Fredrika Stahl, enfant prodige del jazz

Articolo pubblicato il 03 giugno 2006
Articolo pubblicato il 03 giugno 2006

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La stella jazz del momento è svedese. Fredrika Stahl, ventun anni appena, una ragazza acqua e sapone molto determinata. È autrice, compositrice e interprete. Parigina di adozione, ha saputo sfondare con il suo stile jazz pop.

La giornata si sta lentamente spegnendo nel quartiere parigino di Pigalle, le facciate si tingono di tonalità dorate e calde mentre la folla cammina rapida sui marciapiedi. È nel quartiere a luci rosse che ho appuntamento alle cinque con una ragazza che pare una bambola di porcellana dai capelli biondi e la pelle chiara, dai delicati tratti nordici: è Fredrika Stahl, una ventenne rampante accompagnata da sua madre e dal suo produttore. Il successo è arrivato folgorante in marzo, con la pubblicazione del suo primo album, A fraction of you. Esaltato dalla critica come album rivelazione, il cd è in testa alle hit parade del jazz ed ha superato perfino l’ultimo album della collega americana Norah Jones. L’aria un po’ svagata della cantante contrasta con la sua voce dal timbro dolce ma molto maturo. «La tua voce deve uscire dal ventre, non dalla gola, perché l’importante è far scendere il suono» mi spiega in francese impeccabile. Non ha mai preso corsi di canto. Il suo metodo artistico è ben poco ortodosso: solo qualche base di solfeggio e di piano, ma è soprattutto merito di un orecchio musicale straordinario. «Prima scrivo i testi in inglese. E secondo il messaggio della canzone trovo il tono e il ritmo».

La città degli artisti

La bella cantante svedese ha imparato l’inglese frequentando una scuola internzionale. A quattro anni sbarca in Francia con l’intera famiglia. La destinazione? Saint-Germain-en-Laye, banlieue chic parigina. Otto anni dopo il ritorno nella natia Svezia. Una mobilità che la Stahl vede oggi come una chance in più, anche se «durante l’infanzia mi sentivo priva di radici, straniera ovunque». Secondo questa ragazza nordica i francesi «prendono la vita con leggerezza, godendosela più degli svedesi, anche se vivono in mezzo al caos». Mentre i suoi compatrioti hanno «un animo gentile dietro un’apparente freddezza, ed è più facile instaurare rapporti».

Ma il suo cuore è diviso. Diviso «tra la musica a Parigi e la famiglia in Svezia». Parigina di adozione, la giovane cantante è una cosmopolita entusiasta: «New York, Madrid, voglio andare ovunque, conoscere tutto. C’è così tanto da scoprire in ogni luogo!». Dopo il diploma decide di prendersi un anno sabbatico «per poter fare quello che amo: parlare nuovamente in francese e lanciarmi nell’arte». Era la danza tutta la sua vita. Ma il canto guadagnò ben presto terreno. «La danza è soprattutto interpretazione, mentre io volevo creare», spiega. E a diciassette anni torna nuovamente verso la capitale degli artisti.

Lucidità e tenacia

Ma la vita degli artisti ha spesso un sapore amaro. La giovanissima cantante lavora la sera in un bar per racimolare qualche soldo. Nel frattempo compone qualche canzone. E per non cadere nello sconforto ripete il suo mantra preferito: «Alla peggio non funzionerà, ma non posso farmi scappare la possibilità di fare quello che amo». Un periodo difficile che fu però un buon momento per creare. «Avevo lasciato la mia famiglia, non conoscevo nessuno e mi sentivo molto sola... sola con me stessa». Un sorriso malinconico si dipinge sui suoi occhi chiari che spuntano dal cocktail di frutti esotici. Dietro la sensibilità di questa sirena del nord, incoraggiata dalla mamma pittrice, si rivela una determinazione incredibile che si rispecchia persino nel suo nome: Stahl, in tedesco, significa acciaio. E le chiedo se ha mai rischiato di cadere. A questa domanda risponde sincera: «Ho avuto la fortuna di incontrare molto presto il mio produttore. Ma sono già quattro anni che lavoro a questo album». Il successo, insomma, non le è davvero caduto dal cielo. «Certo non avevo idea di quello che stava per succedermi. L’unica cosa che per me era chiara era che non volevo finire col fare la cameriera per tutta la vita».

I maestri del jazz

La svolta avviene nel 2004, quando Tom Mc Clung, pianista di Archie Shepp – stella americana della scena jazz contemporanea – ascolta la sua musica. Sedotto dallo stile folk pop le propone qualche arrangiamento sulla melodia. Così la giovanissima cantante si ritrova circondata dai musicisti più prestigiosi, tra cui il sassofonista Dee Dee Bridwater, per incidere il primo album. Un periodo indimenticabile ma anche molto stressante. «Una volta inciso un disco rimane per sempre uguale. Ho dovuto imparare a prenderla più easy».

Dopo aver prodotto l’album da indipendente, bisogna bussare alle porte delle major discografiche per la distribuzione. Ma queste porte sono spesso chiuse. «La risposta delle case discografiche era sempre la stessa: "sì, ma…". Il problema? Impossibile mettere un’etichetta sull’album, le mie canzoni sono un misto di troppi stili musicali, tutti diversi l’uno dall’altro». E finalmente firma un contratto con la Sony Bmg, garanzia di visibilità a livello internazionale. Così ricorda le sue prime esperienze di scena, tra cui il prestigioso cabaret New Morning di Parigi. «Quando il pubblico è attento e applaude, capisci che non lo fa tanto per fare. È molto importante avere delle conferme sul proprio lavoro». Per questa ragazza in esilio nessuno è profeta in patria: «è più facile tentare la sorte lontano da casa. Perché partire verso l’ignoto quando si è circondati da persone che ti apprezzano?». La Stahl riconosce la fortuna di aver «incontrato le persone giuste in fretta» e precisa «l’importanza di avere un’equipe stabile e un rapporto sereno con se stessi. L’importante è sapere esattamente quello che si vuole prima di lanciarsi all’avventura». È nata una stella: ma con i piedi per terra.

L'uscita di A fraction of you è prevista a giugno in Germania, Italia, Israele e Giappone