Firenze contemporanea: “Tu sei qui” e la geografia dell'esperienza

Articolo pubblicato il 12 dicembre 2014
Articolo pubblicato il 12 dicembre 2014

Palazzo Strozzi Contemporaneo, il progetto del CCC Strozzina per l'arte contemporanea, arriva alla terza tappa con l'installazione ambientale site-specific Tu sei qui, del duo di artisti napoletani Bianco-Valente per il Cortile di Palazzo Strozzi. Rimarrà visibile fino al 25 gennaio 2015.

(Giovanna) Bianco e (Pino) Valente vivono e lavorano a Napoli. Da quando si sono “trovati” nel 1994 hanno dato vita ai loro mondi personali, trasformando in arte l'interpretazione di tematiche umane universali. L'installazione che portano all'interno degli spazi del cortile di Palazzo Strozzi, riflette (è proprio il caso di dirlo) la loro idea sull'unicità esperienziale di ciascun uomo, su quanto questa sia legata al concetto della possibilità di scelta come espressione di libero arbitrio, e su quanto questo però sia soggetto a condizionamenti e influenze dall'esterno.

È la storia personale dell'uomo l'ambito di ricerca privilegiato dalla coppia di artisti: essa viene formalizzata sia attraverso monumentali installazioni che operazioni minimali di trascrizione delle dinamiche relazionali. Se nella loro personale “Unità minime di senso” (Pozzuoli, 2002) hanno usato un nastro lungo un chilometro per descrivere alcuni tra gli eventi più significativi della propria vita, lo spazio del cortile offre loro l'occasione per sperimentare, all'interno di un luogo “saturo di storia” e architettonicamente connotato, nuove frontiere espressive.

In Tu sei qui non è il passato il protagonista, ma è il fatto stesso di esserci e le problematiche che questa presenza va ad attivare che viene indagato e rappresentato. Che cosa attesta la nostra presenza in un luogo? Quante volte abbiamo letto davanti un cartello di informazioni la scritta “TU SEI QUI” per identificare e localizzare lo spazio in cui ci troviamo? È proprio su questa ambiguità informativa che sperimentano gli artisti, amplificandola, dimostrando matericamente all'interno del cortile la presenza del pubblico, che può specchiarsi sulle due superfici-specchio. La scritta, applicata su entrambi i fronti, si carica di un senso di ambiguità e spaesamento, metaforizzando il suo significato letterale. Non serve più per orientare e localizzare la propria posizione nello spazio, ma diventa un invito ad interrogarsi sul significato più profondo dell'affermazione. La sua collocazione inusuale sulle lastre-specchio la fa diventare dispositivo capace di veicolare considerazioni legate alla complessità percettiva della realtà che ci circonda, in questo caso luogo di molteplici stratificazioni storiche e funzionali, connettendolo alla nostra immagine riflessa ivi riflessa.

La presenza visiva della persona costituisce il legame tra i piani di rappresentazione e rende manifesta l'esperienza della presenza della propria immagine in un determinato frammento dello spazio e del tempo. Lo specchio diventa quasi una soglia, un passaggio, un confine tra quello che pensiamo e quello che vediamo. O meglio, tra ciò che possiamo vedere e quello che invece vediamo della realtà, e che determina un'osservazione comune tra il nostro interno e l'osservazione del mondo. Il richiamo diretto del totem di cristallo, collocato sull'asse delle due entrate del cortile, è un invito latente ai passanti ad entrare e sperimentare. La corte centrale si espande, si moltiplica e si prolunga all'interno del porticato che raddoppia la sua scansione su colonne, infittendosi e intrecciandosi come una rete. O come la trama di un tessuto, che lega luoghi, persone e cose nella stessa superficie frammentata.

Analogia di queste intersezioni casuali sono le strisce luminose proiettate sul pavimento del cortile. Fasci di luce lineari che si soprappongono indicando percorsi, deviazioni e interruzioni, metafore di quelli che ognuno di noi si trova a percorrere nell'arco della propria vita. Questo diagramma luminoso allude alla geografia personale delle scelte di ognuno, la quale si sovrappone e stratifica a quella del cortile storico; si espande nella quarta dimensione, proiettandosi nel tempo, tra cambi di direzione e di punti di vista. Una presenza impalpabile, ma allo stesso tempo evidente, che subisce le alterazioni dal passaggio continuo delle persone, le quali, come per la performance dei Kinkaleri (http://www.cafebabel.it/articolo/firenze-contemporanea-kinkaleri-e-lalfabeto-del-corpo.html), diventano parte attiva e necessaria per la vita dell'opera, basata sull'interazione dinamica che si gioca tutta su un piano di azione-reazione.

Attraverso l’esperienza del cortile di Palazzo Strozzi Tu sei qui restituisce una concezione non deterministica della realtà la quale, secondo Bianco-Valente, è impossibile da circoscrivere, vista come il risultato delle nostre scelte, degli incontri che influenzano la direzione dei percorsi personali di ognuno. Partendo da questo presupposto l'opera accoglie e convoglia le potenzialità comunicative legate alla vocazione sociale del cortile, La riflessione sull'essere qui ed ora che siamo stimolati a fare slitta dalla base più intima e personale, legato all'esperiezialità percettiva di ognuno, alla sua potenzialità di condivisione, di partecipazione al tracciamento di nuove linee luminose all'interno della nostra geografia del reale.

La quarta e ultima tappa del programma è attesa per il prossimo 15 gennaio, con la speciale pertecipazione del collettivo di artisti newyorkese CHERYL, con una serata happening negli spazi del Centro di Cultura Contemporanea Strozzina.

http://www.strozzina.org

http://www.strozzina.org/artists/bianco-valente/

http://www.bianco-valente.com