora è fantastico».

Il pubblico del concerto riflette questo miscuglio un po’ disordinato: da giovani artisti amanti del rumore a fan del punk tipo hooligans, passando per liceali arrivati fin qui per iniziarsi al pogo, sembra che all’appuntamento ci siano proprio tutti. L’euforia pregnante del secondo album porta effettivamente il germe di una certa universalità. «Mi preoccuperei per un gruppo che volesse raggiungere un tipo di pubblico in particulare», continua. E ancora: «Detto questo, forse puntiamo alle casalinghe con meno di cinquant’anni».

«Forse puntiamo alle casalinghe con meno di cinquant’anni»

«Abbiamo gusti musicali abbastanza diversi. Ma penso che questo sia costruttivo per il nostro sodalizio artistico», prosegue Benjamin, vestito stile “red-neck” seconda generazione e fan dello stile punk. Ha fatto parte di numerosi gruppi in veste di batterista e chitarrista prima di formare la band Fuck Buttons.

Andrew ha una sensibilità più vicina alla musica elettronica e alla noise music. Anche lui componeva prima della nascita dei Fuck Buttons, in uno stile detto “electronica maison” (tradotto musica elettronica fatta in casa), ispirato dalle scoperte fatte su case discografiche come Warp e Leaf. Ci confessa: «Ascolto sempre il rumore bianco che esce fuori dalla radio, quel rumore senza periodicità e dall’ampiezza costante. Conosci quel generatore di rumore bianco su internet? Ti fa uscire dal rumore bianco e ti aiuta a prendere sonno. Un sacco di gente adora ‘sta roba. È una questione di atmosfera. Mi immagino che questo possa sdoganare alcuni suoni intorno a noi». Sdoganare il rumore, questa è la loro missione. «Mia madre sostiene di amare la nostra musica, ma non so se crederle», scherza Andrew.

«Questa non è musica!»

La loro arma vincente è da cercare nel passato comune dei due musicisti. Benjamin ci racconta la storia di un’amicizia nata in una città inglese e proseguita sui banchi di scuola della scuola d’arte di Bristol: «Ci conosciamo da quando avevamo sedici anni. Siamo originari della stessa città, Worcester. Eravamo già amici, andavamo sempre in giro insieme. Poi Andy è andato a studiare a Bristol. Un anno dopo io ho fatto lo stesso, e abbiamo continuato a vederci». Da quel momento, la musica è il cemento della loro amicizia. «Andavamo ai concerti. Andy aveva girato un video nel tempo libero, e aveva bisogno di una colonna sonora. Dopo averne parlato, abbiamo deciso di comporla insieme e, dal momento che ha avuto un grande successo, abbiamo deciso di metterci a fare musica insieme». 

Gli inizi, nel 2004, non sono stati tra i più memorabili. La grande novità della tecno-noise non piace a tutti al primo colpo. In occasione di uno dei loro primi concerti a Worcester, il proprietario del posto in cui suonavano, ad un certo punto ha staccato l’elettricità gridando: «Questa non è musica!». Poi il gruppo ha cominciato a ingranare: un tour negli Stati Uniti con gli anglo-canadesi di Caribou, un primo disco prodotto da John Cummings dei Mogwai, un secondo da Andrew Weatherall, una tournée mondiale… Non ci si può lamentare.

Playschool e tastiere Casio

Adrew continua a coltivare la sua passione per i video clip (non perdete il video di Surf Solar). Benjamin, da bravo disegnatore, si occupa della grafica dei loro album. Ma si considerano soprattutto musicisti. «Noi siamo dei musicisti professionisti… suona un po’ strano anche a noi, ma è l’attività che ci tiene occupati per tutto il giorno, tutti i giorni». Uno di fronte all’altro, Andrew e Benjamin si annusano come due ragazzini. Uno collega e scollega i cavi di un sintetizzatore modulare e maneggia una tastiera Casio, mentre l’altro colpisce una batteria elettrica e urla in una radio-cassetta Playschool. Niente a che vedere con gli scultori del rumore tecnofili appassionati di programmi di design sonoro: «Non ci interessano le nuove tecnologie sonore. Noi prendiamo dei suoni e li manipoliamo. La nostra dotazione elettronica è fatta in gran parte di materiale fisico, vecchi apparecchi, tutta una serie di robe, tutte quelle che possiamo permetterci di comprare. O di prendere in prestito!». 

Incuriositi, li salutiamo dopo un’ultima confidenza. «Se ci è capitato di fare musica di cui vergognarci? Oh, sì, certo! Ogni cazzo di giorno!». Ma bisogna credere che il gioco vale la candela. Più tardi, mentre la casalinga sotto i cinquanta impazientemente scaricava Tarot Sport, nel Nouveau Casino, strapieno, esplodeva l’allegria e il sudore di fronte a questi due euforici extraterrestri musicali che si agitavano sul palco. «Ho avuto l’impressione di ascoltare musica religiosa», ci confessa uno spettatore mistico alla fine del concerto. Amen.

Le prossime date. 2 dicembre: Helsinki - 3 dicembre: Gotenberg – 4 dicembre: Stoccolma – 5 dicembre: Oslo – 11 dicembre: Minehead – 16 dicembre: Cork – 17 dicembre: Galway – 18 dicembre: Dublino – 19 dicembre: Belfast.