Frode accademica, l’altra faccia della corruzione

Articolo pubblicato il 26 aprile 2006
Articolo pubblicato il 26 aprile 2006

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Per i Paesi dell’ex blocco comunista appena entrati nell’Ue una delle sfide più grandi è la lotta contro la corruzione. Dei politici come degli studenti.

La corruzione fa parte integrante della vita quotidiana nella nuova Europa: gli affari di ufficiali governativi corrotti o di alti funzionari che accettano bustarelle fanno spesso titoloni nelle prime pagine della stampa locale. I governi dal canto loro fanno moltissimi sforzi: dopo lo scandalo pubblico legato alle pressioni straniere dell’Ue molti Stati hanno già rinforzato la magistratura per tagliare la gambe ai politici veraci. I media hanno fatto luce su molti episodi di corruzione nell’ambiente politico, ma c’è un altro tipo di minaccia, meno nota ma non per questo meno diffusa: la disonestà in ambiente universitario.

Frode alla moda

La frode in sede di esami è molto frequente. «Tutti lo fanno», spiega uno studente. «Sia quelli bravi che quelli meno dotati». Ma la cosa più grave è che il test d’ingresso a certe università può essere «comprato» se il risultato ottenuto dallo studente si rivelasse mediocre. Questo fenomeno non si limita alla Slovacchia. La rivista The Economist rivelava in un articolo dell’ottobre 2005 che «frodare è radicato nel sistema di educazione polacco e in altri paesi dell’ex blocco comunista. L’estate scorsa la Central European University di Budapest ha anche proposto un corso sul “controllo della corruzione strategica e dell’integrità istituzionale”».

Mentre i problemi relativi alla corruzione più evidente occupano tutte le prime pagine dei giornali, le pratiche universitarie fraudolente non sollevano la stessa indignazione. Molte persone, cresciute durante il regime comunista, pensano che la frode accademica non sia un grave problema a lungo termine. Il ricorso alla corruzione nelle società post-sovietiche è stato messo sotto osservazione dagli analisti per capire le origini di questo comportamento socialmente diffuso.

Colpa del comunismo?

Durante la transizione degli anni Novanta Richard Janda, professore alla facoltà di diritto dell’Università McGill, ha identificato alcune delle ragioni alla base di questa difficoltà di cambiamento negli ex paesi comunisti. Nella sua analisi, lo stalinismo e il comunismo hanno incitato ad un «comportamento individualista e opportunista» e alla scarsa fiducia delle popolazioni, scatenando una sorta di «distruzione della società civile». Ma è facile dimenticare che la fine del comunismo in questi Paesi non risale a più di vent’annni fa. E il cambiamento di stile di vita non arriva dalla sera alla mattina.

Grazie ai progressi effettuati dai Governi in materia di lotta alla corruzione, la gente capirà ben presto che imbrogliare agli esami abbassa il livello di qualità globale dell’istruzione. Gli studenti e i loro parenti devono imparare a dare fiducia all’etica nei sistemi di educazione nazionali, qualcosa di molto più difficile da ottenere dal momento che si può ottenere tutto con la frode. «Il comportamento opportunista individuale» degli studenti può essere anche punito più severamente con regole più rigide. Ogni parte deve fare uno sforzo. Le università devono reagire mettendo fine al tacito accordo che permette una frode istituzionale a tutti i livelli. Quanto agli studenti, devono riconoscere il male che si compie imbrogliando. Non soltanto a se stessi, raccogliendo la possibilità di apprendere, ma anche attraverso il loro contributo ad una società indebolita dall’assenza di fiducia e dalla disonestà.