FSE: la portata politica

Articolo pubblicato il 13 novembre 2003
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Articolo pubblicato il 13 novembre 2003

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Col 2° Forum Sociale Europeo, il movimento new global offre una chance alla sinistra. Quella di diventare, finalmente, una forza politica europea e transnazionale.

« Un’altra Europa è possibile ». Questa la parola d’ordine del Forum Sociale Europeo che si tiene dal 12 al 15 novembre, a Parigi e nel vicino comune di Saint-Denis.

E’ innegabile che si tratti di un evento che sancisce la nascita di un germe di cittadinanza europea attiva: l’FSE è uno spazio di dibattito dove si ricercano alternative politiche, uno spazio dove tenta di strutturarsi anche una proto-società civile europea, nella quale individui e movimenti si concepiscono collettivamente su scala continentale. E questo in un campo, quello sociale, tradizionalmente trascurato dalla costruzione europea. Il Forum Sociale e i movimenti che vi partecipano sono quindi degli attori della costruzione europea. Un’Europa cui però non esitano a lesinare critiche non appena se ne presenti l’occasione.

Perché gli “alterglobalizzazione” si vogliono gli attori di “un’altra Europa”, meno liberale e più preoccupata dei suoi cittadini dell’Europa che viviamo oggi o che vivremo domani se il progetto costituzionale dovesse andare in porto. Il riferimento nella Costituzione all’“economia sociale di mercato” non sembra infatti convincere.

Socialdemocrazia in crisi

Ma, malgrado l’FSE, il movimento alterglobalizzazione, coalizione di per sé troppo eterogenea, non riesce proprio ad articolare un discorso politico coerente e costruttivo che possa divenire la colonna vertebrale di una vera alternativa di governo. Il movimento non riesce infatti a smarcarsi dall’istinto di contestazione: un’altra Europa è possibile, ma chi la governerebbe? Malgrado il suo capitale mediatico e la simpatia che può suscitare tra i giovani, il movimento non ha ancora conquistato una portata politica decisiva.

In effetti la difficoltà è tutta lì. Nel far convergere queste forze “anti-sistema” che rifiutano la costruzione europea attuale – ma produttrici d’idee feconde per l’Europa di domani – e i socialisti riformisti, favorevoli alla costruzione europea, ma incapaci di superare la prospettiva politica strettamente nazionale. Si tratta di un problema che solleva – è chiaro – quello dell’unità della sinistra.

La sinistra, appunto. La socialdemocrazia è, si dice, in crisi in tutta Europa, vittima dell’evaporarsi del suo progetto politico.

Ma se, storicamente, la sinistra rappresenta il movimento, il progresso e il suffragio universale contro la visione conservatrice, la reazione o l’assolutismo, allora ha in mano le chiavi del suo rinnovamento. Facendo la scelta di un nouveau régime e promuovendo le rivendicazioni che l’accompagnano. Questa nuova sinistra dovrà essere europea nella sua composizione e nel suo progetto. Deve dire sì all’Europa democratica e federale e promuovere le rivendicazioni all’ordine del giorno dell’FSE nell’arena politica europea. E questo per una semplice ragione: la sinistra sarà europea o non sarà più.