Frank, il genio surrealista del pop

Articolo pubblicato il 19 maggio 2014
Articolo pubblicato il 19 maggio 2014

Usci­to il 9 mag­gio nelle sale ci­ne­ma­to­gra­fi­che del Regno Unito, Frank è un film di­ret­to da Lenny Abra­ham­son, in­ter­pre­ta­to da Mi­chael Fas­sben­der, Do­m­hall Glee­son e Mag­gie Gyl­le­n­haal. Una sto­ria ec­cen­tri­ca e poco con­ven­zio­na­le sui sogni, le aspi­ra­zio­ni, i suc­ces­si e gli in­suc­ces­si di una band ca­pi­ta­na­ta da un uomo con la testa di car­ta­pe­sta. 

In que­ste ul­ti­me set­ti­ma­ne Lon­dra è stata let­te­ral­men­te in­va­sa da una mol­ti­tu­di­ne di Franks. Da quan­do è stato pre­sen­ta­to al  Fes­ti­val Sun­dan­ce Lon­don, il film è stato og­get­to di una pro­mo­zio­ne in­ten­sa che, bi­so­gna am­met­ter­lo, ne ri­spec­chia le qua­li­tà e la ge­nia­li­tà fuori dal co­mu­ne. Ma chi è Frank? Frank è un mondo biz­zar­ro e cao­ti­co. Ma è anche un uomo con la testa di car­ta­pe­sta. 

Pro­ta­go­ni­sta della com­me­dia ba­sa­ta sulla sto­ria del grup­po di Frank Si­de­bot­tom, il per­so­nag­gio crea­to dal­l'in­gle­se Chris Sie­vey,  è Jon (Do­m­hall Glee­son), aspi­ran­te mu­si­ci­sta, gio­va­ne wan­na­be le cui com­po­si­zio­ni sono sem­pli­ci rac­con­ti ispi­ra­ti da ciò che vede pas­seg­gian­do per le stra­de della città. La sua vita un po’ piat­ta viene stra­vol­ta dal­l’in­con­tro con i mem­bri di una stra­na band di mu­si­ca pop, in­clu­so il ta­stie­ri­sta dalle in­ten­zio­ni sui­ci­de. Quel­la stes­sa sera, Jon ac­cet­ta di suo­na­re in­sie­me a loro, esi­ben­do­si per la prima volta. È così che co­no­sce anche il leader del grup­po, Frank (Mi­chael Fas­sben­der), un tipo stram­bo, che ap­pa­re nel bel mezzo del palco con il volto na­sco­sto da una ma­sche­ra, una testa gi­gan­te di car­ta­pe­sta e dagli enor­mi occhi az­zur­ri dalla quale non si se­pa­re­rà du­ran­te quasi tutto il film (av­vi­so ai fan di Fas­sben­der). No­no­stan­te l’in­suc­ces­so della prima esi­bi­zo­ne, Jon ac­co­glie la pro­po­sta del ma­na­ger del grup­po d’in­tra­pren­de­re un viag­gio che por­te­rà la band alla re­gi­stra­zio­ne di un nuono album.

È que­sto l’i­ni­zio di un’av­ven­tu­ra che ci farà sco­pri­re le stra­nez­ze del grup­po com­po­sto dal­l’e­nig­ma­ti­co Frank, da Clara (Mag­gie Gy­llen­haal), pic­co­la ri­bel­le dal ca­rat­te­re dif­fi­ci­le, da un chi­tar­ri­sta fran­ce­se che non sa una pa­ro­la d’in­gle­se e da un ta­ci­tur­no bat­te­ri­sta il cui in­ter­ven­to, nel film, si rias­su­me­re ad una frase. Du­ran­te la sto­ria, ci ad­den­tria­mo nella vita di que­sta band e co­no­scia­mo Frank nel suo in­ti­mo: un genio che Jon fi­ni­rà per am­mi­ra­re tanto per il suo ma­gni­fi­co modo di con­ce­pi­re la mu­si­ca, cer­can­do la bel­lez­za nei suoni della vita di tutti i gior­ni, quan­to  per il suo ca­rat­te­re af­fa­bi­le, e che è, in real­tà, la vera si­ner­gia del grup­po. «La mu­si­ca do­ve­va es­se­re bella e ri­di­co­la allo stes­so tempo», ha af­fer­ma­to Jon Ron­son, uno degli sce­neg­gia­to­ri e mem­bro del grup­po del vero Frank Si­de­bot­tom. Il film di­ven­ta così un’o­pe­ra d’ar­te mo­der­na ca­pa­ce di pro­vo­ca­re un’i­ni­zia­le di­sap­pro­va­zio­ne (e que­sta sa­reb­be mu­si­ca?)  e, allo stes­so tempo, un’a­de­sio­ne in­con­di­zio­na­ta alla sua par­ti­co­la­ri­tà. 

Jon pro­ve­rà ad in­te­grar­si, cer­can­do ciò che lui stes­so de­fi­ni­sce la sua «in­fan­zia ma­le­det­ta»  e che lo tra­sfor­me­rà in un vero ta­len­to della mu­si­ca. Mal­gra­do le sue fru­stra­zio­ni, ca­pi­rà che spes­so geni non si di­ven­ta ma ci si nasce. E cam­bia­re l’es­sen­za del grup­po solo per ac­con­ten­ta­re le esi­gen­ze di un pub­bli­co ca­pric­cio­so de­cre­te­reb­be la morte del­l’o­ri­gi­na­li­tà. Così, se ame­re­mo quel ra­gaz­zo dalla testa enor­me, sarà pro­prio per il suo modo di far mu­si­ca con un sec­chio d’ac­qua e uno spaz­zo­li­no da denti. 

«È solo un piz­zi­co di quel qual­co­sa di ve­ra­men­te in­cre­di­bi­le che era in Chris Sie­vey», ha af­fer­ma­to il re­gi­sta Lenny Abra­ham­son. «È la sto­ria di un uomo che ha un mondo nella sua testa e lo con­di­vi­de con un grup­po di di­sa­dat­ta­ti», ha com­men­ta­to Mi­chael Fas­sben­der. «Ho ac­cet­ta­to sin dal primo mo­men­to in cui ho letto il co­pio­ne, per­ché è in que­sto tipo di sto­rie che mi piace es­se­re coin­vol­to», ha ag­giun­to l’at­to­re du­ran­te la pre­sen­ta­zio­ne del film al Sun­dan­ce Lon­don, fe­sti­val del ci­ne­ma in­di­pen­den­te, nato gra­zie alla fon­da­zio­ne del Sun­dan­ce e giun­to, a Lon­dra e nel mese di apri­le, alla sua terza edi­zio­ne. 

Mo­ra­le della fa­vo­la a parte, il film è un trion­fo di ge­nia­li­tà, una sto­ria ec­cel­len­te, con un tocco d’hu­mo­r e che vuole sem­pli­ce­men­te par­la­re degli an­ti-eroi, que­sti ec­cen­tri­ci che non riem­pio­no le sale, que­sti ri­bel­li che re­sta­no fuori dal main­stream