Fraser A. Gorman: vibrazioni positive e fascino australiano

Articolo pubblicato il 20 giugno 2015
Articolo pubblicato il 20 giugno 2015

Direttamente dall'Australia, questo cantautore ventiquattrenne è pronto a portare in Europa le sue vibrazioni positive e la sua impronta folk-rock anni settanta. Abbiamo fatto una chiacchierata con Fraser: la sua infanzia, la sua passione per il rock classico e... per le mamme sexy di Melbourne. 

«Ieri ho camminato da qui [9° arrondissement di Parigi, n.d.r.] fino alla Torre Eiffel come un turista qualunque, ed è assurdo quanto sia bello».

Fraser A. Gorman, come un "turista qualunque", sembra fuori luogo. Siamo seduti nella hall semibuia di un hotel parigino, con le pareti scarlatte e i mobili scuri. I capelli indisciplinati di Gorman, la sua camicia à pois e il suo fascino australiano spiccano nella stanza dall'estetica dark e monotona.

È la sua prima volta a Parigi e il suo compatriota Nick Cave suonava qui il 18 maggio, ma purtroppo Gorman non poteva esserci. Nonostante il suo disappunto, Gorman rimane stupito: «Sono qui in Europa ed è assurdo, la musica è una parte così importante della cultura locale».

 

Quel "tipo strambo" dall'Australia...

Per lui non è sempre stato così. Originario di Torquay, città di surfisti a circa 100 chilometri a sud di Melbourne, Gorman, che parla con una leggera balbuzie, spiega come fosse difficile trovare persone a lui affini quando era a scuola: «Da bambino, tutti mi dicevano che ero un tipo strambo, perché suonare in una band era da tipi strambi. Torquay è una città che pensa solo al surf e non tanto alla musica. Alla gente la musica piace, ma non c'è una vera e propria scena musicale».

«Così quando andavo a scuola vicino a Geelong, che è una grande città di circa 200 mila persone, ho iniziato a suonare in delle garage bands quando avevo 14 o 15 anni e poi mi sono trasferito a Melbourne appena ho potuto, che praticamente è stato quando ho finito la scuola. E all'improvviso non ero più il "tipo strambo", ma una persona come le altre».

Per Gorman, l'idea di essere "strambo" non è qualcosa per la quale ossessionarsi – lui è uno spirito libero che non si sofferma su certe cose – così come il suo balbettare.

«In realtà ho iniziato a suonare involontariamente a causa della balbuzie. Quando avevo dieci anni mia madre fa "Porca puttana, mio figlio balbetta, che cosa posso fare? Facciamogli iniziare un corso di canto, magari aiuta". Non ha aiutato, ma mi si è aperto un mondo musicale di cui non conoscevo l'esistenza».

«Ovviamente non balbetto quando canto, così ho pensato che fosse dannatamente divertente. E se non ti diverti, che altro puoi fare con il tuo tempo? Un sacco di persone mi chiedono perché abbia iniziato, e non è che abbia mai davvero pensato al motivo per cui faccia determinate cose nella mia vita, le faccio e basta!».

Idoli musicali

Avrete notato come Gorman assomigli ad un giovane Bob Dylan, ed è così da quando aveva 13 anni. Aggiungete un'armonica e una chitarra e avrete l'immagine completa: «Quando è arrivata la pubertà, i miei capelli sono diventati ricci e sembravano afro. Quand'ero un ragazzo la gente mi diceva: "Assomigli a Bob Dylan" e io AMO Bob Dylan, è la persona più cool del mondo! Così mi dicevo: "Figo". In più, sono stato chiamato in un sacco di modi peggiori, quindi sì: Bob Dylan va bene!».

Prendendo ispirazione anche da Neil Young e Lou Reed, e band come i Flying Burrito Brothers, è evidente come nella versione integrale del suo album di debutto, Slow Gum, si passi dal folk americano alla scena alternativa australiana.

È un album trasparente, onesto, tanto vulnerabile quanto umoristico, e tutte le canzoni sono state scritte ai piedi del suo letto, «in una casa condivisa, davvero vecchia e squallida, a Carlton, un sobborgo di Melbourne».

Gorman spiega: «Alcune delle mie canzoni hanno un significato molto letterale e vanno dritte al punto, altre sono finzione totale. Lo dico a molte persone, l'album Slow Gum è come un piccolo viaggio, da quando ho lasciato la scuola fino ad ora che ho 24 anni. È un piccolo diario e nessuno lo capirà del tutto tranne me, ma c'è abbastanza materiale perchè la gente possa prendere quello che vuole».

Dai suoi testi alle esibizioni sul palco, Gorman possiede un fascino ribelle. In una recente performance, questo ragazzo australiano molto sicuro di sé ha dedicato il singolo Book of love alle mamme di North Melbourne, «Sono un po' sfacciato quando dico cose come questa, ma ce ne sono di mamme sexy a Melbourne...».

Un incontro, la svolta

Si tratta di un entusiasmo che non sembra destinato a svanire presto. Con un tour europeo all'orizzonte, Gorman spera di emulare l'ascesa della sua amica, l'artista solista Courtney Barnett, che alla Milk Records è anche il suo capo.

«Quando dico che ho firmato, è letteralmente successo questo: io e lei seduti in un pub, con lei che mi fa "Ehi, ti va di incidere le tue cose con noi?" e io: "Certo", e lei: "Figo". Questo è successo tanto tempo fa, prima che Courtney sfondasse, e il suo ufficio era praticamente nella sua camera da letto. Ora immagino che la Milk sia nota a livello globale».

Proprio come Barnett, sembra sia solo una questione di tempo prima che si sparga la voce su un tipo australiano, chitarra e armonica al seguito, che sembra la copia sputata di Bob Dylan. 

Fraser A. Gorman, Broken Hands You Tube