Francia: quando il pallone "rimbalza" contro le ragazze  

Articolo pubblicato il 25 giugno 2015
Articolo pubblicato il 25 giugno 2015

Si tratta di un evento mondiale che riguarda lo sport più popolare del mondo, eppure a nessuno importa. O quasi. Dal 6 giugno al 5 luglio il Canada accoglie la Coppa del mondo di calcio femminile e la Francia è una delle squadre favorite della competizione.

Il "canto del gallo" si è già udito mercoledi 17 giugno, durante la terza partita delle Bleues – rispetto al maschile si deve aggiungere una "e" – per accedere agli ottavi di finale della Coppa del mondo di calcio femminile, iniziata il 6 giugno in Canada. AyoubÉlodie et Cédric si sono dati appuntamento alla "Casa bleue", il quartiere generale dei tifosi della nazionale francese che, per tutto il tempo della competizione, si è installato al Great Canadian Pub di Parigi. Accorsi in massa per difendere i colori della Francia, i tifosi hanno cantato la Marsigliese per tutta la serata, in risposta ai cinque gol che hanno segnato la vittoria della Francia sul Messico. «Eravamo arrabbiati», spiega Ayoub con indosso la sua maglia blu. «La delusione dopo partita contro la Colombia era troppo grande, bisognava reagire ed è quel che abbiamo fatto. È stata la giusta reazione», commenta il ragazzo. La sera della "Festa della musica" in Francia (il 21 giugno), le Bleues hanno ritrovato la vittoria con un 3 a 0 contro la Corea del Sud negli ottavi di finale e ora accedono ai quarti per affrontare, venerdì 26 giugno, la migliore squadra al mondo: la Germania.

«Sono anche nell'album Panini!»

Terza nella classifica FIFA dietro alla Germania e agli Stati Uniti, la Francia fa parte delle favorite. Riconosciute fra le migliori giocatrici al mondo, le Bleues devono la loro fama al piazzamento durante l'ultima Coppa del Mondo del 2011, in Germania. Si erano messe in mostra raggiungendo la semifinale, quando nessuno se lo sarebbe aspettato. Anche se sono finite ai piedi del podio, si sono fatte notare per essere state le più popolari agli occhi del grande pubblico. «Ho iniziato a seguire la squadra nel 2011. Prima, non sapevo nemmeno che avessimo una squadra femminile», confida Élodie. Nel bar, la bandiera blu bianca e rossa è alzata, tutto è tappezzato con i colori della Nazionale e si possono bere pinte di birra in bicchieri personalizzati con le facce delle giocatrici... quasi anonime. Eppure Louisa NecibMarie-Laure DelieEugénie Le SommerWendy Renard Gaëtane Thiney sono le controparti femminili di Messi o Ibrahimović.

Oggi le francesi hanno un'eco mediatica maggiore. Il canale Eurosport dedica una trasmissione settimanale esclusivamente al calcio femminile, "Femmes 2 foot". «E poi sono finite anche nell'album di figurine Panini!», si entusiasma Ayoub che confessa di essere un collezionista. Domenica sera, la partita con la Corea del Sud, trasmessa in Francia da W9, ha raccolto 2,8 milioni di telespettatori, segnando il record storico del canale e il miglior risultato per una partita di calcio via cavo, con un picco di 3,8 milioni di spettatori (secondo la società di misurazione dell'audience Médiamétrie).

Benché guadagni popolarità, il calcio femminile non riempie ancora gli stadi. «C'è un'atmosfera familiare, ma è spesso un mortorio», riferisce Ayoub, che va regolarmente ad incoraggiare le giocatrici del PSG. Per Pierre-Henri Bro, il vice-allenatore del club di Issy-les-Moulineaux, non si tratta di una questione di qualità del gioco. «Il gioco è sì meno rapido e meno fisico, ma tatticamente, in termini d'intelligenza del gioco e di tecnica, non hanno nulla da invidiare ai ragazzi», fa un paragone Bro. Se vi è una mancanza d'interesse per il campionato nazionale, è perché esiste uno squilibrio troppo marcato. «Non interessa a nessuno andare a vedere una partita sul 12 a 0! Si tratta di un campionato a quattro velocità: ci sono il PSG e l'OL (Olympique Lyonnais, n.d.r) che competono per il titolo; Juvisy, Montpellier e Guingamp che rivaleggiano per il terzo posto; poi, c'è il campionato di quelli che vogliono classificarsi al meglio; quanto al resto, si battono per non retrocedere», riassume Bro. Le squadre amatoriali sono promosse nello stesso campionato di quelle professionali. Le giocatrici possono avere un contratto da professioniste e guadagnare in media fino a 3 mila euro al mese; molte invece hanno un'altro lavoro e ricevono un'indennità di qualche centinaio di euro. «A Issy, siamo ad anni luce dall'OL!», confessa l'allenatore.

