Four more years: la seconda volta di Barack Obama

Articolo pubblicato il 07 novembre 2012
Articolo pubblicato il 07 novembre 2012
Barack Obama è ancora il presidente degli Stati Uniti. Almeno per altri quattro anni. Secondo i primi risultati, almeno 303 dei 538 grandi elettori si sono schierati dalla sua parte, consentendogli un vantaggio non indifferente sul suo rivale Mitt Romney. Durante il suo secondo mandato, Obama potrebbe davvero permettere agli Stati Uniti di voltare pagina, sperano i commentatori.
Ma si vocifera già che difficilmente Democratici e Repubblicani riusciranno a raggiungere un compromesso per risolvere la questione cruciale del debito pubblico.

The Guardian, Gran Bretagna: Una vittoria ancora più grande di quella del 2008

Il Guardian, quotidiano liberale di sinistra, esalta la vittoria di Obama, soprattutto in un momento così dal punto di vista economico: “Essere rieletto dopo quattro anni complicati è stato ancora più difficile dell’essere eletto dopo la disastrosa era Bush, e dopo la sua disfatta economica e militare. Ma è quello che ha fatto Obama, dopo una campagna elettorale martellante e una competizione politica quasi snervante. La sua vittoria non è stata grande. Né bella. Non ha lasciato il segno. Né è stata così ispirata come quella del 2008. Per alcune latitudini, è stata quasi impercettibile. Ma è pur sempre la vittoria del presidente degli Stati Uniti. Ed è importante nel 2012 esattamente come lo è stato nel 2008. E in questi tempi difficili, rappresenta un importante avvenimento politico. … Se la prima vittoria di Barack Obama è stato il trionfo dell’audacia e della speranza, la seconda è un trionfo sì per l’audacia ma soprattutto è la vittoria del buonsenso elettorale in tempi di crisi. Il resto del mondo ne è già convinto”. " (07.11.2012)

Libération, Francia: Obama se la cava meglio di Sarkozy, Brozn o Zapatero

Obama è stato ri-eletto malgrado la crisi. “Libération”, quotidiano liberale di sinistra, se ne rallegra e spera in riforme più precise e adeguate durante il secondo mandato del presidente. “Obama è riuscito laddove Sarkozy, Zapatero e Brown hanno fallito. È stato rieletto nel bel mezzo di una crisi economica. …Gli americani hanno preferito i risultati imperfetti e persino il progetto ancora un po’ incerto del loro presidente alla politica economica dubbia e rischiosa del suo avversario repubblicano. E infatti Obama ha evitato all’America un collasso finanziario, ha riformato il sistema sanitario e salvato il settore automobilistico, tutto questo salvaguardando e mantenendo relazioni civili con il resto del mondo. Ora, libero da ogni preoccupazione elettorale, deve dimostrare di essere in grado di cambiare l’America, nel migliore dei modi possibili”.  (07.11.2012)

taz, Germania: Carta bianca per Obama

Durante il suo secondo mandato, Obama potrà mostrarsi più aggressivo, spera il quotidiano di sinistra “taz”, e soprattutto “concentrarsi sulle riforme in materia di immigrazione, già promesse nel 2008, perché i dodici milioni di clandestini presenti nel paese possano vivere nella legalità. Questa tematica è particolarmente adatta per mettere in difficoltà le fila repubblicane: l’elettorato ispanico è sempre più numeroso e i repubblicani non possono più permettersi di tenere fede al loro tradizionale rigore. Ma prima di tutto, un presidente, ormai sicuro della fiducia dei suoi elettori, potrà rimettersi al lavoro sul rispetto dei principi, cercare un compromesso con il Congresso e uscirne da vincitore, e non da perdente, come durante il suo primo mandato. … I repubblicani diranno che Obama è il presidente di una nazione divisa e che non ha le carte in regola per mettere in piedi una politica di centro-sinistra. E non avranno tutti i torti. Ma nemmeno George W. Bush era riuscito a condurre una politica coerente con il suo orientamento politico e, nonostante questo, ha dimostrato come spingere verso destra la Casa Bianca. È giunto il momento di cambiare”. (07.11.2012)

