#FFBCN: La fabbrica delle "start-up" di Barcellona

Articolo pubblicato il 17 ottobre 2014
Articolo pubblicato il 17 ottobre 2014

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Il 17 settembre si è svolto l'atto finale di fàbrica futur barcelona (#ffbcn), un'iniziativa del Comune di Barcellona e della Obra Social "La Caixa" che puntano sul futuro, incentivando dieci progetti di dieci giovani imprenditori in dieci differenti ambiti. Abbiamo parlato con Bibiana Ballbé, membro di #ffbcn, e con tre dei partecipanti a #ffbcn.  

fàbrica futur barcelona #ffbcn - Josep Gutiérrez

"In un mondo in cui tutto cambia e cambia così rapidamente, dove la tecnologia digitale ci obbliga a riconsiderare tutto, è necessario guardare al futuro, non farlo significa arrendersi al caso". In questo modo la giornalista Bibiana Ballbé difende l'attitudine proattiva che ha diretto fàbrica futur barcelona (#ffbcn), un'iniziativa che incentiva la creatività, l'imprenditorialità e l'innovazione da Barcellona, promuovendo progetti che disegnano il futuro di differenti discipline ed ambiti della conoscenza.

I giovani che hanno preso parte a #ffbcn sono accomunati da un profilo imprenditoriale e innovativo, che spesso è più riconosciuto sulla sponda opposta dell'Atlantico. Secondo Ballbé, in Europa "dobbiamo imparare dagli Stati Uniti, dove tutti ci credono, tutti se la cavano, lì dove tutto il mondo è un imprenditore nato, qui deficitiamo di questa cultura", afferma.

Superare la barriera tra fisico e digitale

Secondo Jordi Valls, uno dei giovani partecipanti a #ffbcn, in Europa ci sono carenze a livello istituzionale per gli imprenditori, ma sottolinea come "la combinazione di culture o città ci consente di andare oltre, ci retroalimentiamo e questo ci rende molto forti". Per Valls, Londra è conosciuta tra gli imprenditori come il luogo finanziario d'Europa mentre Berlino è un modello di cultura e tendenze. Barcellona? La città è, secondo Valls, un punto di riferimento di design e creatività. "Possiamo diventare ancora più importanti a livello di tecnologie mobile e dell'innovazione, unito al design è molto efficace", assicura. Il suo progetto è incentrato sulle relazioni personali. La sua idea consiste nell'aggregare alle relazioni personali fisiche (uscire con gli amici, fare visita alla propria famiglia, ecc.) tutto il potenziale delle relazioni personali digitali (reti sociali, messaggeria istantanea, ecc.) per gestire le prime in modo efficiente. I tecnofobi non devono preoccuparsi: "anche se sembra un'idea molto tecnologica, l'obiettivo è altamente umano: migliorare la vita in termini di relazioni sociali, così da renderti conscio di chi frequenti e di consertirti di fare cose che sarebbero impossibili da ricordare o gestire in modo differente". 

Un trampolino per creatori e studenti

Il progetto del produttore audiovisuale Bernat Saumell per #ffbcn ha l'obiettivo di collegare imprese e professionisti del settore artistico tra loro e con il pubblico. L'idea, incentrata sul cinema ma aperta anche ad altre discipline artistiche, si nutre delle strategie di marketing che si mettono in pratica negli Stati Uniti, dove si spendono milioni in campagne che attraggano l'interesse dello spettatore. "Se non produci una necessità nel pubblico, il pubblico non consumerà il prodotto", afferma Saumell, il quale, allo stesso tempo, riconosce quanto in Europa si avvalori un tipo differente di cinema non equiparabile all'industria americana, "perchè numericamente inferiori, un Paese di 400 milioni di persone, ben raggruppato e con una lingua condivisa". Saumell assicura che Internet rapprensenti un alleato per il cinema, che consentirà "che la distribuzione internazionale sia più facile e che l'Europa sia più unita", uno degli obiettivi futuri del cinema, secondo lui.

Un altro progetto di #ffbcn è di Carmina Solà, che desidera promuovere la cultura dei tirocini tra studenti e imprese, rendendo più accessibili e ameni i processi di selezione attraverso la gamification. Parla con esperienza, avendo a soli 18 anni trascorso un anno da stagista tra imprese di Stati Uniti, Germania e Belgio. Solà assicura che all'estero "considerano i tirocini come qualcosa di usuale durante gli studi o anche prima" mentre in Spagna "bisogna attendere il terzo o quarto anno di università per potervi accedere", spiega. Si tratta, secondo il suo punto di vista, di un cambio di mentalità, perchè "i tirocini sono considerati come precarietà lavorativa, gli stagisti come quelli che fanno un lavoro che nessuno vuole fare", afferma. Solà considera i tirocini come un pre-accesso nell'azienda e per questo considera modelli di stage esistenti in Germania o Francia, in cui le imprese offrono borse di studio grazie alle quali gli studenti possono congiungere le carriere universitarie con tirocini in diversi dipartimenti aziendali, che finanziano parte degli studi in cambio di un compromesso con lo studente che si impegna a lavorare per la compagnia per un determinato periodo di tempo, una volta terminati gli studi. "In sostanza, cominci la tua carriera universitaria avendo già un lavoro una volta laureato", conclude Solà.

Un reportaje de Oriol Salvador (Texto), Josep Gutierrez (Vídeo) e Isabel Val (Fotografía). 

Para más información sobre fábrica futur barcelona (#ffbcn): ffbcn.bcn.cat