Europa.com vs europa.eu

Articolo pubblicato il 12 luglio 2004
Pubblicato dalla community
Articolo pubblicato il 12 luglio 2004

Attenzione, questo articolo non è stato ancora editato, né pubblicato in alcun gruppo

Quando l’Europa di Internet gioca (perennemente) in trasferta.

Attualmente sono 197 milioni gli internauti attivi nella Ue, che corrispondono al 25,1% del totale mondiale e a una penetrazione del 43.4% della popolazione. A prima vista questi indicatori possono sembrare buoni ma basta paragonarli con quelli degli USA per rendersi conto che non sono poi così corretti. Con all’incirca 150 milioni di abitanti in meno dell’Unione Europea, gli Stati Uniti vantano 10 milioni di internauti in più dell’Unione con una penetrazione del 70,4% che equivale al 26,4% delle persone connesse nel pianeta.

Modello coreano

E’ quindi evidente che la Ue è in ritardo ma, guardando più da vicino, il problema diventa ancora più spinoso poiché si scoprono le enormi disuguaglianze interne che ci dividono. Si potrebbe pensare che, come conseguenza dell’allargamento, i nuovi stati membri avrebbero rovinato le statistiche comunitarie, ma la verità è che non esiste uno schema chiaro che separi i vecchi membri da quelli nuovi. Con un tasso di penetrazione del 76,8%, la Svezia è l’unico membro in grado di superare gli USA. All’altra estremità troviamo la Grecia, con un preoccupante 15,3%, seguita da Ungheria, Portogallo e Lituania: tutti Paesi al di sotto del 20%. Anche le statistiche dei Sei grandi non sono omogenee e variano dai dati accettabili di Regno Unito (60,6%), Germania (54,9%), e Italia (50.9%), a quelle mediocri della Francia (38%) e della Spagna (34,5%), fino all’esiguo 23,5% polacco.

La Ue non può restare con le mani in mano e deve agire immediatamente per risolvere queste enormi differenze. Paesi come la Corea del Sud (con un grado di sviluppo simile a quello del Portogallo) si sono resi conto già da molto tempo dell’importanza di Internet. Il cocktail di politiche varato da Seul è semplice: abbattimento dei costi per le connessioni a banda larga, incentivi per l’acquisto di computer e corsi di alfabetizzazione informatica per tutti. Risultato? In pochi anni, il 62% dei coreani hanno un accesso ad Internet.

I cuori di Internet? Dieci si trovano Oltreatlantico

In realtà, il ritardo europeo è molto più profondo di quanto lascino trasparire le statistiche. Se Internet fosse un apparato circolatorio, avrebbe quattordici cuori che lo farebbero funzionare, pompando l’informazione fino al modem più distante. Ebbene, dieci di questi cuori – detti Root Servers – si trovano negli Stati Uniti e solo tre in Europa (Regno Unito, Svezia e Spagna). Tutta l’informazione che circola sul Web passa attraverso questi server primari: cioè, in gran parte, attraverso gli USA.

Si tratta di un inconveniente? Certamente sì. E non per via del semplice fatto che si trovino negli USA, ma a causa dell’esistenza di programmi chiamati Carnivore e Echelon, messi a punto dall’FBI e dalla NSA (National Security Agency) americani. All’inizio, questi progetti erano il frutto di “buone intenzioni”: il primo per lottare contro il terrorismo, il secondo per far fronte alla guerra fredda. Ma, ben presto, si è iniziato ad utilizzarli per altri scopi. Questi programmi sono capaci di intercettare milioni di comunicazioni al secondo, sia tramite Internet che tramite telefono o, addirittura, via radio.

Nonostante il governo degli Stati Uniti non ne riconosca l’esistenza, il Parlamento europeo ha considerato effettiva la loro presenza, a seguito di alcuni casi di spionaggio industriale diretto contro alcune imprese Ue con il fine di sottrarre loro delle idee, recando così profitto ad imprese come Boeing o Lockheed, e in genere alle grandi ditte dei paesi fondatori del sistema che sono, oltre gli Stati Uniti, Regno Unito, Canada, Australia e Nuova Zelanda... Da allora, la Ue si è resa conto della necessità di adottare delle misure mirate a ridurre le differenze con gli USA: una della prime adottate è stata la creazione di un sistema di crittografia “supersicuro” come risposta ad Echelon.

EuroEchelon

La domanda è: dobbiamo ridurci ad adottare contromisure o dovremmo piuttosto partire all’attacco ed evitare un improbabile catenaccio? Il dibattito è aperto, la Ue deve decidere se creare il suo Echelon. Qualche progetto si sta già formando ma non si deve dimenticare che in genere questo tipo di sistemi tende a trasgredire le nostre libertà civili con una certa facilità. Le associazioni di internauti hanno già preso posizione contro ogni forma di “EuroEchelon” e le ragioni non sono poche. Quel che è certo è che c’è bisogno di agire: dobbiamo trovare il modo di conciliare un nostro sistema di spionaggio senza diventare le pedine di un Grande Fratello.

Dobbiamo contrattaccare quelli che ci attaccano con i loro stessi mezzi ma senza rinunciare ai nostri principi, questo è l’obiettivo più difficile da realizzare ma anche quello che non possiamo mancare, altrimenti saremo prossimi ad introdurre nella nostra società quei difetti americani che tanto critichiamo sulla nostra sponda dell’Atlantico.