Fioriscano i rimborsi

Articolo pubblicato il 29 luglio 2004
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Articolo pubblicato il 29 luglio 2004

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Il sistema di rimborsi UE a favore della Gran Brategna non è del tutto corretto, eppure va coltivato. A favore di tutti stavolta.

E’ assurdo che in un’Unione Europea a 25 membri, ad un paese benestante che ha ormai consolidato la sua crescita ed un reddito pro capite due volte maggiori rispetto ai nuovi paesi dell’est europeo, debba esser concesso uno sconto sulle imposte annuali pari a 2 bilioni di sterline, sconto al quale nessun altro ha diritto.

La naturale reazione è di invocarne a gran voce l’abolizione. Rappresenterebbe di certo un passo in avanti rispetto alla situazione presente. Eppure, lascerebbe comunque da parte il problema legato al perché il rimborso fu in primo luogo negoziato. Nel 1984, Margaret Thatcher fornì ottime argomentazioni a favore di questo rimborso britannico perché, in qualità di paese industrializzato e con un’agricoltura nazionale assai modesta, la Gran Bretagna, in Europa, era in assoluto la meno interessata ai sempre più rilevanti sussidi erogati senza mezze misure dalla PAC. Gli altri sovvenzionatori finali, come la Germania, apparivano ben contenti di continuare a buttare soldi in questo buco nero di bilancio e, anzichè pronunciarsi a favore di una riforma netta e radicale della PAC, venne accetttato che alla Gran Bretagna venisse applicato un rimborso sulle imposte versate.

Un principio decisamente produttivo. I paesi che non desiderano partecipare alla sciagurata politica agricola comune non dovrebbero essere costretti a pagare. Ciò era giusto per la Gran Bretagna nel 1984, e resta giusto oggi. Anziché farla finita con la formula del rimborso britannico, vi è tuttavia una migliore soluzione. Andrebbe accordata una formula di rimborso a ogni paese che paghi in modo esorbitante la PAC. Stati come Olanda, Germania, Danimarca, Svezia ed Austria avrebbero così il diritto di diminuire la misura dei rispettivi contributi. Ciò permetterebbe a coloro che beneficiano della PAC di coltivare questo strumento entro il proprio orticello.

Una volta messo in moto un simile meccanismo di rimborso sulle imposte, l’immediata conseguenza sarrebe quella di far esaurire e spirare infine la Politica Agricola Comune nella sua forma attuale. L’impatto in termini di benefici sulle finanze, sulle reputazione, e sulla efficienza della Commissione Europea, sarebbe enorme.

In primo luogo, permetterebbe all’UE di affrontare la sfida legata ai nuovi giri di negoziati commerciali dopo Doha, facendo calare i sussidi agricoli e dando l’opportunità ai paesi in via di sviluppo di esportare i loro prodotti sui nostri mercati. Pascal Lamy ha già proposto delle iniziative ambiziose per dare potare la PAC nel corso dei negoziati commerciali, ma se queste proposte non porteranno i frutti sperati, l’UE dovrebbe considerare l’ipotesi di tagliare unilateralmente i propri sussidi agricoli.

In secondo luogo, si metterebbe la parola fine allo sterile dibattito sul fatto se la Commissione UE debba avere un tetto di budget dell’1%, riducendo le spese UE in proporzione al PIL dall’1,14% a circa lo 0,75%, considerando la conseguente riduzione del 50% sulla PAC. Ciò darebbe alla Commissione l’abbrivio per riordinare le proprie finanze e concentrarsi su altri obiettivi centrali, come gli aiuti regionali allo sviluppo, l’assistenza internazionale, o per una politica di difesa comune.

Inoltre, migliorerebbe la credibilità dell’UE. Per decenni la CAP ha rapprsentato fonte d’imbarazzi per l’UE, sottolineandone il senso di spreco, l’incapacità di riformarsi e la mancanza di responsabilità sotto l’aspetto organizzativo. La PAC poi, viola il principio UE della sussidiarietà, e consentire agli Stati membri di aver diritto di tirarsene fuori, rimetterebbe al centro dell’attenzione gli altri compiti della Commissione.

Infine, ridurrebbe l’euro-scetticismo negli Stati che possono contare su di un settore agricolo esiguo, come Gran Bretagna, Danimarca e Svezia. Paesi che son divenuti sempre più terreno fertile per atteggiamenti ostili verso il progetto europeo, e rischiano di far germogliare ulteriori dissensi in futuro.

Un'obiezione a questa riforma potrebbe consistere nella disuguaglianza ch’essa comporterebbe, poiché parecchi tra i beneficiari finali della PAC ci sono anche i paesi più poveri, sottosviluppati, specialmente fra i nuovi membri, come ad esempio la Polonia. Questo ovviamente sarebbe sbagliato: eppure alcuni paesi beneficiari, come l'Irlanda, sono invece assai ricchi. L’obiezione tuttavia, resta estremamente fondata, e, per evitare disparita di affetti, qualsiasi meccanismo di rimborso sulle imposte andrebbe accompagnato ad un sistema trasparente di trasferimenti finalizzati allo sviluppo, dai paesi più ricchi a quelli più poveri, in modo da aiutarne la ristrutturazione e farne fiorire gli sforzi, secondo modalità simili a quelle oggi attuate dalla Banca Europea per la Ricostruzione e lo Sviluppo (BERS).

Coltivando l’idea che il rimborso britannico debba venir rescisso, il Commissario UE al Bilancio Michaele Schreyer ha reso a tutti un gran servizio. Perché un simile problema non poteva restar sepolto per sempre. E’ ora cioè, che tutti gli Stati membri ridcevano lo stesso trattamento della Gran Bretagna.