Faber: a Parigi bruciano le auto - a Zurigo il mio camino

Articolo pubblicato il 27 novembre 2017
Articolo pubblicato il 27 novembre 2017

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Faber è il nome d'arte di Julian Pollina, il cantautore svizzero ventiquatrenne che la scorsa estate ha conquistato il pubblico tedesco con il suo primo album (Sei ein Faber im Wind). Il cantautore si distingue per lo sguardo critico sulla società, le ingarbugliate storie d'amore e la sua voce profonda... O c'è dell'altro?

A Essen (Germania) il concerto della band di Faber era programmato allo Zeche Carl, un centro culturale di lunga tradizione. I numeri hanno però costretto gli organizzatori a trasferire l'evento in una sala più grande, dove la nuova band ha comunque registrato il tutto esaurito. Due anni fa le cose stavano diversamente: allora Faber raccoglieva i fondi per le sue prime registrazioni attraverso una campagna di crowdfunding con la quale prometteva ai suoi sponsor un caffé, una poesia o un concerto privato. L'anno successivo aprì il concerto della celebre band AnnenMayKantereit. "Faber è un giovane a posto con un buon intuito musicale“, spiegava la band. 

Non mancano i detrattori, che vedono in Faber uno sbarbatello privo di esperienza che prova a mescolare gli strumenti a fiato con la tradizione cantautoriale italiana.  Le influenze italiane, certo, sono indiscutibili, a partire dal nome d'arte del musicista, che ha scelto di chiamarsi Faber, proprio come Fabrizio De André. Un po' presuntuoso? Quel che è certo è che Faber stuzzica, attrae. Molti ritengono che rappresenti il polo opposto al pop commerciale che domina le hit-parade. Il perché diventa chiaro durante il concerto: l'energia e i ritmi balcanici fanno muovere il pubblico, i testi - politicamente impegnati - stimolano la riflessione. Abbiamo incontrato il cantautore e con lui abbiamo parlato della sua vita tra Svizzera, Italia e anonime camere d'albergo. 

Cafébabel: siete in tour con circa 50 concerti. Vi siete limitati alle aree germanofone per via dei testi?

Faber: Si, ci esibiamo in Germania, Austria, Svizzera, e probabilmente in Lussemburgo. Andare al di là di questi confini con testi in tedesco è piuttosto difficile. Si tratta comunque di un'area piuttosto vasta: penso che la comunità linguistica tedesca sia la più ampia in Europa. 

Cafébabel: scrivi soltanto in tedesco? Sei cresciuto bilingue, se non sbaglio. 

Faber: effettivamente canto molto in italiano, ma non me la sento di scrivere dei testi. Sono sì cresciuto anche con la lingua italiana, ma ho l'impressione che mi manchi quella sensibilità per le finezze linguistiche che mi permetterebbe di scrivere dei buoni testi. Magari mi capiterà di vivere per qualche tempo in Italia: allora forse potrò scrivere qualcosa.

Cafébabel: sei figlio d'arte, anche tuo padre è musicista. (Il padre di Faber è il musicista e cantautore italiano Pippo Pollina, ndr)

Faber: Mio padre ha molto successo nella Germania meridionale, in Svizzera e in Italia. La mia musica però è molto diversa dalla sua: non è qualcosa che ho nel sangue fin dalla nascita. 

Cafébabel: come è cominciata la tua carriera musicale?

Faber: all'inizio mi esibivo a feste di compleanno e matrimoni. Allora cantavo quasi esclusivamente in italiano: la musica italiana è perfetta per i matrimoni. E poi fecevo delle serate nei locali italiani: se canti in italiano hai davvero un sacco di occasioni per esibirti. Mi sono divertito parecchio in quel periodo perché ho conosciuto moltissime persone. 

Cafébabel: ti era già chiaro allora che avresti fatto della musica una professione?

Faber: sì, direi di sì. La mia fu una decisione precisa. A scuola non sono mai andato bene e sapevo anche che non ero fatto per il normale mondo del lavoro o per studiare. Con la musica avrei potuto combinare qualcosa. Dopo la maturità trascorsi tre mesi a Palermo: fu l'inizio della mia carriera di cantante di matrimoni e compleanni. A Zurigo ci sono tantissimi musicisti, ma sono pochi quelli che sanno intrattenere le vecchie signore con canzoni d'amore italiane. 

