«Europa sottomessa», i giovani contro i voli della Cia

Articolo pubblicato il 29 maggio 2006
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Articolo pubblicato il 29 maggio 2006

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Anticonformisti ed esigenti i giovani intervistati chiedono un’Ue che sia più indipendente dagli Usa, con un vero e proprio sistema giudiziario comune.

Cosa significa la morte di Milosevic? Cosa pensate dei voli segreti della Cia in territorio europeo? Su questi temi cafebabel.com ha dato la parola a 6 giovani europei.

«La tortura, in alcuni casi eccezionali…»

«Se davvero ci sono motivi per pensare che un prigioniero può fornire informazioni che possono salvare altre vite, la tortura rimane l’unico modo per farlo parlare» afferma Svetlana Chachko, ventiquattro anni, riferendosi alle detenzioni ed alle estradizioni di sospetti terroristi in Europa da parte della Cia. D’origine russa, Svetlana ha vissuto in Germania da quando aveva dodici anni, e cinque anni fa si è trasferita a Londra dove lavora in Borsa. La sua opinione, così drastica, ha l’effetto di una bomba ad orologeria, ma subito addolcisce i toni: «Certo, sono misure che dovrebbero applicarsi solo in casi straordinari. Credo che gli Usa dovrebbero essere più trasparenti rispetto all’opinione pubblica, dovrebbero chiarire chi stanno interrogando e quali sono i capi d’accusa».

«L’Europa può dire no agli Usa»

«Credo che sia molto importante che gli europei facciano dell’Ue un’istituzione governabile, prima di ampliarsi ulteriormente». Così ritiene Naomi Woltring, un’olandese di appena ventuno anni, che ha un’idea concreta dell’Ue: «L’Europa dovrebbe rischiare di più. Ritengo che possa dire senza problemi “No” agli Stati Uniti». Naomi, membro della sezione giovanile del Partij van Arbeid (laburisti olandesi), è indignata dallo scandalo dei voli segreti della Cia che fanno scalo in Europa: «È intollerabile! E la cosa peggiore è che anche se siamo nel Continente dove vengono difesi i diritti umani, l’Europa ne è complice». Naomi ricorda lo slogan di Amnesty International che apparve in tutti i giornali olandesi: «Cia, Grazie di volare con noi».

«Gli Stati Uniti? Credono di essere moralmente superiori»

Michael Tol, ventinove anni, vive a Utrecht e pensa che l’improvvisa morte di Milosevic sia un castigo: «Milosevic era un politico demagogico, ma non fu la vera causa delle guerre in ex Jugoslavia: c’era già tensione prima che arrivasse lui al potere. Credo che la sua morte sia stata una punizione per tutto il male che ha fatto». Michael si indigna di fronte al comportamento “prepotente” degli Stati Uniti: «Sembra che siano loro a capo della giustizia internazionale. Sostengono che la guerra in Iraq sia giusta e si credono moralmente superiori. E gli europei collaborano passivamente», riferendosi alle presunte estradizioni dei prigionieri da parte dei servizi segreti statunitensi.

«La giustizia europea non esiste»

Britt Strarup, ventinovenne danese sposata con un serbo, non pensa che la morte di Milosevic avrà molte ripercussioni: «Sono stata in Serbia due volte e ho potuto appurare che il Paese è molto corrotto. Il generale serbo Ratko Mladic (ricercato dal Tribunale Penale Internazionale, ndr) è molto protetto dal crimine organizzato. I militari e la polizia fanno tutto quello che vogliono».

«Non credo che esista una giustizia europea. Le leggi sull’immigrazione, per esempio, sono più severe in Danimarca che in Olanda. Le differenze legislative tra i Paesi europei sono troppo grandi per parlare di un’idea di giustizia comune».

«Un’Europa sottomessa»

Riccardo Bordigioni, studente di economia e di politica europea, ritiene che la morte di Milosevic «sia l’ultimo segno della morte del comunismo in Europa». Così questo cagliaritano di ventitré anni riassume l’episodio dei voli segreti della Cia: «Credo che potremmo spiegare il ruolo dell’Ue di fronte agli Stati Uniti con una sola parola: sottomessa». Ma le critiche all’Unione Europea non si fermano qui. Quando gli chiediamo cosa significhi la giustizia, la definisce come «la conoscenza dei propri diritti e dei propri doveri. E in Europa è più facile per un individuo vedere riconosciuti i propri diritti e doveri a livello nazionale che a livello europeo».

«Lontani dall’essere un’alternativa agli Usa»

«La morte dell’ex-Presidente serbo è stata un vantaggio per la Nato. È stato il modo più rapido per uscire da una situazione ambigua che molti complici della guerra nei Balcani avevano provocato. Il processo giuridico aveva una sentenza già scritta sin dall’inizio». Celia Corriga ha ventiquattro anni e studia relazioni internazionali a Roma. Ha un’opinione molto chiara su ciò che riguarda la giustizia europea, per esempio sui voli della Cia: «Questa storia dimostra fino a che punto gli Stati europei siano deboli. È ovvio che molti Paesi non credono che l’Europa possa costituire una vera alternativa agli Stati Uniti. Ed è scandaloso che un Paese, anche se si tratta di una potenza mondiale, possa infrangere ogni regola senza nessuna remora, senza rispettare i diritti umani e la giustizia internazionale, solo per raggiungere il suo obiettivo».

Con la collaborazione di Karolin Schaps (London), Nils Elzenga (Amsterdam), Giovanni Angioni (Roma). Copyrights: Karolin Schaps (image 1), Nils Elzenga (2,3,4) and Giovanni Angioni (5,6).