Il Sole 24 Ore, Italia: Gli Stati Uniti sull'orlo di un precipizio chiamato "fiscal cliff"

Dopo la sua rielezione, Barack Obama deve immediatamente trovare un compromesso con i suoi avversari politici per salvare il paese dal debito, se vuole evitare l’effetto ‘fiscal cliff’, una riduzione automatica delle spese dello stato a partire dal 2013, mette in guardia Il Sole 24 Ore, quotidiano liberale conservatore. “La spada di Damocle del ‘fiscal cliff’ pesa sul debito americano. …Da domani, il nuovo presidente dovrebbe convocare il Congresso per trovare un compromesso sulla stessa scia degli accordi dell’estate 2011. Il problema è troppo urgente per essere preso in ostaggio dalla politica e dalle ideologie. Perché una cosa è sicura, i repubblicani hanno di nuovo la maggioranza al Congresso. Le lotte ideologiche sulle tasse e la spesa pubblica sono state una vera e propria perdita di tempo. Bisogna smetterla di tergiversare. E farla finita con la farsa del fallimento degli Stati Uniti per via di un mancato rispetto del tetto del debito. Il deficit americano, deve essere ridotto di 4.000 miliardi di dollari. Questo risultato potrà essere raggiunto solo praticando tagli al welfare e tassando i redditi più alti”. (07.11.2012)

Hospodářské noviny, Repubblica Ceca: L'Europa indebolita non interessa Obama

La gioia dell’Europa dopo la vittoria di Barack Obama è comprensibile, dichiara l’edizione on-line del quotidiano economico Hospodářské noviny: “Per i partigiani delle relazioni transoceaniche tradizionali, il trionfo di Obama suona piuttosto come una cattiva notizia. La sua politica estera ha infatti relegato l’Europa in secondo piano, preferendo soprattutto l’Asia come interlocutore. Gli europei, dal canto loro, non hanno niente di interessante da proporre a Obama, se non fosse per gli stessi valori che dichiarano di condividere con gli Stati Uniti. L’Europa non è stata capace di fare fronte alla crisi economica, monetaria e ai problemi di integrazione. La Casa Bianca si chiede allora perché il presidente dovrebbe intrattenere relazioni privilegiate con un Vecchio Continente malato. Durante il suo secondo mandato, Obama sarà ancora più scettico e distante nei confronti dell’Europa”.  (07.11.2012)

To Vima Online, Grecia: il no di Obama alla neo-colonizzazione tedesca dell'Europa

La Germania non sembra particolarmente contenta della vittoria di Obama, sostiene il giornale greco on-line To Vima, che spera che il ‘nuovo’ presidente rieletto impedisca una colonizzazione dell’Europa da parte dei tedeschi: “Per il governo tedesco, la rielezione di Obama est una spina nel fianco. Avrebbe di gran lunga preferito Romney, fautore di un liberalismo estremo, più adatto secondo i canoni tedeschi. Obama è quasi un fastidio. Perché ha tentato a più riprese di ‘frenare’ la catastrofe greca. Perché non crede che l’austerità possa salvare il paese e l’economia. Obama e Merkel, gli Stati Uniti e l’Europa tedesca, sono entrati ormai in una nuova fase del loro rapporto. Nessuno è in grado di stabilire cosa ne verrà fuori, soprattutto perché Berlino sembra sempre più convinta dell’importanza delle misure di austerità. Obama dovrà decidere se gli Stati Uniti permetteranno o meno che l’Europa diventi una colonia tedesca, come la Germania ha cercato di fare in questi ultimi tre anni di crisi”. (07.11.2012)

Illustrazioni: (cc)Barack Obama/flickr; Video: Victory Speech (cc)TheNewYorkTimes/YouTube