Cafébabel: scrivi i testi da solo o con la tua band? Quanto dura il processo creativo?

Faber: i testi li scrivo io, ma spesso lavoriamo insieme agli arrangiamenti. Andiamo d'accordo e le dinamiche all'interno del gruppo si sono definite spontaneamente: siamo cresciuti professionalmente insieme e ci influenziamo a vicenda. In generale sono molto lento, ma capita che un pezzo sia pronto in tempi straordinariamente brevi. Il bello è che quando si ascolta una canzone non si immagina nemmeno quanto lavoro ci sia dietro: alcune canzoni sono perfette nel giro di un'ora, su altre lavoro sei mesi. 

Cafébabel: anche le idee per i video sono tue?

Faber: il concetto delle immagini fisse, come se fossero nature morte, è mio, così come i primi due video. Le immagini fisse hanno funzionato bene come promo e sono anche state un bel colpo di genio per le nostre finanze.  Abbiamo messo in scena dodici fotogrammi e filmato, a volte senza nemmeno dire alla gente che stavamo filmando. All'inizio nessuno aveva afferrato l'idea, ma il risultato è davvero buono. 

Faber: "In Paris brennen Autos"

Cafébabel: hai vissuto in altre città oltre che a Zurigo e Palermo? Pensi di restare a Zurigo?

Faber: ho vissuto per un breve periodo a Parigi ed è stato davvero entusiasmante! La mia ragazza di allora si era trasferita laggiù, così l'ho raggiunta subito dopo il mio tour. Una volta pensavo di volermene andare a tutti i costi da Zurigo, ma adesso che sono sempre in giro, sono piuttosto soddisfatto quando torno a casa. Zurigo è bellissima, ma anche molto cara. Si fa fatica a trovare una casa anche se si è ricchi. 

Cafébabel: ci sono stereotipi della mentalità svizzera nei quali ti riconosci?

Faber: no, non saprei. Sono cresciuto in una città internazionale e cosmopolita. Non so nemmeno se Zurigo sia la "vera" svizzera. Forse è un po' come il bacino della Rhur. Tra l'altro qui ha vissuto mio prozio: per quarant'anni ha affilato coltelli a Solingen, poi è tornato in Italia senza sapere una parola di tedesco. 

Cafébabel: al di là del tour, sei spesso in giro per l'Europa? Quali sono le città che ami di più?

Faber: dopo Parigi, adoro Bruxelles. E' una città spigolosa, ma in qualche modo interessante. Bella e degradata al tempo stesso. Le città italiane sono stupende, e poi amo Belgrado, che è brutta, ma una festa continua. La gente fa festa come se non ci fosse un domani. Sono divertenti, i serbi. 

Cafébabel: quali domande su te stesso cerchi di evitare?

Faber: difficile. Non sarei in grado di dare una risposta alla domanda che io stesso mi farei. C'è un tipo svizzero che chiede sempre: "chi sei?".  Qualsiasi cosa tu risponda, lui riesce sempre a incastrarti. E' un giochetto perfido.  La domanda è terribile: non si potrà mai dare la risposta giusta. Io direi semplicemente: "ciao, mi chiamo Faber". 

Faber: "Bratislava"

Cafébabel: hai un tuo motto?

Faber: personalmente trovo che i motti siano ridicoli, ma sono convinto che quando vuoi veramente una cosa, allora puoi decidere per te stesso e raggiungerla. Non tutto, alcune cose richiedono anche un po' di fortuna, ma se le si vuole davvero, allora si riusciranno ad afferrare anche quelle. Forse dovrei farmi tatuare una frase come: "chi non sogna di volare non metterà mai le ali". 

Cafébabel: sei davvero così infelice come canti nei tuoi testi?

Faber: nella vita privata sono molto infelice quando le cose non vanno come vorrei. Sono infelice se non ho investito abbastanza energia in una relazione e questa va a rotoli. Se si è forti abbastanza, si può dare sempre di più: ne sono convinto. Soltanto così le relazioni possono funzionare. Terribili sono quelle cose sulle quali non si può avere alcun influsso, come le malattie. Quando si ammala una persona vicina a te e tu non puoi far nulla: questo è davvero tremendo. Gli alberghi anonimi e il nuovo album di Lana del Rey sono invece cose che mi rendono felice.

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