Felicia Impastato, la madre dei siciliani onesti 

Articolo pubblicato il 11 maggio 2016
Articolo pubblicato il 11 maggio 2016

A 38 anni dall'omicidio di Peppino Impastato, la fiction Felicia Impastato racconta per la prima volta la vita di sua madre, la donna che con coraggio e dignità preferì la giustizia alla vendetta. Alcune considerazioni doverose su un film tv che ha raccontato a tutta l'Italia chi era Felicia Bartolotta Impastato, la madre dei siciliani e degli italiani onesti. 

Tra il 1978 e il 2002 ci sono 24 anni. Spesso, nella storia, il tempo diventa un dettaglio scontato, consegnato ai paradossi della lotta alla mafia e della Sicilia. Per una madre, però, 24 anni di attesa per avere giustizia e vedere condannati i macellai di un figlio sono un’eternità. Pesano ancora di più se la storia inizia nella Cinisi degli anni '70, una Macondo della trinacria intrisa di cultura mafiosa e una zona nevralgica dei traffici di droga planetari. 

Alcune fiction non hanno grandi meriti strettamemte cinematografici, o meglio buone tecniche di recitazione e linguaggi filmici con pretese avanguardiste, eppure hanno la virtù di informare e diffondere storie che dobbiamo conoscere. Nella tragedia sicula dell’eroe romantico della provincia siciliana, Felicia Bartolotta Impastato finora era stata un'attrice non protagonista, oscurata dall'omicidio Moro e dai ben più orribili depistaggi di uno Stato assente. Chi l’ha conosciuta sa che non è così. Altri, come chi scrive, questa storia l’ha sentita tramandare. Ieri, grazie alla fiction Rai diretta da Gianfranco Albano, tutta l’Italia lo sa, nonostante la controprogrammazione inscenava, ironia della sorte, una sfida all'ultimo meter con Gomorra - La Serie. La storia di Peppino, troppo bella e troppo tragica per restare dimenticata, l’avevamo già conosciuta e mitizzata dopo il film I Cento Passi. La pellicola di Marco Tullio Giordana, con quel finale commovente sulle note di Whiter Shade of Pale su cui i "picciotti" carezzavano i sogni di una società migliore, aveva fatto conoscere Cinisi in tutta Italia. 

Con la fiction di ieri sera interpretata da Lunetta Savino (vista da ben 6.871.000 telespettatori per uno share del 26,98%) è stato compiuto un passo successivo. Adesso sappiamo cosa è successo dopo, in quei 24 anni di attesa, dignità e coraggio che erano stati trascurati da molti, un po' come si fa con i titoli di coda. Ventiquattro anni tra depistaggi e archiviazioni per ribaltare nel tempo quella vergognosa pista del primo momento: l'attentato terroristico del comunista di provincia. 

Peppino Impastato era figlio di mafiosi, ma anche di sua madre, che adesso più che mai ha avuto riconosciuto il ruolo di madre o nonna dei siciliani onesti. E se la fiction non sarà ricordata come un capolavoro del cinema – a parte la superlativa prova di Lunetta Savino – le resterà il merito di aver raccontato quei 24 anni di ricerca della verità condtta con dignità e la consapevolezza che la giustizia vale più della vendetta.   

Gli antagonisti di questa storia non li nominiamo neppure, di loro non resti altro che una pagina sbiadita di storia: in quella casa al centro di Cinisi non c’è più arroganza e prepotenza da anni, ma cultura e coraggio.