Europei 2008: gioca il fato?

Articolo pubblicato il 27 giugno 2008
Articolo pubblicato il 27 giugno 2008

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Domenica 29 giugno Spagna e Germania si affronteranno per la finale degli Europei 2008. Per scongiurare la sorte ognuno ha le sue tecniche: la religione, la cabala, l’astrologia o rituali arcani. Si dice che a volte funzionino.

Spesso i giocatori tentano piccoli rituali prima delle partite per portare dalla propria parte gli astri, il destino, le divinità o qualunque altra entità sovrannaturale che possa dar loro una mano. L’efficacia di tali pratiche, lontanissime dalla scienza ma vecchie come il mondo, è più che discutibile, soprattutto se si considera la fortuna delle squadre che li praticano.

Quando calcio e Chiesa s’incontrano

L’Austria e la Svizzera, i Paesi organizzatori, non possono incolpare il fato per la loro eliminazione nel primo turno degli Europei: fin dall’inizio era ben noto che le loro opportunità (sportivamente parlando) erano più basse rispetto alle altre squadre. E proprio lì avrebbe dovuto intervenire la fortuna.

E forse la Chiesa austriaca aveva questo in mente quando ha assegnato don Christoph Pelczar come parroco ufficiale degli Europei, affinché operasse come guida spirituale dei calciatori cattolici. Pare che anche i giocatori polacchi si siano rivolti a lui con assiduità per consolare le loro anime dopo la sconfitta contro la Germania.

A quanto pare, anche il francese Franck Ribéry ricorre alla religione per affrontare con coraggio le partite: si dice che prima di entrare in campo il giocatore francese invochi Allah. Si è infatti convertito all’Islam nel 2002. Non sembra comunque che la pratica lo abbia favorito: è tornato a casa infortunato e la sua squadra è stata eliminata.

In generale sono molti i giocatori che si fanno il segno della croce prima di entrare in campo: il tedesco Miroslav Klose o il croato Ivan Klasinc, fortunato, calcio a parte, per essere il primo giocatore a partecipare a campionato dopo un trapianto di rene.

Venerdì 13 si mette in mezzo

Ebbene sì, questo giorno, considerato da quasi tutta Europa iettatore (tranne in Italia) resta fedele alla sua fama: le squadre date favorite che hanno giocato in questa fatidica data sono già state eliminate dalla competizione. La Romania e la Francia hanno lasciato gli Europei nella prima fase e l’Italia e l’Olanda, due delle squadre più promettenti, non hanno superato i quarti di finale.

Neppure gli ammiccamenti alla superstizione di Luca Toni hanno dato i frutti sperati: il giocatore modenese ha deciso di farsi crescere i baffi, considerati portafortuna, per ottenere una pioggia di goal. Così non è stato. Dopo la sconfitta ai rigori contro la Spagna è tornato a casa, senza coppa e senza baffi: aveva infatti promesso di tagliarseli se non avesse segnato contro la nazionale iberica.

Indovina indovinello

Pare che Raymond Domenech, l’allenatore della nazionale francese, sia un appassionato di cabala e astrologia: anche in questo caso non ha sortito nessun effetto, vista la disastrosa performance europea della sua squadra. Le voci dicono che Domenech schieri i suoi giocatori secondo allineamenti stellari che si basano sulle date di nascita e della partita. Lui nega tutto dichiarando, in conferenza stampa, che «essere superstiziosi porta sfortuna».

Neanche le previsioni del futuro contano: il mito del calcio portoghese, Eusebio da Silva, dopo la vittoria della sua nazionale contro la Repubblica Ceca ha azzardato un: «Adesso il Portogallo può sognare il titolo di Campione d’Europa». Ma i sogni son desideri…

La divinazione fallita più clamorosa forse è quella dell’astrologa francese Elizabeth Teissier: a due giorni dall’eliminazione della Francia dagli Europei, sul suo sito Internet assicurava che la Francia sarebbe arrivata come minimo alle semifinali.

San Quarto

La Spagna ne sta uscendo benissimo, trovandosi ormai alle porte delle finali. Forse avrà interceduto a suo favore San Quarto, un santo immaginario – con tanto di sito Internet – al quale sono state accese (virtualmente) quasi 40.000 candele di tifosi spagnoli. Erano anni infatti che la nazionale iberica non superava i quarti di finale. Pare che funzioni. Anche Luis Aragonés, l’allenatore spagnolo, si è lasciato coinvolgere: prima della partita contro la Russia era preoccupato per il colore della maglietta che la squadra avrebbe sfoggiato in campo. Era oro, quasi giallo, colore della sfortuna in Spagna. Evidentemente non è vero.

Antipatriottismo di convenienza

Nella nazionale tedesca spicca Mario Gómez, l’unico calciatore che non canta l’inno prima della partita. Questo non è dovuto a mancanza si patriottismo, né alle sue origini spagnole, ma a una superstizione risalente a quando faceva parte della nazionale giovanile tedesca: come egli afferma, segnò un goal nella partita in cui non cantò il Deutschlandlied. E visto che ha funzionato una volta… Inoltre, prima di ogni partita, usa sempre il gabinetto che si trova più a sinistra.

Per concludere, «venite fedeli» alla messa speciale che si terrà nella cattedrale di Santo Stefano a Vienna per propiziare l’esito degli Europei 2008. E che Dio, gli astri o la sorte siano con voi.