François and the Atlas Mountain: un invito al viaggio

Articolo pubblicato il 13 ottobre 2014
Articolo pubblicato il 13 ottobre 2014

François Marry scrive canzoni mentre passeggia. Logico quindi che il leader del gruppo francese, Frànçois and the Atlas Mountain evochi spesso il tema della passeggiata nei sei album che compongono la sua strabiliante discografia. Abbiamo fatto quattro passi assieme a lui, immaginando i meandri delle sue creazioni. Dalla sua regione natale ai vertici del successo.

cafébabel: Lasci Saintes e la Charente Marittima di cui sei originario. Che cosa ti lasci alle spalle?

François Marry: Lascio il gusto della tranquillità. Molta tranquillità. Per me, questa regione ispira la respirazione. Lì respiro, è bizzarro perchè da adolescente la sentivo come soffocante. Volevo andare altrove. Avevo voglia di cultura, di creazione artistica e tutto ciò mancava completamente. Ora che la mia vita è totalmente assorta dalla creazione artistica, ho bisogno di apertura, di un orizzonte calmo. E la Charente-Marittima è abbastanza calma. Amo molto andare sull'isola d'Oléron, surfare e guardare l'orizzonte. Ora abito a  Bruxelles e la mia regione mi manca molto.

cafébabel: Cominci la tua risalita, lungo la costa atlantica. Acqua a perdita d'occhio, cosa ti ispira?

François: Mi ispira il moto perpetuo.  È un po' quello che Monet aveva in mente quando disegnava il mare e tutte le superfici liquide. Quello che intendo, è che c'è una sensazione di costanza e di movimento. L’impressione che tutto è e sarà così come è sempre stato. Ma allo stesso tempo tutto è in movimento e in cambiamento perenne. A grandi linee, è quello che mi trasmettono tutte le grandi superfici liquide. Penso che si possano percepire allo stesso modo la propria vita, i propri amori, le amicizie: sapere che tutti i bei momenti trascorsi sono là e lo saranno per sempre, ma che non bisogna dare mai nulla per scontato.

François and the Altas Mountain - Piscina. 

cafébabel: Prosegui il tuo cammino e decidi di fermarti in un posto del tutto inesplorato che lascia spazio all'immaginazione più pura. Prendi un acquarello, cosa disegni? 

François : Quando disegno circondato dalla natura, cerco di immergermi nel luogo. Disegno tutto il tempo ciò che ho davanti a me. Piuttosto lascio spazio all'immaginazione quando il posto non mi piace: in un treno, ad esempio. Luoghi in cui non ho vie di fuga. Quando sono affascinato da ciò che vedo, cerco di immergermi ancor più nell'esperienza che sto vivendo, ritraendo ciò che ho sotto gli occhi. Ho sempre la volontà di volermi riallacciare al mondo in cui mi trovo.

cafébabel: Ti addentri in un bosco, piuttosto cupo, che cosa ti evoca?

François: Il fatto di superare le mie paure. Muoversi all'interno di questo bosco, significa trovarsi ad affrontare le proprie paure e superarle. Letteralmente. Mi ispira anche l'essere mortale, il fatto di poter scomparire.  Gli alberi sono più vecchi di me. Mi hanno visto nascere e mi vedranno morire.

cafébabel: Ti perdi. Cerchi la strada tra gli alberi e le foglie. Dolcemente, senti i rumori del bosco e la foresta che si risveglia all'improvviso ad un ritmo africano. Che fai?

François: Mi lascio cullare. In effetti uso spesso quel genere di ritmi (afro-beat, ndr) per disfarmi delle mie paure. Invece di essere nel panico per uscire dalla foresta, colgo l'attimo e mi lascio travolgere dal ritmo e da quello che mi trasmette. Piuttosto che esserene impaurito, preferisco cogliere il meglio del luogo in cui mi trovo.

cafébabel: All'uscita del bosco, cadi in una radura. È un posto rassicurante, perfetto per evocare dei cari ricordi d'infanzia. Cosa ti viene in mente?

François: Penso ai giochi da bambino, con i miei amici. Giocavamo a fare i cavalieri. Mi ricordo l'odore della terra, dei miei jeans, sporchi d'erba.

cafébabel: Il cammino si snoda ora su un sentiero tra le valli, fiancheggiato ai lati dalla pianura. All’improvviso sei vinto da una dolce fatica e, mentre cammini, cominci a sognare. Che forma prende questo sogno?

François: Dopo un po’ di fatica ed essendo provato dal cammino, è proprio il momento propizio per scrivere un pezzo, che non ha necessariamente un legame con ciò che vedo, ma che evoca una relazione avuta con una persona. È sempre in momenti come questo che mi metto a scrivere.

cafébabel: Dopo il sogno, il tempo si fa uggioso ed il viaggio si inasprisce, richiamando dei ricordi dolorosi. Se dovessi ricordarti una prova, quale ti verrebbe in mente per prima?

François: Mi verrebbero in mente dei momenti duri, come quando ho temuto di annegare, dopo essere andato a fare surf in circostanze pericolose. Queste cose qui.

cafébabel: Nonostante i tuoi passi siano ormai più pesanti, scorgi la vetta, che rappresenta allo stesso tempo la fine del viaggio, ma anche una sorta di verità. A questo punto, questa verità – in realtà - riesci a riconoscerla o no?

François: (ride). Ebbene sì. Penso che a questo punto, la verità può essere rivelata. Il mondo ci trascende completamente. Siamo in cima a una montagna. Siamo viaggiatori, erranti nel mondo. Dunque l’unica verità a cui possiamo arrivare è che il mondo ha ragione di noi, che detiene la verità al posto nostro.

François And The Altas Mountain - La Verità

Sei arrivato. Dopo aver dato uno sguardo al cammino percorso, ti misuri dinnanzi al vuoto. Cosa provi: vertigini o voglia di vivere?

François: Piuttosto voglia di vivere, comunque. Le vertigini, credo, le avrei provate piuttosto all’inizio del viaggio. Non mi sento di avere le vertigini per il successo, non mi è ancora successo. Tutto ciò che mi è capitato è frutto di un lungo lavoro. Non ho l’impressione di aver ottenuto qualcosa in modo scontato.

Ascoltare : Frànçois And The Atlas Mountain - Piano Ombre (2014/Domino Recording)