Frullato di cavolfiore con quinoa: chi ha fame di novità?

Articolo pubblicato il 15 aprile 2013
Articolo pubblicato il 15 aprile 2013
I lamponi sono ormai passati di moda. Ora al loro posto ci sono le bacche brasiliane di Açai a fare tendenza. Persino un bel frullato verde chiaro di spirulina viene considerato da molti apostoli del benessere ormai una moda degli anni ‘90. Oggi molto meglio condecersi un frullato di cavolfiore verde. E chi cucina più il miglio, quando si può optare per la più esotica quinoa?
A questo punto agli esperti di alimentazione naturale sarà venuto un bel mal di testa: cos’è ancora concesso mangiare, senza dover essere considerati fuori moda?

Vegetali crudi con effetto dimagrante, cereali integrali e, infine, integratori alimentari per ogni necessità: con il boom del cibo spazzatura negli anni ’70, i cibi naturali e biologici si sono fatti largo nell’industria alimentare. Tuttavia, mentre negli anni ‘80 e ‘90 i consumatori attenti alla salute facevano affidamento soprattutto sullo yoghurt, sul pane integrale e sul muesli, nel XXI secolo questi alimenti, ormai considerati fuori tendenza, sembrano non bastare più. La moda per gli ingredienti esotici è esplosa negli anni ‘80 sotto forma di pastiglie verde scuro di spirulina, che costavano un occhio della testa e che, grazie al loro presunto alto contenuto di proteine e aminoacidi, furono pubblicizzate come la fonte di salute per eccellenza. Ciò non è mai stato provato scientificamente e sono ancora pochi oggi ad affermare che la clorofilla faccia bene alla salute.

Cibi di tendenza: dalla soia alla quinoa

Leggete su cafebabel.com anche: Vegetariani in Europa: pochi ma buoni!

Negli anni ‘90 la soia arrivò sotto forma di tofu, salsiccia e salsa. Secondo i nutrizionisti e gli esperti di marketing, l’alto contenuto proteico renderebbe questo legume orientale il sostituto ideale della carne; tuttavia, quando finì sulle prime pagine in relazione alle monoculture in Brasile e Argentina, i vegetariani ambientalisti smisero di ricorrere automaticamente al salame di soia. A ciò si aggiunsero i metodi poco invitanti utilizzati dalle multinazionali di cibo transgenico, come la Monsanto: secondo GMO compass, un’iniziativa di giornalisti scientifici indipendenti dell’UE, nel 2009 almeno il 77% dei semi di soia coltivati in tutto il mondo era modificato geneticamente. Per i numerosi consumatori attenti alla salute, questa scoperta ha rappresentato un motivo in più per eliminare dal proprio menù giornaliero la soia nelle sue variegate forme.

Con l’arrivo del nuovo millennio la fame di novità non si è placata: le alghe e la soia sono state sostituite con alimenti più esotici, in particolar modo, il frutto andino quinoa, che fa parte della famiglia delle Amaranthaceae e dal 2006 è, letteralmente, sulla bocca di tutti. Non c’è consumatore attento alla salute e all’alimentazione che negli ultimi anni non abbia segnato settimanalmente sulla lista della spesa questo cereale di colore marrone biancastro. Un contenuto relativamente alto di proteine e minerali farebbe della quinoa, com’era nel caso della soia, l’ideale sostituto della carne e, oltre a ciò, aiuterebbe i contadini poveri dell’Ecuador e del Perù a guadagnarsi il pane. Le Nazioni Unite erano talmente entusiaste dei vantaggi alimentari della quinoa che hanno proclamato il 2013Anno Internazionale della Quinoa”.

Cosa significa “mangiare bene“ per la salute e l’economia mondiale?

Se la quinoa abbia veramente questo effetto magico sulla salute – analogamente alla spirulina e ad altre mode alimentari – finora non è stato provato scientificamente. È facilmente dimostrabile tuttavia come dal 2006 il prezzo della quinoa si sia moltiplicato, favorendo economicamente sì i contadini andini a soprattutto le multinazionali alimentari. Un articolo sulla rivista inglese The Guardian dell’inizio di quest’anno, nel quale l’autrice, in maniera un po’ avventata, relazionava il collasso della quinoa all’impronta ecologica e geopolitica dei vegani, ha generato un dibattito con più di mille commenti, in cui vegetariani infervorati, persone anti-quinoa e anti-vegani si sono addossati la colpa reciprocamente per la povertà dei contadini andini. Il contesto delle strategie di marketing, dell’agricoltura nei paesi in via di sviluppo e dell’anidride carbonica non rende né la quinoa improvvisamente nociva né i vegani dei neo-colonialisti, ma complica ulteriormente l'interrogativo riguardo a cosa renderebbe sana un’alimentazione.

Una ricetta segreta: la cucina stagionale e regionale

Pane integrale o tè alle erbe? Sembrano fuori moda, però sono salutari e a lungo andare meno dannosi per l’ambiente

Ciò che nel vocabolario internazionale della salute una volta era considerato “health food“, ora non è più sufficiente per molti consumatori. I nuovi alimenti che invece lo sono devono essere almeno dei “superfood”. Questo concetto è stato comprensibilmente screditato, con il risultato che dal luglio 2007 nell’UE è vietato etichettare un alimento come superfood, a meno che non vi siano studi scientifici che comprovino i suoi straordinari effetti salutari. Ma come si può mangiare semplicemente in modo sano, senza dover stare dietro alle tendenze di nuovi superfood e ogni mese includere nel proprio repertorio culinario una nuova scoperta esotica, come le bacche di Açai o il melograno? La ricetta segreta non è poi così segreta: consiste nel comprare alimenti regionali, cucinare prodotti di stagione e mangiare in modo variegato. Perciò d’inverno i lamponi sono assolutamente da eliminare, così come le bacche di Açai in grandi quantità. Il pane integrale, il tè alle erbe e la melassa forse possono sembrare fuori moda, sono però salutari e a lungo andare meno distruttivi per l’ambiente.

Ciò ovviamente non significa che gli amanti della quinoa debbano rinunciare ai loro amati semini. Semplicemente non dovrebbero metterli a caso in ogni minestra o insalata. Il nuovo trend del frullato, dello sfornato e degli stuzzichini di cavolfiore verde potrebbe pure – a prescindere dalle isterie di marketing e favole sugli effetti salutari – essere visto come un passo verso la retta via, poiché non c'è verdura mitteleuropea più tradizionale del suddetto cavolfiore. Le nostre nonne non potranno che essere contente.

Immagini: copertina (cc)d3n3v3r/Flickr (Tumblr); nel testo: (cc) Brett L./Flickr und (cc)Bioversity International/Flickr