Fiamme nella notte: la piaga degli incendi in Russia

Articolo pubblicato il 03 maggio 2013
Articolo pubblicato il 03 maggio 2013
Non c’è stato tempo. In appena pochi minuti il fuoco ha ridotto in cenere un ospedale psichiatrico della provincia di Mosca, all’alba di venerdì 26 aprile. Ancora una volta una tragedia che, a quanto riferiscono, "si sarebbe potuta evitare".

Le fiamme hanno tolto la vita a 38 delle 41 persone che non si sono rese conto della tragedia che stava per succedere. Sono riusciti a salvarsi solo un’infermiera e due pazienti. Le grida hanno interrotto il sonno dei vicini che sono arrivati subito sul posto, ma hanno solo potuto assistere inermi al macabro spettacolo. Dicono che l’odore della carne bruciata sia qualcosa che ti rimane impresso per il resto della tua vita. I vigili del fuoco sono arrivati un’ora dopo e solo per confermare che le vittime non avevano nessuna possibilità di salvarsi. La notte si è trasformata in incubo.

La luce dell’alba ha mostrato una scena infernale, l’edificio era una trappola mortale progettata per evitare che nessuno uscisse: sbarre alle finestre, porte chiuse, uscite sigillate. Tutto per il bene dei malati lì ricoverati, almeno così dicono. Ma il peggio doveva ancora arrivare, i cadaveri erano ammucchiati nei corridoi, i pazienti spaesati per il fumo e in preda all’isteria vagavano senza meta, mentre i più “fortunati”, quelli che si trovavano nel proprio letto sotto l’effetto dei sedativi, sono passati al sonno eterno senza neanche accorgersi delle fiamme.

L'ipotesi principale è che l’incidente si sia verificato a causa di un guasto all’impianto elettrico, anche se gli specialisti ritengono più probabile che l’incendio sia stato doloso. Le autorità, dal canto loro, assicurano che le vie di accesso non erano bloccate al momento della tragedia.

Più di 200 vittime in 8 anni

Questa affermazione vuole minimizzare un fatto diventato ormai un problema comune in Russia, anche se la fortuna è certo stata dalla loro parte. La caserma dei vigili del fuoco più vicina dista 50 chilometri e al loro arrivo si è scoperto che non disponevano di attrezzature adeguate. Il ritardo è stato causato da un ingorgo provocato dalla piena di un fiume che aveva danneggiato la strada (un altro male endemico della Russia).

Casi come questo mettono in evidenza la mancanza di infrastrutture e lo stato di precarietà in cui si trovano molti centri sanitari della Federazione. La maggior parte risalgono all’epoca sovietica e, di conseguenza, la presenza di dispositivi di sicurezza è quasi nulla. Non c’è da stupirsi se questo fatto, sebbene tragico, sia considerato solo come il bilancio annuale di una triste statistica. Dal 2005 sono state 200 le vittime degli incendi in centri ospedalieri o residenze per gli anziani.

Ma questo è solo la punta dell’iceberg, gli incendi “domestici” sono all’ordine del giorno in tutto il paese. A volte senza che ci siano vittime, come quello che ha recentemente colpito una parte dell’Università delle arti teatrali di Mosca oppure, al contrario, come il terrificante caso del club Lame Horse a Perm che è costato la vita a 156 persone presenti a una festa in discoteca che ha avuto il peggiore degli epiloghi, il 5 dicembre 2009. E chi non ricorda le immagini di quei disperati che hanno preferito lanciarsi nel vuoto piuttosto che essere divorati dalle fiamme, in una fabbrica di Vladivostock che si concluse con 9 morti nel gennaio 2006.

In tutte le tragedie si dice sempre che “si sarebbe potuto evitare” e “prenderemo le misure necessarie perché non accada di nuovo”. Due richieste che purtroppo si ripetono ogni volta, come si ripetono le promesse da marinaio delle autorità.

Si servono delle vittime per proclamarsi difensori dei nostri diritti con parole che, una volta dopo l’altra, rimangono solo astratte. Sarà perché il fuoco purifica?

Foto: © oskarlin/Flickr; video © euronewsit/YouTube.