Finanza etica per indignados

Articolo pubblicato il 15 gennaio 2015
Articolo pubblicato il 15 gennaio 2015

Anno 2014: Italia chiama Spagna, Spagna chiama Italia. Fine novembre scorso, “Incontro di rete” di Banca Etica: momento di massima espressione della partecipazione dell’unico istituto di credito italiano totalmente orientato alla finanza etica

Alle porte di Bologna si sono riuniti i soci che quotidianamente contribuiscono alla promozione della cultura della finanza etica sul territorio, a livello locale. Il vero patrimonio di Banca Etica, infatti, non si cela in impenetrabili casseforti a muro, ma in coloro che, condividendone valori e finalità, hanno l'opportunità di prendere parte attiva alla vita della stessa. Una concezione nuova e originale nel panorama del sistema bancario italiano che, nata quindici anni fa, rappresenta un serio tentativo di conciliare il valore della partecipazione “associativa” con la responsabilità di una partecipazione “societaria”. I soci sono considerati soprattutto per la risorsa umana che rappresentano, per questo il loro coinvolgimento è ritenuto di primaria importanza. Così implicati, contribuiscono attivamente alla definizione degli obiettivi dell'istituto.

Gli investimenti etici? Piacciono e convincono

Le ricerche dell’associazione dei forum europei per la finanza sostenibile, Eurosif, dimostrano come - nonostante la crisi economica e dei mercati - la finanza etica continui a crescere in Europa. E aumentano i patrimoni investiti secondo criteri di responsabilità sociale e ambientale. Supportato anche da questo trend, nell’autunno scorso si è concluso il processo di integrazione tra Banca Etica e Fiare, cooperativa spagnola di risparmio e credito, cinquemila aderenti tra persone e organizzazioni. Un progetto di finanza etica innovativo, reso possibile da realtà che, da una parte all’altra del Mediterraneo, hanno scelto l’uso responsabile del denaro. Il 1° ottobre 2014 ha aperto a Bilbao la prima succursale di Banca Etica in territorio iberico, frutto di una collaborazione decennale dell’istituto italiano con la compagine avente sede nel Paese Basco.

Quello di Bologna è stato un incontro di rete speciale, vista la trasformazione di Banca Etica in istituto di credito europeo. Al centro del dibattito, lo sviluppo della governance e la relazione da instaurare con nuove attività, siano esse imprese for profit o benefit corporation. L'obiettivo è quello di tracciare il percorso per una banca che agisce in una dimensione europea, che vuole continuare a rafforzare la partecipazione dei soci in un'ottica democratica e avere un ruolo da protagonista, nel campo dell'innovazione finanziaria, al fianco di quelle realtà che pongono la produzione di valore sociale ed ambientale come scopo prioritario dell’azione economica. Un modo per chiudere, idealmente, il percorso di celebrazione e riflessione sui quindici anni di Banca Etica.

Una banca etica più grande ed euromediterranea

La presenza dei soci spagnoli (una delegazione di una decina di persone), ha tradotto nel miglior modo possibile un modello culturale, responsabile ed inclusivo, fatto di confronti e aspirazioni. La Spagna ha vissuto negli ultimi vent’anni un veloce processo di avvicinamento all’Europa. Ma, a partire dagli anni Novanta, qualcosa si è inceppato: il ruolo preponderante della finanza e la speculazione immobiliare hanno prodotto una bolla che, esplosa con la crisi del 2007-2008, avrebbe dovuto far ripensare dalle fondamenta il sistema iberico di sviluppo. L’esperienza di Fiare, e la sua incorporazione in Banca Etica, sono risposte che offrono possibilità di rinnovato entusiasmo e speranza.

Clima rilassato ma al contempo carico di voglia di rilancio, insomma. L’esperienza spagnola è come se avesse fatto tornare indietro di quindici anni le lancette del tempo, agli albori della costruzione, in Italia, di un nuovo tipo di banca. L’apertura della succursale a Bilbao, per i pionieri italiani di una finanza alternativa, è equivalso a salire su una macchina del tempo circondata dal desiderio di conoscere i nuovi fronti di lavoro e di condividere il proprio punto di vista in proposito.

Come può essere differente una banca che si definisce “etica”? Certo non sul piano della beneficienza o della carità, entrambi lasciati alla dimensione personale di ciascuno. Allora, come? Rendendo remunerativo il denaro attraverso investimenti che raggiungano obiettivi altri rispetto al mero profitto (ulteriori, non alternativi) tramite progetti che abbiano un’utilità ambientale, sociale, culturale. Finanziare la costruzione di pannelli solari anziché l'attività di una centrale a carbone, la produzione di ortaggi biologici anziché le coltivazioni che utilizzano pesticidi, l’impresa che adopera materiali riciclati per realizzare i propri prodotti oppure la cooperativa che impiega persone svantaggiate. Dirigismo economico di vecchio stampo? No. Lo stato etico hegeliano? Nemmeno. È possibilità di scelta, scelta del bene comune. Oltre che vera e propria economia civile. Una pratica umana che, per chi interessato a contribuire a un cambiamento vero, funziona nell’ottica della miglior cura verso se stessi ed il futuro.