Fantaros: la coscrizione obbligatoria in Grecia oggi

Articolo pubblicato il 25 ottobre 2016
Articolo pubblicato il 25 ottobre 2016

Per molti giovani greci il servizio militare obbligatorio non è che una perdita di tempo, energia e denaro. Tuttavia, è in tale contesto che si creano dei solidi legami di amicizia e sostegno reciproco. Tra paure e speranze, attività e difficoltà, Kostas, Spyros e Alexandros* ci raccontano quello che significa essere fantaros in Grecia oggi.

Chi ha una doppia nazionalità sa di cosa parlo. Ogni anno, vado in Grecia a visitare quella parte della mia famiglia che vive laggiù. Colmare il divario, parlare la lingua, fare ritorno in Francia con le valigie piene di olive, di feta e di miele. Ma questa volta, quando sono entrata nella casa di famiglia per salutare mia nonna, mia zia e i miei cugini, uno di loro mancava all'appello. Mio cuguno Nikos, con il quale sono stata battezzata 26 anni fa, era diventato fantaros.

Il fenomeno fantaros

"φατναρος" : questo è il termine utilizzato in Grecia per designare coloro che vengono chiamati a svolgere il servizio militare, obbligatorio per tutti gli uomini tra i 19 e i 45 anni. Che piaccia o meno allo sciovinismo ellenico, l'origine di questa parola non è greca. "φατναρος" deriva infatti dall'italiano "fanteria", che a sua volta deriva dal latino "infante", termine che nel Medio Evo designava il soldato più giovane, o fante. Inserita nella Costituzione ellenica, la coscrizione venne introdotta in Grecia dopo il colpo di stato del 1909, poco prima dello scoppio della Prima Guerra Balcanica. Un secolo più tardi, nel 2009, la durata del servizio militare è passata da 12 a 9 mesi per l'Esercito, corpo che comprende la quasi totalità dei coscritti.

Quanti sono esattamente i soldati? Senza dubbio migliaia ogni anno. Al Ministero della Difesa il numero dei militari e dei coscritti è considerato un'informazione strettamente confidenziale. «Il reclutamento è effettuato per scaglioni: ogni due mesi, nuovi greci iniziano il loro servizio militare. Si contano sei scaglioni di reclutamento all'anno», spiega il Colonnello Nikolaos Fanios, portavoce dell'Ufficio Generale dell'Esercito Greco. Il quale precisa: «Settembre è il mese in cui generalmente i coscritti sono più numerosi». Liberi in giugno, in questo modo i fantaros possono così riprendere i propri studi e approfittare dell'estate prima della ripresa autunnale.

Settembre 2016. E' appunto il momento in cui mio cugino Nikos è partito per la leva. Capelli tagliati, barba rasata, ha sostituito i propri abiti civili con la divisa, sfoggiando i colori della bandiera greca sul suo berretto. Quaranta giorni di preparazione in uno degli undici Centri per Nuove Reclute, o "KEN" nel Paese, prima di essere mandato in una delle unità miliari ai quattro angoli della Grecia per i mesi successivi. Almeno in teoria, poiché per Nikos e gli altri coscritti del Centro la preparazione è durata appena tre settimane,  causa dell'austerità. Il 30 settembre sono tornati a casa in licenza. Quindici giorni liberi per Nikos prima di ripartire di nuovo, e per me l'occasione di vederlo.

Dopo tre giorni passati a dormire, Nikos alla fine è riemerso tra noi. Appuntamento con due amici incontrati nell'esercito: ore 13, piazza Agia Irini, un locale hipster. Gli amici, che dovevano essere due, diventano venti, e in men che non si dica mi ritrovo al centro di una tavolata di giovani uomini felici di ritrovarsi per la prima volta in abiti civili. Le comande fioccano, la tavola si riempie: freddo, cappuccino, frappé, milk shake, caffé greco e tabacco per le sigarette.  «Bevi un milk shake adesso! Non è quello che bevevi nell'esercito, eh?!». Ci si ricorda dei bei momenti e di quelli brutti. L'arredamento in stile locale per studenti del caffé rafforza l'atmosfera ricreativa. I fantaros si godono la loro libertà.

