Francia, Europa: un sogno infranto?

Articolo pubblicato il 16 novembre 2008
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Articolo pubblicato il 16 novembre 2008
Dopo che l’Unione Europea ha appena approvato il Patto sull’immigrazione, la Francia ha festeggiato lo scorso 9 ottobre il primo anniversario del museo nazionale dell’immigrazione, anniversario passato largamente sotto silenzio. Quando invece valeva la pena di andarlo a vedere!

L’edificio che lo ospita è vastissimo, di proporzioni colossali come un tempio greco dalle forme rigorose. Sul frontone c’è in bassorilievo un ricco affresco che racconta di terre lontane, Marocco, Algeria, Cocincina, dove avremmo portato, se guardiamo il fregio, la civilità, con le nostre carovane.  Il fregio risale all’esposizione universale del 1931, in occasione della quale erano stati ricostruiti villaggi africani e persino il tempio di Ankor all’interno del bois de Vincennes, una novità assoluta per l’epoca.

All’interno, prima sezione della mostra: emigrare

Molto spesso, la logica delle cifre si impone nei discorsi sull’immigrazione, a scapito riflessioni più equilibrate. Certo, l’equazione è difficile da risolvere e presenta molti lati oscuri, tra cui il divario fra Nord e Sud, che sembra lontano dal ridursi. Un pensiero che si riassume spesso con la frase di Michel Rocard: “La Francia non può accogliere tutta la miseria del mondo ma deve coerentemente farsi carico della propria parte”.

Tuttavia, senza dimenticare le implicazioni amministrative necessarie ma già sentite e risentite, torniamo a parlare di uomini e donne. Frammenti di oggetti, di fotografie, di frasi smarrite e grida lancinanti, nel senso letterale della parola. Un’esposizione interattiva che ci obbliga a interrogarci sul concetto di scambio e ci ricorda chiaramente quello che i migranti ci offrono, quello che vengono a offrire alla Francia. Un dono che viene troppo spesso dimenticato.

Mostra Repères. Foto Awatef Chengal © Cité nationale de l'histoire de l'immigration

Esseri umani fuori dal comune.

Fare la valigia. Per una settimana, due mesi, a volte quattro, cinque anni fra saltuari ritorni in patria. E se fosse per sempre? La maggior parte di noi non lo sa più, non ne ha nemmeno una vaga idea. Viaggi e spostamenti come seconda vita sono diventati normali. Non si tratta di un gesto inespressivo; al contrario, è carico di speranze e angosce. E’ la decisione di una vita. Come si fa a portare con sè l’essenziale? Un libro, una foto, spesso non c’è abbastanza spazio, già occupato da cose banali, eppure vitali. Uomini e donne parlano, esprimono la loro determinazione, un misto di coraggio e follia. Scegliere la precarietà e l’incertezza, sperando in un’altra vita, un po’ migliore…A volte, ammettono con tristezza che non conoscevano quello che li avrebbe attesi e se ne rammaricano. Kingsley racconta che in Camerun, c’è un detto che recita: “togliere un pesce dall’acqua equivale a ucciderlo”. Parla della sensazione di non appartenere a nessun luogo, straniero agli occhi degli altri, straniero per il mondo che lo circonda, straniero alla propria esistenza. Ha attraversato tutta l’Africa dal Camerun al Maghreb, poi si è imbarcato. Due uomini sono morti durante la traversata in mare. Un viaggio seguito da Olivier Jobard, che l’ha testimoniato attraverso le sue foto con notevole precisione, al di là degli interrogativi sul suo svolgimento.

Molto più di noi francesi di nascita, questi individui incarnano i valori di uguaglianza, libertà e fraternità per i quali hanno compiuto il sacrificio di tutta una vita. Prima di averla conosciuta la Francia, l’hanno sognata. Perché venirci? Per fuggire dalle dittature, le guerre, la miseria assoluta. A volte anche per il semplice desiderio di un’istruzione migliore per i propri figli o la volontà di realizzare il proprio destino. C’è chi parla degli intellettuali francesi di cui aveva sentito parlare dalla madre tedesca, chi racconta dell’istruzione francese che ha ricevuto, un diritto nel quale crede. Sono il volto della Francia di oggi e ci ricordano quello per cui dobbiamo batterci.

Queste testimonianze meritano di essere ricordate nel momento in cui l’Unione Europea ha varato un Patto europeo sull’immigrazione, che rafforza soprattutto gli aspetti securitari di questa politica comune, senza tenere in conto le grandi sfide che l’UE dovrà affrontare in futuro: come rispondere alla forte domanda di manodopera poco qualificata e come integrare meglio gli immigrati extracomunitari. Dovremmo anche ricordarci che i principali flussi migratori fino agli ’70 erano interni all’Europa: Italia, Portogallo, Polonia, Spagna. Un’immigrazione generatrice anch’essa di forti tensioni. Mezzo secolo più tardi, si è raggiunto l’obiettivo della libera circolazione delle persone entro i confini dell’Unione Europea.

La situazione dei migranti venuti dall’Africa, dall’Asia e dall’Europa dell’Est non è una fatalità.

Tanto più che l’andamento demografico dei loro paesi d’origine continuerà a far arrivare un gran numero di immigrati nell’Unione Europea. Un arrivo mal visto da troppe persone, che lo ritengono un male inevitabile. Si possono dare delle risposte al problema, ma devono essere concertate a livello europeo, mentre gli stati sembrano rivendicare la propria sovranità, come sottolinea Catherine Withol de Wenden, direttrice del Centro Studi e Ricerche Internazionali in un’intervista a Le Monde (http://www.lemonde.fr/europe/article/2008/10/15/catherine-wihtol-de-wenden-l-europe-n-apporte-qu-une-reponse-frileuse-aux-realites-migratoires_1107096_3214.html), nella quale ci offre alcuni spunti di riflessione: alleggerire la politica di concessione dei visti con i paesi vicini, Maghreb, Turchia, Moldavia; istituire dei visti per ingressi multipli (che permettano di entrare anche nei paesi limitrofi), o ancora fissare delle norme comuni per le regolarizzazioni sulla base di qualifiche e categorie professionali, anziché vietare le sanatorie. Proposte che sfortunatamente rimangono ancora inascoltate.

Aurore Abdoul-Maninroudine

Traduzione: Laura Bortoluzzi

Fonti sul Patto europeo sull’immigrazione:

Intervista de Le Monde a Catherine Wihtol de Wenden, direttrice del Centro Studi e Ricerche Internazionali

Sulla Cité nationale de l’immigration

Sito web : http://www.histoire-immigration.fr/

Palais de la Porte Dorée 

293, avenue Daumesnil 75012 Parigi

Orari :  -dal martedì al venerdì dalle 10 alle 17.30 

  - sabato e domenica dalle 10 alle19.