Felicittà: trovare il suono della felicità a Palermo

Articolo pubblicato il 16 febbraio 2017
Articolo pubblicato il 16 febbraio 2017

Il progetto di Katharina Bihler e Stephan Scheib, Felicittà.  Sono andati in 4 città: Trieste, Roma, Napoli e Palermo. Unico obiettivo? Catturare il suono della felicità. Oltre 100 ore di registrazione e 70 podcast tutti da ascoltare, preferibilmente in cuffia. Abbiamo ascoltato per voi i 17 podcast della nostra città.

Un ritratto acustico della città. Basta aprire il sito del Goethe Institut per scoprire "Felicittà". Due tedeschi, Katharina Bihler, autrice e performer e Stefan Scheib, compositore e bassista, che hanno fondato la Liquid Penguins Ensemble, hanno deciso di fare il loro piccolo "Viaggio in Italia", giusto qualche anno dopo il loro più famoso concittadino Goethe. E per farlo hanno scelto quattro città: Trieste, Roma, Napoli e Palermo, con l'obiettivo di cercare il suono della felicità. È bastato poi incontrare la gente e chiedere quale fosse e dove trovarlo, oppure perdersi tra le vie e i quartieri per imbattersi in quei suoni un po' per gioco e un po' per caso. Il risultato è davvero un prodotto unico nel suo genere. Settanta podcast e oltre 100 ore di registrazione, che loro consigliano di ascoltare in cuffia, frutto dell'amplificazione delle loro percezioni, a volte guidate da chi quelle città le conosce veramente. 

Ho ascoltato i suoni registrati a Palermo. Ho messo le cuffie, ho alzato il volume e mi sono lasciata trasportare. 

Raccontare Palermo con i suoni

Raccontare Palermo non è mai facile, è difficile farlo con le parole, con le immagini, ma con i suoni lo è ancora di più. Come fai a racchiudere in dei suoni e delle voci la contraddizione, il fascino, la irrequietezza, l'andamento a volte frenetico e a volte pigro, la generosità e l'arroganza, l'amore sguaiato e quello nascosto, la ferocia e la prepotenza? Eppure, l'esperimento è perfettamente riuscito. Ci si sposta sulla mappa e si plana tra voci, suoni e rumori diversi, dove tutti raccontano una storia.

C'è Benedetto Basile, flautista, nella Camera dello Scirocco di Villa Savagnone. Per lui ogni uomo, ogni elemento ha un suono. Il suono che lo rende felice è quello del mare, delle onde, del loro ritmo. Tutto ha un ritmo, anche quando non ce ne accorgiamo. Il caos non esiste, è solo ordine che non riusciamo a percepire. La musica in questo senso è uno strumento di conoscenza.

Addentrandosi nel centro della città, dopo l'ascolto dell'istantanea serale dei Quattro Canti, dove l'acqua della fontana copre l'espressione colorita di un ragazzino, ci troviamo in un luogo sconosciuto ai più, vicolo Meschita e piazzetta Meschita, quello che un tempo era stato, si pensa, una moschea e che poi divenne il quartiere ebraico. Lì ascoltiamo il racconto di Giuseppe Viola, clarinettista. Ci guida nella magia di questo luogo, il rumore della centralissima via Maqueda svanisce all'improvviso per fare posto ad un silenzio surreale che lui riempie suonando "non come lo farebbe un turco", un clarinetto turco. Il suono della felicità per lui è quello delle donne che spazzano davanti casa, lì si può ancora sentire. 

Passando dal Teatro Massimo, scopriamo che "i tramonti a Palermo sono più gialli", come ci dice il compositore Marco Betta che intona dei vocalizzi nella Sala Pompeiana. Sorvolando il Conservatorio Vincenzo Bellini, Donatella Sollima ci racconta delle "abbannìate", delle "nenìe" (ninnenanne) siciliane e del suono del dialetto. E dopo una rapida visita, in compagnia di Franco Maresco, al Cinema De Seta, ai Cantieri Culturali della Zisa, dove ci confondono suoni ormai dimenticati di giradischi, registratori e proiettori, arriviamo al mare.

La fine del viaggio

Siamo poco fuori Palermo, nella riserva naturale di Barcarello. Ad accompagnare i due tedeschi stavolta c'è un sassofonista, Marcello Cinà. Il suono delle onde del mare che si infrangono sugli scogli, il suo sassofono, il vento, i ricordi che svelano la parte iniziale di sé, insieme al suono degli uccelli sono una musica familiare. L'ho lasciato per ultimo. Sapevo che il mare, mi avrebbe aiutato a capire meglio il viaggio virtuale che avevo appena fatto. 

Sappiamo ancora ascoltare?

Il mondo oggi è fatto di foto, immagini, disegni, colori e video. Sappiamo ancora ascoltare? Se ci chiedessero tra vent'anni qual è per noi il suono della felicità sapremmo rispondere?

Questo progetto ci fa scoprire e riscoprire qualcosa che avevamo dimenticato. Fa venire voglia di avere un'altra attitudine. Dopo questo viaggio dentro la città e se stessi, al prossimo luogo, davanti a un meraviglioso tramonto, prenderemo il nostro smartphone per scattare una foto esattamente uguale a molte altre. Oppure, forse, lo lasceremo in borsa e cercheremo di ascoltare anche noi il suono da imprimere in una memoria che nessun software potrà mai eguagliare cercando anche noi, perché no, il suono della felicità.