La vita al KEN

Il servizio militare lo fanno a malincuore. Nel Centro dove si sono incontrati Spyros e Alexandros condividono un letto a castello: «I più grossi in basso, i magri in alto!». Se la ride Spyros, che con il suo metro e ottanta dorme naturalmente in basso. Nello stesso Centro di formazione, ma in un altro letto, dorme Kostas, di 27 anni, che è anche il più grande d'età dei tre amici: «Prima di entrare nell'esercito temevo il rapporto con la gerarchia, per il semplice fatto che quelli che mi avrebbero dato ordini sarebbero stati più giovani di me» mi spiega. Anche Alexandros non era proprio felicissimo di partire, ma per altri motivi: «Avevo sentito tante storie. Mi avevano parlato di droghe che giravano, di persone sgradevoli, di cibo andato a male... Alla fine si è rivelato essere come in vacanza in colonia».

Con una differenza. Al Centro di formazione le giornate iniziano presto. «Alle cinque del mattino ti alzi per lavarti, vestirti ed essere operativo» ricorda Spyros. Durante tutta la durata del soggiorno, ogni militare ha uno o più compiti. Per Alexandros si è trattato dell'organizzazione: «Ero in contatto con dieci responsabili dei plotoni. Gli comunicavo l'orario in cui sarebbero stati serviti i pasti, a che ora si sarebbe fatta questa o quell'attività...». Con suo grande sollievo, Kostas sfugge ai giovani ufficiali incaricati di dare ordini a destra e a manca, passando la maggior parte del suo tempo con Spyros in ufficio: «Dividevamo i compiti a seconda dell'ordine alfabetico dei coscritti, facevamo le carte di identità militari, ritagliavamo le etichette...». Un'organizzazione partecipativa che richiede il coinvolgimento di tutti, senza alcun dubbio.

Il servizio militare è come una parentesi nella vita dei giovani greci. Per Alexandros, che lavora da quando ha 18 anni, il periodo nel Centro di formazione è un'occasione per riposarsi: «Ho approfittato del tempo libero pomeridiano per non fare nulla» ammette. Ma non fare niente ha un prezzo. A vent'anni ed oltre, i fantaros hanno per la maggior parte un'attività professionale che è difficile se non impossibile combinare con la permanenza nell'esercito. «Durante queste prime settimane non ho potuto lavorare» rimpiange Alexandros, allenatore di calcio presso l'Accademia dell'Olympiakos. «Per me, il servizio militare equivale ad uno "stop"» spiega.

Con un contratto a tempo indeterminato per conto di una marca sportiva internazionale, Spyros si considera fortunato. «Una volta che avrò terminato il mio servizio militare, riprenderò il mio posto nel negozio in cui lavoro come commesso. Se non avessi avuto un contratto a tempo indeterminato, l'avrei senza dubbio perso». Per Kostas, la storia è diversa: «Dal momento in cui ho saputo più o meno quando sarei partito e quando avrei avuto un permesso, mi sono organizzato per tempo, programmando le attività per i miei clienti nei mesi successivi». Kostas lavora in autonomia come Social Media Marketer. E non ha veramente scelta: rischia grosso se non si porta avanti con il lavoro.

Il darsi da fare e il visma

Ci si dà da fare, ognuno a suo modo. Essendo un buon comunicatore, Kostas mobilita la sua rete via Facebook per trovare un visma: «Il visma – mi spiega – è un personaggio politico o militare che va a facilitarti le cose. Se hai un visma, il tuo servizio militare trascorre meglio. Normalmente, dopo il tuo primo mese nell'esercito, vieni inviato su un'isola o in un Centro di formazione situato fuori dalla capitale. Sarei dovuto andare da qualche parte nell'Evros, a Chios o a Kos vicino alle frontiere turche». Grazie al visma, Kostas proseguirà e terminerà il suo servizio militare non lontano da Atene: molto più semplice, per riuscire a lavorare allo stesso tempo.

