Food waste: come (non) sprecare cibo e risorse

Articolo pubblicato il 07 gennaio 2016
Articolo pubblicato il 07 gennaio 2016
Produciamo cibo per trasformalo in rifiuto. Come ridurre questo spreco?

Spreco alimentare, food losses e food waste: prodotti alimentari che vengono eliminati, persi, degradati in qualsiasi fase della filiera, dal campo alle nostre case. Perdite più o meno evitabili che si determinano a monte della filiera e veri e propri sprechi che avvengono durante la trasformazione, la distribuzione e il consumo finale. Non si tratta solo di cibo inadatto, di cibo scaduto, ma anche di cibo perfettamente edibile, fresco. È difficile avere un'uniforme e precisa dimensione del fenomeno. Nel 2011 la FAO (Food and Agriculture Organization) ha stimato a 1,3 miliardi di tonnellate il livello mondiale di spreco alimentare, circa un terzo della produzione totale di cibo destinato al consumo umano.

Uno spreco di cibo. Uno spreco di risorse

Lo spreco non è solo una questione etica ed economica. Si tratta di un vero e proprio problema ambientale. Significa usare risorse: usare acqua, sfruttare terreno, contribuire alla desertificazione o alla deforestazione, produrre grandi quantitativi di CO2 (per la produzione e per lo smaltimento); inquinare e richiedere risorse, per poi gettare via parte della produzione. Decisamente non è un uso efficiente delle risorse del pianeta, risorse fondamentali per la nostra sussistenza. Per considerare l’impatto ambientale dello spreco di cibo bisogna tenere conto di tutto il ciclo di vita dell’alimento: dalla produzione allo smaltimento... e sì, questo spreco incide parecchio sul nostro impatto ecologico.

Dove e perché sprechiamo questo cibo?

“Perdiamo” cibo in tutta la catena: dalla prima fase di produzione nei campi a quella di trasformazione e distribuzione, fino al consumo finale. Le cause sono molteplici: limiti delle tecniche agricole e di stoccaggio, ragioni economiche, maggiore o minore convenienza nella raccolta di un prodotto, standard estetici, previsioni errate della domanda… Ma anche certi nostri gusti, certe nostre scelte di consumo e abitudini comportano sprechi.  Buona parte dello spreco avviene tra le mura domestiche: cattiva conservazione, cattiva interpretazione delle scadenze e acquisti eccessivi...

Ridurre gli sprechi, riutilizzare e riciclare

Il passo più importante è ovviamente ridurre gli sprechi, a questo può seguire un efficace recupero e riutilizzo degli stessi, per esempio ridistribuendoli. In ultimo, si dovrebbero gestire gli scarti alimentari in modo che possano produrre bioenergia. Questo vuol dire una revisione della filiera produttiva e del sistema di distribuzione e delle sue regole. Ogni attore della filiera ha un ruolo nel prevenire gli sprechi e restituire valore al cibo.  

Ma non è sempre colpa dalle tecnologie di stoccaggio, del tipo di agricoltura, delle scelte politiche dietro alla produzione agro-alimentare: una parte degli sprechi di cibo la troviamo nei bidoni dei supermercati, dei negozianti, nei bidoni nel retro dei ristoranti e, senza fare molta strada, nella nostra spazzatura in cucina. Tralasciando in questa sede tutto ciò che sarebbe necessario per riformare la filiera agroalimentare, c’è comunque qualche possibilità di ridurre gli sprechi nelle azioni che ogni giorno possono direttamente interessarci.

Dal basso, o attraverso impulsi istituzionali, si stanno diffondendo universi di pratiche diverse. Vendere a prezzo scontato i prodotti prossimi alla scadenza, portare a casa ciò che si avanza al ristorante, distribuire le eccedenze, diffondere un consumo più equilibrato, leggere con attenzione le scadenze e non scegliere i cibi solo in base all’estetica. Significativo è l’esempio dei freegans, raccoglitori del cibo normalmente scartato nei mercati o nei bidoni dei supermercati, i quali ci obbligano a guardare come la nostra società produca di più per sprecare di più. Sempre più diffuse sono le pratiche di condivisione: come i frighi sociali, comunità di foodsharing (anche a Torino, come in molte città europee) con lo scopo di creare una rete di persone che collabora per recuperare cibo e metterlo a disposizione della comunità. Frutta e verdura scartate al mercato, raccolte e condivise.

Tra le varie iniziative torinesi sullo spreco di cibo ce n'è una che ha riscosso un grande successo e si sta espandendo velocemente. Guardando il problema dello spreco dalla prospettiva del commercio locale e dall’incontro tra domanda e offerta è stata sviluppata LastMinuteSottoCasa (LMSC): un'applicazione, ideata da Francesco Ardito, che mette in contatto commercianti che a fine giornata hanno un surplus e consumatori che abitano in zona. L’iniziativa è partita da un quartiere di Torino, ma si sta già estendendo in tutta Italia e probabilmente solcherà anche i confini nazionali. Si tratta di un “megafono digitale” per gli esercenti che permette anche di ravvivare l’economia locale e di “salvare” ogni mese fino a 2 tonnellate di cibo. Allo stesso tempo, si tratta di uno strumento intuitivo. I clienti indicano, in fase di registrazione, a quali tipologie di negozio sono interessati e quanta strada sono disposti a fare. In cambio riceveranno le offerte dai negozianti. È un sistema win win: vince sia il negoziante che vende e amplia la propria clientela, sia il consumatore che compra a prezzo scontato. Non da ultimo ne traiamo "profitto" tutti quanti per aver evitato un ulteriore spreco. Iniziative come LMSC aprono la strada a un'idea di diversa di consumo.