Francia-Romania: medici a ovest, studenti a est

Articolo pubblicato il 26 novembre 2010
Articolo pubblicato il 26 novembre 2010

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La mobilità all’interno dell’Unione europea è un concetto che si applica anche all'ambito medico, portando come risultato ad una libertà che crea problemi oltre che vantaggi. Nell'articolo: le debolezze della medicina senza frontiere raccontate da Célia Laherre

Il 17 e il 18 maggio 2011, in occasione del "Central and Eastern Europe Medical Tourism and Healthcare Summit" (summit dell’Europa centro-orientale sul turismo medico e la sanità) di Zagabria (Croazia), paesi come la Romania, la Serbia, la Bulgaria, l’Ungheria, la Repubblica ceca e perfino la Polonia attireranno l’attenzione di agenzie che si occupano di turismo sanitario, associazioni, ospedali e consulenti di tutto il mondo. Ma fino a che punto si può rimproverare l'Ue per le debolezze dei singoli sistemi sanitari dei nostri paesi? I flussi migratori sono notevolmente aumentati negli ultimi dieci anni e hanno subito un’accelerazione a partire dal 1° gennaio 2007, data dell’ingresso di Romania e Bulgaria nell’Unione europea. La libertà di movimento, la creazione di linee aeree low-cost e successivamente l’unificazione e il riconoscimento degli studi di medicina tra gli stati membri hanno portato ad una sorta di “asse sanitario europeo ad alta percorrenza” che collega l’Europa occidentale a quella orientale. In breve: i professionisti lasciano il proprio paese per esercitare il proprio mestiere, gli studenti continuano la loro formazione all’estero e i pazienti hanno incominciato a darsi al turismo sanitario.

Medici a ovest, pazienti a est

Regno Unito, Irlanda, Danimarca, Norvegia, Svezia, Paesi Bassi, Austria e addirittura Francia e Germania assumono medici provenienti dall’Europa dell’est per riempire i posti lasciati vacanti dai medici generici "autoctoni" nelle aree rurali considerate meno appetibili. Questi paesi garantiscono ai medici per così dire "adottati" uno stipendio più alto e la prospettiva di condizioni di lavoro migliori rispetto a quelle che troverebbero in patria. Mentre i medici si muovono verso ovest, gli studenti però se ne vanno verso est. E i pazienti occidentali seguono questi ultimi. Stanchi di dover attendere per settimane per ottenere un appuntamento ed incapaci di pagare gli alti costi che a volte implicano le cure mediche (in particolare le parcelle di dentisti ed oftalmologi), si rivolgono a cliniche private situate in Romania, Ungheria, Polonia e Repubblica ceca, senza più esitare a prendere l’aereo per farsi fare un impianto dentale o per sottoporsi ad un intervento agli occhi.

L'asse Francia - Romania

Francia e Romania sono quindi l’esempio perfetto del cosiddetto fenomeno dell’"asse sanitario europeo". In Francia all’incirca il 12% dei medici d’origine straniera sono rumeni. Dal 1° gennaio del 2007, quando la Romania ha fatto il suo ingresso nell’Unione europea, il numero di medici rumeni membri dell’AFM(Association Médicale Française) è salito da 174 a quasi 1000. Attraverso fiere del lavoro ed agenzie interinali, i comuni rurali francesi non hanno difficoltà di alcun tipo ad assumere specialisti e medici generici, attirati dalla promessa di uno stipendio 10 o 15 volte più alto di quelli rumeni, senza contare i vantaggi ad esso connessi (come, ad esempio, la possibilità di alloggio, un posto all’asilo per i figli, la disponibilità di un ambulatorio dove esercitare l'attività professionale ed assistenza nell'avvio della stessa, etc...).

Il sistema sanitario pubblico rumeno sta risentendo notevolmente delle proporzioni massicce di questo esodo. Gli ospedali rumeni sono a corto di medici. Il governo investe in cliniche private per gli stranieri, aggravando così una situazione già di per sé allarmante. Senza finanziamenti ci sono risorse tecniche e medicinali insufficienti negli istituti statali. Lo scorso ottobre, l’ospedale principale di Brasov ha dovuto temporaneamente chiudere il suo reparto di medicina d'urgenza e pronto soccorso a causa della mancanza di medicinali e di rifornimenti in genere. Allo stesso tempo l’ospedale della regione di Mehedinti, che si trova a Drobeta Turnu Severin, ha annunciato debiti per un totale di 1,35 milioni di lei, così come la sua incapacità di coprire le spese per gli stipendi del personale. Ironia della sorte, gli studenti di medicina francesi continuano a lasciare la Francia per proseguire la loro formazione nelle università rumene. Trovandosi vittime dei continui ostacoli previsti dal processo di selezione del loro sistema universitario (l’85% degli studenti di medicina non riesce ad andare oltre il primo anno di studi), si iscrivono ad istituti come l’università di Cluj, che ha creato un dipartimento interamente francese. A diversità delle facoltà francesi, l’università di Cluj prevede il pagamento di rette per la frequenza (5000 euro all’anno) e seleziona gli studenti sulla base del curriculum di studi. Oggi conta più di 260 studenti francesi. Se gli studenti francesi decidono di lasciare Parigi per Budapest non è perché laggiù i programmi universitari di medicina siano più completi, ma perché riuscire a terminare gli stessi studi in Francia implica il superamento di troppi ostacoli.

Come è andata fino ad oggi

Questo "asse sanitario europeo" fornisce una soluzione immediata a situazioni di emergenza, senza tuttavia eliminare veramente il problema dalle radici. Proprio come una benda, questa mobilità incontrollata di medici e studenti di medicina non ha insomma alcuna efficacia per le ferite profonde di sistemi sanitari che, senza terapie più approfondite, continueranno a peggiorare. È responsabilità di ciascuno stato membro provvedere alla riforma del proprio sistema sanitario. Alcuni paesi occidentali come la Germania, l’Inghilterra o la Francia stanno provando ad incoraggiare studenti di medicina e medici a rimanere in patria. In Francia, la riforma degli studi di medicina avviata nel 2009 mira ad innalzare il cosiddetto “numero chiuso” nelle regioni in cui vi sia una certa carenza di medici. Iniziative locali come le “Maisons de Santé” (“Case della Sanità”, cioè centri ambulatoriali multidisciplinari) cercano di attrarre i giovani medici. Per il momento la maggior parte delle proposte in realtà sta trovando poco ascolto in un mondo così confuso come quello della sanità. Anche i governi dell’Europa orientale però stanno cercando di migliorare i propri sistemi sanitari statali. Alla fine del 2009 il governo rumeno ha approvato la decisione di destinare altri 3,2 bilioni di lei al bilancio del sistema di assicurazione sanitaria nazionale. Il governo promette inoltre una “riforma radicale della sanità e del sistema contributivo”. Si tratta di un progetto ambizioso e ci vorrà tempo prima che avvengano dei cambiamenti effettivi. Nel frattempo il mercato creato dal cosiddetto “asse sanitario europeo” continuerà a prosperare.

L'autrice dell'articolo, la francese Celia Laherre, è una delle 27 finaliste dell'"EU Health Journalism Prize 2010"

Foto: (cc)weno/flickr