Fertilità non è sinonimo di maternità (anche se fa rima)

Articolo pubblicato il 02 settembre 2016
Articolo pubblicato il 02 settembre 2016

(Opinione) Al Ministero della Salute, buttando giù qualche bozza per il Fertility Day, devono aver pensato che spingere le giovani coppie a figliare e a farlo presto fosse un'ottima strada per combattere la decrescita demografica. Il problema non è concepire un figlio, quanto scegliere di farlo consapevolmente e poi crescerlo. Ed è lì che lo Stato, puntualmente, scompare.

Non siate così severi. Non è colpa della cara ministra Beatrice Lorenzin. L'idea, a conti fatti, non è stata mica sua. Non ha mica inventato lei la campagna pubblicitaria per il 22 settembre, e per rendersene conto basta fare un semplice esperimento: leggere i vari banner pubblicitari con quella nostalgica, cantilentante ed un po' nasale voce che riporta la mente ai cinegiornali dell'Istituto Luce degli anni '30, quando il Duce mieteva fieramente il grano a petto nudo di fronte alle donne italiche madri della patria, bonificava l'Agro Pontino e faceva arrivare i treni in orario. "Il Numero è Potenza" riportavano i quotidiani dell'epoca, e probabilmente su al ministero, oberati dall'opprimente impegno di rendere la civiltà italica numerosa, forte e vincente con lo scopo di essere finalmente presa sul serio negli incontri internazionali senza dover necessariamente regalare gelati e cravatte, devono aver pensato qualcosa del tipo «Quando c'era LVI i figli arrivavano in orario, sai che quasi quasi...».

«Giovani uteri fertili, il vostro orologio biologico ticchetta inesorabile. La patria ha bisogno di voi!», è più o meno questa la parafrasi dei banner pubblicitari promossi dal Ministero della Salute per questo fantomatico "Giorno della fertilità", ribattezzato "Fertility Day" probabilmente perché fa più cool e creativo. E, come ci ricorda il ministero, «Essere genitori giovani è il miglior modo per essere creativi». Anche se, a pensarci bene, sembra più la rivisitazione in chiave moderna degli slogan di un'ottantina di anni fa inventati ad hoc per la Giornata della Madre e del Fanciullo, dove tra applausi scroscianti e "fervidissime acclamazioni alle auguste visitatrici" venivano accolte le genitrici dell'Impero. Il problema è che i tempi sono decisamente cambiati, e viene da chiedersi se a Roma la cara (e forse non tanto incolpevole, a questo punto) ministra Lorenzin ed il suo entourage se ne siano resi conto. Quel che è certo è che la campagna pubblicitaria di promozione delle nascite è stata uno sterile fallimento, un'iniziativa precocemente abortita ancor prima di vedere la luce (il sito dell'iniziativa è stato guardacaso già bloccato), in grado solo di generare rabbia ed ironia, quest'ultima probabilmente dovuta ai soliti buoni di spirito incapaci di farsi "inacidire il sangue" di fronte all'ennesima mancanza di rispetto per la vita e la singolarità delle persone, nonché dimostrazione di completo scollamento dalla realtà di chi proprio quella realtà dovrebbe contribuire a migliorarla e renderla vivibile.

Ce n'è per tutti i gusti. Non vuoi fare figli perché non vuoi in questo momento, non vuoi in generale o non vuoi rischiare? Vergognati donna (sarà un caso, ma su praticamente quasi tutte le locandine si parla quasi esclusivamente al femminile), il bene della patria viene prima della tua bellezza. Figliate, e donate giovani virgulti in grado di rimpolpare i ranghi della cultura tricolore: fa nulla se non potete semplicemente permettervelo, siete precarie o perderete quasi certamente il lavoro quando chiederete al vostro capo il congedo di maternità. Procreate, e date un'utilità a chi l'ha ormai perduta e vive parassitando le risorse dello Stato: i nonni saranno più che felici di sopperire alle mancanze del welfare e dei servizi per la maternità italiani. Pazienza poi se le cartoline sfiorano il limite del ridicolo, tra madri che si accarezzano il ventre gravido con una cleissidra in mano, rubinetti sgocciolanti (richiamo al referendum sull'acqua bene comune?) e giovani in fase di accoppiamento con un improbabile smile tra le piante dei piedi (aumenterà la fecondità?): la continuazione della razza italica va assicurata con qualsiasi mezzo, scarpine con fascia tricolore incluse.

Possiamo ridere e scherzare a volontà sull'inopportunità del messaggio veicolato dalle cartoline pubblicate dal ministero. E se vogliamo possiamo anche decidere di credere alle presunte "buone intenzioni" ministra Lorenzin, quando afferma che il messaggio passato non era quello voluto. Anche se qualche dubbio continua a sorgere, una volta preso in mano il "Piano nazionale sulla fertilità" pubblicato dal Ministero della Salute: leggendo anche il solo nome ancora una volta non si può fare a meno di pensare che avrebbe funzionato benissimo (e con le stesse parole) presso l'Opera Nazionale per la Maternità e l'Infanzia durante il ventennio, con il plauso di tutta la Camera dei Fasci e delle Corporazioni. Il lato faceto di tutta la storia però evapora improvvisamente una volta aperto il suddetto Piano: non si capisce per quale strano motivo dovrebbe infatti essere "pericolosa" la «tendenza delle donne a rinviare la maternità per affermazione personale» (a pag. 20). O quale risposta dovrebbe trovare la retorica domanda «Cosa fare, dunque, di fronte ad una società che ha scortato le donne fuori di casa, aprendo loro le porte nel mondo del lavoro sospingendole, però, verso ruoli maschili, che hanno comportato anche un allontanamento dal desiderio stesso di maternità?» (pag. 34). Proviamo a darla noi una risposta: si può rendere l'essere genitori una scelta libera, ed una possibilità reale. Distante da una cultura della genitorialità dovuta, rigorosamente biologica ed eterosessuale, italiana dalla punta del baffo all'orlo della gonna (viva gli stereotipi di genere), dalla cultura che costringe una madre a reprimere le proprie ambizioni per il "bene superiore della famiglia" ed il padre ad accettare qualsiasi forma di entrata pur di portare il pane a casa per una famiglia che la società gli ha imposto di mettere su quando forse non era ancora il momento.

La scelta responsabile non è concepire e partorire dei figli, quanto educarli e crescerli. Lo tenga a mente, cara ministra.