Fermata Zagabria: in viaggio con i Verdi Europei

Articolo pubblicato il 28 novembre 2012
Articolo pubblicato il 28 novembre 2012
Prima fermata: Zagabria. Comincia nella capitale croata il viaggio a fianco dei Verdi Europei, partiti in treno da Bruxelles alla volta di Atene, dove si è svolto il loro Consiglio. Il partito dei Verdi ha scelto il ritmo lento delle ferrovie per scoprire il lato “verde” dell’Europa orientale e il rumore dei treni come colonna sonora di questa avventura.
Prima tappa di un viaggio che attraversa tutte le capitali dell’Est, penetra nei villaggi e, nonostante il forte gracchiare delle rotaie, ascolta il battito delle città e tira fuori la storia di un’intera parte del continente. Il racconto della traversata dalla penna di Sara Bicchierini, giornalista italiana, “drogata di storie da seconda classe“. Prossima fermata: Budapest.

Quando l’Interrail passa per i Balcani. Viaggio lungo le ferrovie croate: 140 anni di storia e un futuro in seconda classe"

Ore 8.36 del mattino. Puntuale come non mai, il treno notturno 499 Monaco-Zagabria arriva fischiando a destinazione. Prima dell’alba si è lasciato alle spalle le verdi campagne slovene, ha salutato Lubiana e ha puntato a Sud Est. Un viaggio su binari che hanno fatto la storia, che hanno visto lo splendore e il declino dell’Impero austro-ungarico e l’accendersi di conflitti interetnici vent’anni fa.

Alla stazione di Zagabria, il partito croato dei Verdi sta tenendo una conferenza stampa: i rappresentanti indicano i binari semideserti, i segni del tempo visibili sulle carrozze. Dalla fine della guerra nessuno si è più preso cura di questi treni, accusano, a nessun politico è importato migliorare lo stato delle ferrovie croate. E io, drogata di storie da seconda classe, con un biglietto Interrail nello zaino, li ascolto in silenzio e muoio un po’ dentro.

Dalla fine della guerra nessuno si è più preso cura di questi treni

Le nostre ferrovie erano prime per qualità in Europa”, mi spiega orgogliosa Vlasta Toht, co-presidente dei Verdi. “Ora sono in condizioni penose e per fare cassa lo Stato le sta vendendo. Non privatizza solo i vettori ma anche le infrastrutture”. Gli investimenti pubblici degli ultimi anni si sono concentrati soprattutto sulla costruzione di autostrade, oltre 1.200 chilometri di asfalto per un paese relativamente piccolo (appena 56 mila chilometri quadrati, circa un quinto dell’Italia). Un’opera che facilita gli spostamenti, certo, ma che allontana la Croazia da quel futuro sostenibile e a impatto zero verso cui l’Unione Europea sembra voler tendere.

Così, tra tagli, incuria e scarsa promozione, il numero dei passeggeri delle Ferrovie croate è sceso di oltre 23 milioni in due anni, passando dai 73,5 milioni del 2009 ai 50 del 2011. Le merci, intanto, continuano ad essere portate in giro da camion e furgoni, molto più inquinanti del treno. Solo il 12% dei prodotti in Croazia sfreccia su rotaia: poco, troppo poco, rispetto al 75% che viaggia su gomma. Gli effetti della sforbiciata ai costi si fanno sentire anche sulle linee che collegano il paese agli stati vicini, Serbia, Slovenia, Bosnia-Erzegovina e Ungheria. Cinquantasei collegamenti internazionali dovevano sembrare un po’ troppi alle Ferrovie croate, visto che in estate hanno proposto di tagliarne ben quarantasei. Poi, forse influenzati da petizioni come quella del World Carfree Network, sono passati a trentadue. Ma niente è ancora certo.

Mi chiedo che impatto avranno misure come queste sul turismo, che sembra essere il settore economico più in crescita, o sul mondo del lavoro in generale. Mentre il tasso di disoccupazione è al 18%, le Ferrovie croate hanno annunciato che la riorganizzazione porterà 2.700 licenziamenti entro la fine del 2012.

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Quanto sia difficile trovare un impiego me lo conferma Iva, 19 anni, che si è appena diplomata a Zagabria: “Molti ragazzi lasciano il Paese per sfuggire alla disoccupazione. Spesso vanno a cercare fortuna in Canada, dove la comunità croata è ben integrata. Anch’io ci sto pensando. Qui in Croazia l’unica speranza è lavorare in estate, quando arrivano i turisti, e per uno stipendio che di solito non supera le 3mila kune (400 euro, ndr). Anche se per noi stare vicino alla famiglia è importante, nel resto dell’anno viviamo divisi tra la voglia di rimanere e il bisogno di partire”.

Cari compagni di Interrail, non resta che asciugarci una lacrima e trattenere il fiato, dunque, perché solo a inizio dicembre sapremo, per esempio, quanti treni sulla storica tratta Fiume-Lubiana saranno cancellati. E ci sarà un po’ più chiaro il destino di pendolari, studenti fuori sede, fidanzati oltre confine e viaggiatori ambientalisti che ogni giorno si spostano su quella rotta.

Ma per me è già tempo di ripartire. Prossima tappa: Budapest.

Foto: © Sara Bicchierini