Fiaccolata di Liberazione

Articolo pubblicato il 24 aprile 2012
Articolo pubblicato il 24 aprile 2012
Ieri sera erano tante le fiaccole accese che si muovevano per le strade del centro di Torino: da piazza Arbarello, passando per via Cernaia e sulle rotaie dei tram in via Pietro Micca, per arrivare infine a piazza Castello. La fiaccolata per il 25 aprile, giorno della Liberazione, nel capoluogo piemontese si svolge il 24 sera ed è diventata un’istituzione, un evento sentito e partecipato.
Quest’anno il biscione di torce era ben lungo, più numeroso di quello dell’anno scorso dicono alcuni ragazzi che sfilano dietro al camioncino che suona i Modena City Ramblers e Bella Ciao. Un biscione silenzioso in gran parte, forse per rispetto, forse per troppa serietà, sicuramente non serioso. Arrivata a piazza Castello, la fiaccolata si è spenta e si sono accese le luci del palco, che ospiterà il concertone del 25. Forse però, le istituzioni locali presenti - mancava il sindaco Fassino - non avranno gradito molto ricevere i fischi di un folto gruppo di contestatori che, in modo pacifico ha dimostrato il suo dissenso senza però sminuire una celebrazione che, al di là dello spettacolo, è un monito a esprimersi e difendere i propri diritti. In piazza Castello c’erano anche i ragazzi di “Ascoltateli”, che qualche settimana fa piantarono una tenda sotto il palazzo della Regione, e che d’allora portano avanti un digiuno a staffetta: un modo per comunicare e diffondere l’informazione sulla questione alta velocità in Val Susa parallelamente ad altri canali. Un’azione finora ben riuscita, peccato che vista la scadenza dei permessi, tra qualche giorno dovranno smontare e andare via.

Tra le moltissime persone presenti, chi con bandiere chi con le torce, si è dimostrato come la memoria di un periodo così fondamentale per la nostra storia, ancora viva nella gente. Sembrano essere due i sentimenti che predominano: uno è appunto quello legato alla coscienza storica ed è questo tra i due forse, quello più importante. Il secondo che pare scorgersi nei cori e negli slogan di alcuni, è un sentimento di nostalgia verso una lotta, quella partigiana, che non però è stata vissuta e che appartiene ad un’altra generazione. La resistenza forse deve guardarsi dall’essere questa sorta di strana voglia di far rivivere il passato. Ad oggi, c’è bisogno di impegno e che questo sia costruito sul presente, senza copiarlo dal passato perché semplicemente non siamo in grado di inventarci una nostra personale ma condivisa resistenza. L’esperienza e i racconti dei reduci restano comunque un patrimonio da salvaguardare. Come scriveva Italo Calvino ne Il sentiero dei nidi di ragno: “la storia è fatta di piccoli gesti ... ma tutte le cose che farò prima di morire e la mia morte stessa saranno pezzetti di storia.”

Mattia Marello