Eurozona: la spazzatura della Grecia nel bagagliaio dell’Europa

Articolo pubblicato il 20 luglio 2011
Articolo pubblicato il 20 luglio 2011
Se non esistesse la moneta unica sarebbe più difficile trovare una soluzione per un paese come la Grecia. L’unione europea organizzerà un summit straordinario il 21 luglio per trovare una soluzione alla crisi finanziaria ; è in fase di negoziazione un secondo piano di salvataggio

Junk. Spazzatura. Questo è il rating assegnato dall’influente Moody’s Investors Service al debito del Portogallo il 5 luglio, che ora è in pari con lo stato disastrato dell’Irlanda nell’Eurozona. Un rating basso significa meno investimenti per questi paesi. La Grecia è stata la prima a essere colpita dalle bastonate dell’agenzia Standard & Poor’s ad aprile. Un destino simile aspetta Italia e Spagna – la terza e quarta economia dell’Eurozona – e ora le critiche si scagliano contro l’unione monetaria europea e i suoi fallimenti. Ma se non ci fosse stata la moneta unica la soluzione sarebbe stata più complicata per un paese come la Grecia.

Piccola miss PIIGS

Il sistema a moneta unica ha esteso per tutto il continente le crisi economiche di alcuni paesi europei, detti PIIGS (termine spregiativo usato dagli economisti che in inglese vuol dire maiali, acronimo di Portogallo, Italia, Irlanda, Grecia, Spagna, n.d..t). I problemi delle loro economie si sono diffusi e ingigantiti grazie al mercato interconnesso e interdipendente. Comunque questa interconnessione e interdipendenza riescono a proteggere un paese come la Grecia quando si arriva a un importante salvataggio multimiliardario.

Dopotutto il sistema europeo è una comunità di Stati. Una comunità implica anche responsabilità; in questo caso proteggere i membri che sono in pericolo per il bene dell’Unione. In questo modo l’Euro si assicura che i debiti che pendono su economie gestite miseramente non diventino un problema per l'intera comunità. Le economie più solide – come quelle della Germania o del Regno Unito – sono obbligate a finanziare il salvataggio di uno Stato in difficoltà, perché anche i loro interessi (monetari) sono in pericolo.

Il consiglio del FMI: la Grecia non può essere un’altra Argentina

Ma cosa ne sarà della richiesta di misure di austerità e della dura ristrutturazione della Grecia? Questo è proteggere o smantellare un membro della comunità? Di solito il prestito si accompagna a dure condizioni, ma la Grecia è fortunata nel suo momento del bisogno, perché il capitale necessario al salvataggio non dipende solamente dal FMI (Fondo Monetario Internazionale). La Grecia può affidarsi agli altri membri dell’Unione Europea e alla Banca Centrale Europea, evitando così di dipendere completamente dal FMI e dai suoi prestiti con alto tasso d'interesse e potenzialmente più pericolosi per la società.

Gli esempi dei danni della politica del FMI sono numerosi; forse il più grande è quello dell’Argentina durante la recessione tra il 1999 e il 2002. Il paese era alla ricerca di assistenza finanziaria dopo il “processo di riorganizzazione nazionale” della dittatura, seguito dagli anni di cattiva amministrazione tra gli Ottanta e i Novanta. Sola e disperata, l’Argentina seguì i rigidi ordini del FMI in conformità ai prestiti che ricevette per pagare gli interessi debiti precedenti e mantenere stabile la sua moneta. Il FMI, come poi ha ammesso, commise gravi errori nel suo programma di “aggiustamento strutturale”; i tagli sulle spese aggravarono ulteriormente la crisi fino al default nel 2002.

“Il momento decisivo per la Cenerentola dell’Eurozona”

Almeno gli interessi di chi fa parte dell’unione monetaria non lasceranno sola la Grecia come accadde per l’Argentina. Ci potrebbero essere altri effetti vantaggiosi per la collaborazione europea nel salvataggio. I membri dell’Eurozona che sono interessati a vedere la crisi risolta con il minimo danno alle loro economie propongono di aggiungere flessibilità ai patti nella forma di “ristrutturazione morbida”. Come ha suggerito recentemente il presidente francese Nicolas Sarkozy, per esempio, i prestiti alla Grecia potrebbero prevedere una estensione della scadenza ed eventualmente riduzioni dei tassi d’interesse.

Non per molto ancora paesi come la Germania e la Francia continueranno a salvare i bisognosi. Non molti buchi possono essere riparati prima che un paese smetta di pagare i suoi debiti. Comunque a un certo livello l’Euro è uno strumento utile per ammortizzare l’aggressività delle istituzioni finanziarie globali che offrono sostegno nella forma di prestiti di emergenza. L’euro ha aggiunto un livello importante al processo assicurando che i paesi vicini si spartiscano le responsabilità quando un paese è in crisi. In un sistema globale prima dominato dal FMI le condizioni sono ora più favorevoli per un paese che cerca aiuti finanziari, come la Grecia. Anche se intanto viene definito “spazzatura”.

Foto:  (cc) Έλενα Λαγαρία/ Flickr