Europarlamento + Eurodibattito? Eurogeneration!

Articolo pubblicato il 26 aprile 2004
Pubblicato dalla community
Articolo pubblicato il 26 aprile 2004

Attenzione, questo articolo non è stato ancora editato, né pubblicato in alcun gruppo

Per invertire la spirale dell’astensionismo, la ricetta è una: più dibattito europeo. Grazie alle giovani generazioni. Che non aspettano l’inizio ufficiale della campagna elettorale.

L’Eurobarometro avverte: il prossimo giugno, solo un elettore su tre prevede di recarsi alle urne. Il fattore più scoraggiante per il cittadino è probabilmente il sentimento di conferire un mandato a qualcuno di chi poi non sentirà più parlare. Per la maggior parte dei cittadini, l’Europarlamento manca, infatti, di visibilità e il suo funzionamento di chiarezza. E’ per questo che, se il 63% degli Europei aveva partecipato alle prime elezioni dirette dell’assemblea di Strasburgo nel 1979, questa cifra non ha smesso di diminuire fino ad arrivare sotto il 50% nel 1999. E forse il peggio deve ancora venire...

Partiti politici “europei”?

Paradossalmente, i candidati alla deputazione europea si presentano sotto etichette di partiti nazionali, per poi raggiungere, una volta eletti, uno degli otto gruppi parlamentari transnazionali. Questa situazione, istituita nel 1953, è una fortuna per l’Europa, ma è anche fonte di incoerenze.

Infatti, nel Partito dei Socialisti Europei (PSE), seconda formazione politica del PE (173 deputati), coesistono i partiti socialisti spagnolo, francese o belga ma anche il Labour inglese. Il gruppo Partito Popolare Europeo – Democratici Europei (PPE-DE), fondato nel 1976 e prima formazione al PE con 231 deputati, comporta più di 30 partiti nazionali diversi, fra i quali certi vengono addirittura da un solo e stesso paese e non vanno sempre d’accordo sulla scena politica nazionale.

Il paesaggio politico europeo è sempre stato caratterizzato dalla convivenza di due grandi gruppi politici: popolari e socialisti. Una convivenza divenuta “ménage” nel 1989 con un “patto d’onore” fra le due formazioni dominanti per alternarsi alla presidenza dell’emiciclo. E alla separazione durante l’ultima legislatura – che ha visto la creazione di una maggioranza PPE-liberali che ha escluso i socialisti – potrebbe seguire una riedizione, nel nuovo Europarlamento che uscirà dalle urne il 13 giugno, della “grosse Koalition” tra popolari e socialisti.

Nella vecchia fattoria del potere europeo...

Gli altri gruppi raggruppano da 52 seggi, per i Liberal-Democratici e Riformatori Europei (ELDR), a 18 deputati, per il più piccolo, quello dei “sovranisti” del gruppo Europa delle democrazie e delle differenze (EDD). Ci sono anche la Sinistra Unitaria Europea / Sinistra Verde Nordica (GUE/NGL) e i Verdi/Alleanza libera europea (vedi link 1).

L’ambizione dichiarata del Parlamento è di riflettere la volontà dei popoli d’Europa. Gli spetta anche di far vivere la democrazia politica europea di cui è il quasi-santuario: è l’unico organo dell’Unione i cui membri siano eletti a suffragio universale diretto. Nel momento dell’allargamento ad Est, si tratta ora di assicurare la migliore rappresentazione dei 450 milioni di europei provenienti dai 25 Stati Membri.

L’Europarlamento dovrà essere pronto ad adattarsi, magari modificando il numero e l’identità dei gruppi politici al fine di renderli più rappresentativi e transnazionali nel loro approccio ai problemi pubblici. Da luglio 2004 in poi, sedici deputati provenienti da almeno un quinto degli Stati-membri potranno costituirsi in gruppo. Gli equilibri politici potrebbero essere modificati: le urne parleranno!

10-13 giugno: è il momento del dibattito!

Il progetto di Costituzione europea prevede poteri incrementati per il Parlamento che, sull’insieme delle competenze comunitarie, verrebbe riconosciuto come co-legislatore con il Consiglio. E pressoché il 70% della legislazione nazionale degli Stati membri si decide prima a Bruxelles. Il Parlamento Europeo è in effetti un’oasi di democrazia in mezzo a un magma istituzionale nel quale il cittadino ha poche probabilità di far sentire la propria voce. Da qui l’importanza dell’appuntamento elettorale.

La natura della stessa campagna possiede un forte significato. Se il Parlamento è il luogo della democrazia europea, bisogna notare che non c’è una campagna elettorale europea, ma bensì diverse campagne che restano per giunta focalizzate su temi nazionali. La colpa? Dei mass media, delle modalità di scrutinio e dei partiti. Da qui l’idea di accogliere un vero dibattito transnazionale dove gli argomenti e i partiti “europei”, transnazionali, giocherebbero in punta.

Ha detto “organizzazioni politiche giovanili europee”?

Come negli Stati-membri, certi gruppi politici europei possiedono una struttura per i giovani: YEPP per i Popolari, ECOSY per i Socialisti, LYMEC per i Liberali e FYEG per i Verdi. Molto occupati, sopratutto in periodo pre-elettorale, i loro deputati hanno ciononostante risposto all’invito di cafe babel per esprimere la loro visione su temi europei “scottanti” : la Costituzione, l’economia, la politica estera, l’immigrazione o la questione turca.

I partiti europei giovanili hanno un’esistenza discreta ma molto attiva e permettono ai loro dirigenti di assaporare un assaggio della vita di eurodeputato. I loro eletti, designati in assemblea plenaria, riempiono, infatti, molto bene questo ruolo. Questo dossier fornisce degli strumenti per comprendere un paesaggio politico europeo spesso illeggibile. Arnt Kennis, Vicepresidente dei Giovani Popolari, Ief Janssesn, Vicepresidente dei Giovani Socialisti, Aloys Rigaut, Tesoriere dei Giovani Liberali e Jacopo Moccia, candidato dell’organizzazione belga Ecolo-J, vicina alla FYEG dei Giovani Verdi, ci aiutano a capire le posizioni di quattro delle principali organizzazioni politiche europee.

In questo dossier tentano di convincerci di una sola cosa: che il dibattito può e deve essere europeo. Basta volerlo. E questa è già una buona ragione di andare a votare.