Il calcio femminile si professionalizza

I migliori club maschili strutturano sempre di più le loro sezioni femminili. L'OL, che è stato il primo a puntare sulle donne, è oggi una delle migliori squadre al mondo. Il club di Lione non ha esitato a sganciare 100 mila euro quando si è trattato di comprare una calciatrice del Guingamp, Griedge Mbock. Il suo trasferimento è stato il più caro della storia del campionato femminile francese.

«Senza soldi non si può migliorare, quindi sono importanti; ma, possono anche nuocere ai valori dello sport, che possono perdersi tra le guerre finanziarie interne ai club», riflette Pierre-Henri Bro. «L'importante è arrivare a sviluppare una vera cultura calcistica. C'è ancora una mancanza di rigore e di professionalità da parte delle giocatrici perché molte iniziano tardi», spiega.

Negli Stati Uniti il calcio è quasi una disciplina femminile di per sé, le giocatrici sono allenate nei licei e passano ai campionati universitari di altissimo livello (NCAA). Il soccer è molto popolare e c'è una nazione intera a seguire le ragazze. In Francia, lo sviluppo del calcio femminile è arrivato in ritardo. Le donne hanno indossato le scarpe con i tacchetti per la prima volta nel 1917, a Parigi, dopo le iniziative estemporanee degli anni '10. Considerata nociva per la loro fertilità, la disciplina era stata proibita alle donne sotto il regime di Vichy. Il campionato francese nasce veramente soltanto negli anni '70 e la prima Coppa del mondo femminile si è tenuta nel 1991. Da allora, la FIFA cerca di promuovere il calcio fra le donne, che rappresentano oggi il 10% dei tesserati in tutto il mondo. In Francia, la Fédération française de football conta 80 mila iscritte, ossia 20 mila in più di tre anni fa. 

«Senza denigrare gli uomini, sono femminista»

Incollati allo schermo al plasma o arrampicati sui gradini di uno stadio, per i tre tifosi, assistere ad un incontro femminile è il modo per ritrovare i valori di uno sport colpito dagli scandali e dalla corruzione. «Se siamo qui è per amore del gioco», dice Ayoub. «Per quelle ragazze, il calcio è ancora una passione, non uno stipendio», rincara la dose Élodie, mentre Cédric spiega: «Non si sono montate la testa, hanno ancora i piedi per terra». «Si danno da fare, meritano un riconoscimento», conclude Ayoub.

Pur popolare che sia, il calcio resta "uno sport da maschi". Ex-giocatrice del PSG, Nonna Debonne è rimasta 10 anni nel club parigino, di cui due come professionista. Una consacrazione per questa giocatrice che si ricorda di quando aveva sei anni e aveva dovuto convincere la madre a lasciarla fare questo "sport da ragazzi". Nonna Debonne si dispera quando oggi riscontra degli atteggiamenti maschilisti. «Il giorno in cui giocava la Francia contro la Colombia, ero ad un torneo dove gareggiavano delle ragazze. Sono andata dal commentatore che teneva il microfono per suggerirgli di promuovere la partita della Nazionale in onda sul canale W9. Gli sarebbero bastati 10 secondi ma non l'ha fatto. E lo sentivo commentare le ragazze dicendo "Guardatele, come sono carine, sorridono"», si dispiace Nonna Debonne.

Alla "Casa Bleue", Élodie non nasconde che non è una questione solo calcistica. «Senza denigrare gli uomini, sono femminista», dice. Dal suo punto di vista di esperta di sport al femminile, tutto può succedere in questa Coppa del Mondo. Il 26 giugno, venerdì sera, le Bleues possono ancora scrivere la Storia ai quarti di finale contro la Germania.