Francisco Meirino live a Napoli "l'idea è sempre cercare il limite".

Articolo pubblicato il 27 novembre 2017
Articolo pubblicato il 27 novembre 2017

Il progetto de la Digestion prende il volo dal 24 novembre nella chiesa di San Giovanni alle Scalze, messa a disposizione dall’associazione "Le Scalze".  La chiesa di San Giovanni apre le porte al primo evento della stagione, con l’esibizione dell’artista svizzero Francisco Meirino, membro attivo della musica sperimentale

 Con lo sgretolamento delle apparecchiature tecnologiche Francisco cerca di registrare l’inaspettato. Rivoluziona con i suoi pezzi il concetto fisso e rigido di musica accademica, introducendo l’errore all’interno della scena musicale. L’artista utilizza nel suo lavoro soprattutto il computer, microfoni a contatto e rilevatori di campi magnetici. Viaggiando per il Nord America, per Giappone e per l’Europa e dopo aver fatto più di 200 concerti, lo ritroviamo qui, nel centro più caratteristico di Napoli, per condividere insieme a noi un assaggio di “musica ascoltata raramente”.

D: Cosa rappresenta per te la città di Napoli e l’Italia?

R: (Ride) “Bene... È la seconda volta che vengo qui a Napoli, quindi non la conosco molto bene, però mi piace molto l’Italia perché apprezzo la stori e l’Italia è molto forte storicamente, ho viaggiato molto in Italia ma Napoli è la città, che mi sembra la più, in positivo eh, la città più brutta, sporca e strana.”

D: Secondo te la gente è pronta all’ascolto e all’apertura di una musica più libera e non conformista?

R: “In generale si, credo che l’esperienza che ho con la gente che non ascolta questo genere di musica, che è andata a un concerto casualmente o per curiosità è sempre positivo poiché l’apprezza sempre, invece quello che non è buono è che la gente non si sforza a ascoltare attivamente, però se gli capita le piace. E quando piace questo tipo di musica la capisce”

D: Il tuo obiettivo è evidenziare lo sgretolamento delle apparecchiature tecnologiche, come sei giunto a proporre questa nuova tipologia di musica?

R: “All’inizio era solo una questione economica perché non avevo soldi per comprare le apparecchiature che funzionavano, ne comprai molte di seconda mano che a volte non funzionavano, all’inizio era un problema ma dopo cinque anni ho potuto comprare apparecchiature migliori anche se l’idea è sempre cercare il limite.”

D: La tua musica riporta un’idea più profonda, che cerca di evidenziare la condizione della società odierna?

R: “Si, secondo me questo è un periodo piuttosto facile per l’Europa, per esempio credo che in questo periodo storico vengono prodotte cose che non durano molto nel tempo, nonostante questo le mie apparecchiature anche se non funzionano non le cambio compro altre cose per approfondire il problema ma non le cambio. Penso che questo periodo è migliore di quelli precedenti anche se ho un’idea molto bassa dell’essere umano in generale.”

D: Cosa ne pensi di questo festival e di queste nuove iniziative che si propongono di rivoluzionare il concetto di musica?

R: (Ride) “Si, questa chiesa è rotta e mi piace molto, è un’iniziativa molto aperta e interessante per far venire la gente qui e per la gente che non conosce questo stile di musica è un modo per aprirgli la mente.”