‘Eurozone’: la fine dell’Europa in puro stile Tarantino

Articolo pubblicato il 01 marzo 2013
Articolo pubblicato il 01 marzo 2013
Pensate a Le Iene (Quentin Tarantino, 1992), cambiate i gangster con i politici e i banchieri – e i negozi dove avviene il crimine con l’architettura contemporanea – e collocate, per ultimo, lo stato del benessere europeo al posto dei gioielli. Sul sipario la compagnia gallega del teatro Chevere e il suo ultimo progetto: Eurozone.

L’avanzata dei conservatori nella città di Santiago di Compostela, nel 2011, ha determinato la fine della Sala Nasa, rifugio delle arti e della cutura in città negli ultimi vent'anni. La politica delle sovvenzioni, avara nella programmazione culturale di qualità e di contenuto critico, ha messo fine anche a quest'ultimo avamposto della resistenza. Il comune vicino di Teo non ha tardato a mettere a disposizione alloggi e residenze per gli artisti, al fine di mantenere in vita lo spirito dell'edificio, incubatore di progetti artistici, uno spirito che si è incarnato nel teatro Chevere, compagnia un tempo residente nella Sala. A febbraio, i commedianti del gruppo gallego hanno messo in scena "Eurozone", una sorta di thriller politico ispirato al momento di profonda crisi che vive l’idea di Europa.

La fine dell'Europa secondo Tarantino

Nato nel 1988, il gruppo Chevere è uno dei simboli della cultura contemporanea gallega, e in gallego. Gli attori, molto popolari dopo le numerose partecipazioni a serie tv e programmi comici nei canali nazionali, hanno dato vita a un teatro fresco e vivo, che è diventato un modello per molte compagnie, anche in altre regioni della Spagna. Senza peli sulla lingua quando si tratta di denunciare, il gruppo Chevere fa professione di critica aperta e dura, quella che li porta a convocare periodicamente la cittadinanza alle cosiddette Ultranoites – sessioni notturne dove si ridicolizzano i protagonisti dell’attualità gallega, spagnola e internazionale, mantenuti dal governo locale, lo stesso coinvolto ora in molteplici scandali di corruzione. I teatranti hanno appena debuttato con un nuovo progetto, basato sull'osservazione e l'analisi della profonda critica esistenziale europea.

Gli spettatori sono coinvolti in un esercizio di immaginazione non molto difficile: quello di ubicare la classe dirigente europea in un freddo edificio di architettura contemporanea, per via della loro responsabilità nella grande bolla speculativa. I leader d’Europa sono i veri criminali. Proprio come nel film Le Iene, dove i gangster di Tarantino analizzano la loro condotta con enorme naturalità, con estrema disinvoltura il politico e il banchiere diventano il teppista e il ladro. Chevere si giustifica: "Sono quelli che ordinano gli sfratti, i riscatti milionari, amnistie fiscali, tagli alla sanità e all’istruzione, per loro è naturale posticipare le riunioni e i vertici in cui si decide di iniettare milioni di euro per salvare le banche fallite a causa della cattiva gestione", dichiarano gli attori, "e al tempo stesso eliminano gli aiuti alla società e alle imprese, lasciando milioni di persone disoccupate". Nel frattempo, Patricia de Lorenzo, una delle protagoniste, parla chiaro: "Che cosa sono i soldi? La maggior parte delle persone non lo sa e non è consapevole dei meccanismi che ne regolano il traffico. Ecco perché è così facile manipolarla e controllarla".

Un sipario contro l'eurofobia

Non si tratta di vendere l’eurofobia, ma rivendicare un’altra Europa, lontana dagli abusi di potere e vicina alle persone comuni

Nell’opera, come nella vita reale, qualcosa va storto nei piani dei malavitosi al potere. È qui che smettono di recitare e cominciano a giocare sporco. È il momento in cui la rappresentazione riflette la fragilità delle loro relazioni personali: l’autentica solitudine che si vive di fronte all’indignazione cittadina, incapace di riporre ancora fiducia nelle solite vecchie facce. I dirigenti, tra cui spicca Angela Merkel, contestatissima nel sud d’Europa, si muovono sullo sfondo di una fredda scenografia, un non-luogo simile al criticato complesso di Eurovegas, megaprogetto che farà del deserto madrileno la capitale europea del gioco, e forse anche della mafia.

Pepe Penabade è l’attore che interpreta Angela. Guitto girovago, mai avrebbe immaginato che nella sua carriera professionale gli sarebbe capitato di interpretare la cancelliera: "Realmente non ho mai pensato che questo spettacolo sarebbe finito con la Merkel, ma come dice la mia co-protagonista Patricia, da giovane era bella". L’opera segue la riflessione sul progetto europeo, ma non vuole negarsi l’immenso piacere di contemplare i grandi dirigenti che regolano i conti nel modo più semplice possibile, venendo alle mani. Ivan Marcos, uno degli attori, sottolinea l’importanza dell'elemento fisico e corporale, ma la lotta nella diretta del teatro deve essere testata e studiata minuziosamente. La conoscenza delle arti marziali e di lotta ha avuto quindi la sua importanza nella genesi dell'opera.

Attesa con impazienza dalla critica, la pièce è un ulteriore passo in avanti nell’innovazione teatrale del gruppo. Disponendo di mezzi economici limitati ma di un'individiabile carica di energia e voglia di fare, il gruppo spera che la risposta del pubblico non si limiti al solo aneddoto, ma inquadri una riflessione più profonda sul futuro del continente. Non si tratta di vendere l’eurofobia, ma di rivendicare un’altra Europa, lontana dagli abusi di potere e vicina alle persone comuni, un’Europa realmente democratica dove le maggioranze sociali siano in grado di riconoscere la ricchezza della sua diversità politica e culturale come base per un'unione politica ed economica giusta e soddisfacente per tutti, lontana dagli interessi speculativi, dalle differenze di velocità e dai protagonismi nazionali.

In definitiva, un’Europa dove Mario Draghi e Angela Merkel possano essere deposti per aver messo in ginocchio i cittadini dell'Europa del Sud in favore di una non meglio specificata austerità e e di una crescita, ancora lontana all'orizzonte, che sperano di ottenere senza investire nei servizi pubblici, vale a dire, i pilastri dello stato di benessere, la cui demolizione influenzerebbe la prosperità europea, e deve essere denunciata. L’opera è interamente in gallego: Chevere è uno dei pilastri nella lotta e nella difesa dei diritti culturali dei popoli e delle minoranze linguistiche. Il suo successo è uno strumento di promozione della propria lingua, minoritaria nelle città, specialmente nei segmenti della popolazione per cui la rappresentazione è stata concepita.

Foto: © Rede Nasa.