Alexandros ha optato per un altra strategia: «Avevo un visma debole, qualcuno che mi conosceva solo alla lontano. Per evitare di ritrovarmi nell'Evros, ho chiesto di andare a Cipro, dove guadagnerò 270€ al mese invece di 8€ e qualcosa (in Grecia la maggioranza dei coscritti riceve tutti i mesi 8,80€ simbolici per coprire qualche spesa). Questo mi permetterà di coprire le mie spese».

"Che cosa imparerò? A dare lo straccio al pavimento?"

Perché anche per coloro che non vanno fino a Cipro il servizio militare ha un costo. Come a scuola, alle nuove reclute viene data una lista di materiali di cui dovranno dotarsi al loro ingresso al Centro: «Il sacco a pelo, i medicinali, il lucchetto... tutte queste cose non vengono fornite dall'esercito. Ti vengono dati solo i vestiti e gli stivali» sottolinea Spyros, irritato. Alle spese iniziali si aggiungono a volte dei costi legati al cibo e agli spostamenti. In 17 giorni, Spyros ha speso 150€: «È molto – ammette – ma se hai occasionalmente la possibilità di uscire dal Centro, o di mangiare altre cose rispetto a quelle che ti vengono date dall'esercito o semplicemente di bere un caffè con gli altri durante le ore di pausa, è inevitabile spendere dei soldi». In un conteso di crisi, queste spese pesano inevitabilmente sui giovani greci e sulle loro famiglie: «Anche se me ne vergogno, devo fare affidamento finanziario sui miei genitori. Con l'esercito si perdono molti soldi laddove ce ne sono comunque già pochi» ammette Spyros.

Al di là del costo finanziario tuttavia è l'inutilità del servizio militare ad essere denunciata dai coscritti: «Che cosa imparerò? A dare lo straccio al pavimento? Lo faccio già a casa mia. A cucinare? Lo so già fare» afferma Spyros, senza giri di parole. Sebbene condivida lo stesso pensiero di fondo dell'amico, Kostas ritiene però che per alcuni i lavori di tutti i giorni possano essere utili: «Ho visto dei ragazzi che hanno imparato solo nell'esercito a lucidarsi le scarpe o a rifare il letto». Se il servizio militare ha un vantaggio, è in definitiva quello di riunire i profili più diversi: «Vedi gente di tutti i tipi» ammette Kostas. «Nel nostro piccolo gruppo, noi siamo in maggioranza ateniesi ma ci sono anche ragazzi di Manoli, Creta, Syros o Tessalonica...». Quantomeno gli incontri vanno a compensare la sensazione di completa inutilità.

"Finire il più velocemente possibile"

I tre amici pensano già al dopo servizio militare. Alexandros è ottimista: «Dopo questi otto mesi, arriverà l'estate. Il periodo ideale per trovare un personal trainer. Al termine ho intenzione di andare in Gran Bretagna o in Spagna, dei Paesi dove il lavoro che faccio è più valorizzato». E dove il servizio militare è un'opzione, come nella maggior parte di Paesi europei (il servizio militare è obbligatorio in 7 paesi in Europa, ndr). Stesso desiderio per Spyros: «Io voglio semplicemente finire il servizio militare e riprendere il lavoro per ritrovare la mia indipendenza». Kostas, da parte sua, pianifica le vacanze: «Io ho iniziato il servizio militare in settembre per poter trascorrere un'estate tranquilla. Il prossimo giugno sarò da qualche parte su una spiaggia del Mar Egeo!».

Nel momento in cui il servizio militare potrebbe tornare di moda a causa dei conflitti armati c'è da vedere se l'esempio greco sia un modello da seguire o da cui allontanarsi. Alle classi politiche tentate dal ritorno della coscrizione obbligatoria potrà essere utile volgere lo sguardo ad Est. Kostas, Nikos e Alexandros lo testimoniano: la tenuta verde militare non offre alcun supporto per la perdita di significato, utilità e di fiducia con cui si confronta la gioventù europea. Permette solo loro di incontrare altre persone, che peraltro condividono le stesse speranze e gli stessi dubbi. L'unione fa la forza, d'altronde.

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* I nomi delle persone citate nell'articolo sono stati modificati