Flo Morrissey: fiore all'occhiello del pop britannico

Articolo pubblicato il 15 giugno 2015
Articolo pubblicato il 15 giugno 2015

A soli 20 anni, la giovane musicista britannica è trasportata dal fervore mediatico che gli promette già un ruolo di primo piano. Al suo attivo ha un brano e qualche video. Ma il suo primo album, che esce fra un mese, potrebbe ripulirle l'immagine, presentando al mondo una ragazza sia matura, sia tormentata. Incontro fra due ere.

È bastato poco. Quattro mesi fa, un pezzo senza clip della cantante britannica Flo Morissey ha occupato per un bel po' i posti migliori della scena. Intitolato Pages of Gold, la canzone che fa riferimento al fascino degli anni sessanta ha entusiasmato molti media francesi ed anglosassoni. Alcuni l'hanno definita l'«erede di Joni Mitchell», altri paragonano già la sua traiettoria a quella di Lana Del Rey.

Semplicemente Flo

Ad appena 20 anni, Flo Morissey si ritrova dunque lanciata nel "Lana Del Rey Game", quel gioco ideato all'epoca in cui ci si accingeva a ricercare il nuovo buzz sui social network. «Posso capire – confida l'interessata impeccabilmente seduta sul bordo della poltrona della sua etichetta, a Parigi –. Suppongo sia legato al fatto che siamo due ragazze a cui piace il vintage». Flo Morissey dice le cose muovendo le mani, come se la verità cascasse davanti agli occhi, su quella giacca verde e ricamata, questa camicia col gozzo o la ventina di braccialetti che gli coprono l'avanbraccio. La giovane inglese cura molto quest'immagine di hippie rileccata che la avvicina molto alla Lana del Rey degli inizi. Scorrere sul web il centinaio di foto disponibili della ragazza, corrisponde a contemplare un icona seventies che esce da un pic-nic. «Il mio look fa intimamente parte del mio universo, ne ho bisogno per esprimermi», spiega battendo le ciglia.

Detto ciò, anche se l'emulazione mediatica volesse farne una nuova diva di Instagram, Flo non condivide veramente l'universo musicale della star americana a cui la paragonano.

«L'ho sentita molto poco», confida scusandosi. Se dovesse ispirarsi, tornerebbe piuttosto 40 anni in dietro, negli anni settanta, all'epoca in cui la gente cambiava i cuori con mazzi di fiori. La fanciulla dal viso di bambola, segnato da lentiggini, sorride a lungo mentre le si citano Tim Buckley, Karen Dalton o Joni Mitchell come modelli artistici ma sottolinea che la sua musica è atemporale. Lo ripete ad ogni intervista, «apprezzo l'idea che la mia musica non lasci pensare che sono una ragazza di appena vent'anni che canta». Sempre composta, la giovane artista non può fare a meno di usare le mani e di far muovere i suoi braccialetti. «Non ho mai provato a riprodurre un album degli anni '70. Volevo fare un CD che si potesse ascoltare fra 10 anni senza collocarlo in un determinato periodo. Mi sento un po' come Billie Holiday, che pensava provenire da un'altra epoca».

«Come un'anziana nonna»

Poco ci vuole ad raffigurarsi Flo Morissey emarginata dalla sua generazione, nel tenativo di vivere nel passato. «Ho sempre sentito di non avere la mia età – rivendica –. Non mi piace l'espressione 'old sould' ma mi tocca accettarne la veridicità». La nostalgia è comunque il sentimento generale che percorre il primo album della cantante londinese intitolato ironicamente Tomorrow will be beautiful.

Il suo primo single, Pages of Gold, è una canzone molto impudica che narra i momenti più travagliati dell'adolescenza. «Ero piuttosto solitaria nel senso che non condividevo gli interessi della mia generazione. Non uscivo mai la sera per esempio, vivevo come un'anziana nonna. C'è sempre una parte di me che cerca di trovare l'equilibrio fra il godermi la giovinezza e lasciare crescere il mio desiderio d'altro».

Flo Morrissey - Pages of Gold

Cercando l'equilibrio, Flo Morrissey balletta in realtà su un paradosso. Quello d'una giovane musicista di vent'anni più assorta da un passato ovattato che dalle nuove tecnologie. Quella di un'adolescente che canta di solitudine e smarrimento all'interno di una famiglia di 9 figli. A 14 anni, Flo compone nella sua cameretta la  sua prima canzone. «Ero così entusiasta che sono corsa dalla mia migliore amica per cantargliela», racconta Flo. Era l'epoca in cui gli artisti avevano una pagina su MySpace. Dalla sua camera, e sotto pseudonimo di 9mary, postava essenzialmente delle cover, fra le quali una corale religiosa di John Rutter. Lord Bless you and Keep You. «La musica non è un'idea fissa secondo la quale devi fare tutto da solo – precisa Flo –. Negli anni sessanta, settanta, ottanta, gli artisti cantavano le canzoni degli altri ed era considerato naturale farlo». Tuttavia, a 15 anni, 9mary ridiventa Flo Morrissey e compone If You Can't Love This All Goes Away, una canzone ispirata a suo fratello che la sprona a risparmiare qualche penny per comprarsi una telecamera. Ripreso da sua sorella in Super8, il video attrarrà l'attenzione di Aram Goldberg, suo futuro manager.

Una piscina e Devendra Banhart

«Veramente, Aram ha sentito parlare di me grazie ad un blog giapponese al quale ho concesso una delle mie prime interviste. Ha visto un video che abbiamo girato in una piscina e mi ha avvicinata perché venissi a Los Angeles. Si è presentato come il manager di Devendra Banhart. Mi ha convita immediatamente. Devendra è l'artista che preferisco da quando ho 10 anni», racconta sorridendo. Qualche mese dopo, Flo tornerà nella città degli angeli per registrare il suo album per porre fine ai suoi dubbi esistenziali e lastricare la folgorante ascesa che comincia appena a godersi. Tomorrow Will Be Beautiful esce il 18 maggio 2015. I più acuti saranno rimasti sicuramente stupiti dell'apparente somiglianza fra lo stile del video fatto in casa della giovane cantante e quello di Video Games, che ha introdotto Lana Del Rey al grande pubblico. Poco importa: Flo sarà, come spesso accade, nella casa di campagna dei suoi, assieme ai fratelli e alle sorelle. «Vicina ai miei», dichiara prima di partire. E sicuramente lontanissima dalle conversazioni dei suoi coetanei.

Da ascoltare: 'Tomorrow will be beautiful' di Flo Morrissey

Da vedere: Flo Morrissey  alla Gaïté Lyrique il 12 marzo (prima parte di Tobias Jesso Jr)