Europa, quattro spaventi salutari. Ora tocca alla generazione Erasmus.

Articolo pubblicato il 05 settembre 2011
Articolo pubblicato il 05 settembre 2011
L’Europa, per trovare il coraggio, ha bisogno d’avere paura. Il nostro è un continente “fobovoltaico”. Trasforma il timore in energia. Quand’è tranquillo, sta fermo e sbuffa. Tre grandi paure gli hanno ridato vita: la guerra, la crisi degli anni 70, la caduta del Muro. Ora il crack finanziario. E' tempo che l'eurogenerazione prenda le cose in mano.

Ottimista? Che ci volete fare, sono un europeo nato nella seconda metà degli anni ‘50: l’ultima generazione di latta, fornita di giocattoli che producevano suoni memorabili (poi è arrivata la plastica), allevata da genitori convinti che il peggio fosse passato. Il loro entusiasmo era contagioso, e noi ci siamo lasciati contagiare.

“Gli uomini eccelsi sono creature delle occasioni. Non appaiono prima che l’ora spunti e il vento li metta alla prova”

Il sogno era proporzionale alla tragedia appena conclusa: un’altra guerra in Europa non la voleva nessuno. Mettere insieme, in modo indissolubile, i nemici di ieri: una prova di strabiliante lungimiranza da parte di De Gasperi, Schuman, Adenauer. “Gli uomini eccelsi sono creature delle occasioni (...) Non appaiono prima che l’ora spunti e il vento li metta alla prova”, ha scritto da poco suRepubblica Barbara Spinelli, citando Joseph Conrad. L’Europa veniva dalla tempesta perfetta: non solo non è andata a fondo ma, ben condotta, ha preso il largo.

Ma si sa, il successo rammollisce. Ci voleva un altro spavento per generare un’altra scossa. E lo spavento è arrivato. Il Mercato Unico (1992/93) - merci, monsieurDelors - è figlio del buio economico degli anni ‘70 (crisi energetica, inflazione, incertezza). Tra il 1979 e il 1980 - ufficialmente per preparare la tesi in diritto internazionale, in effetti per annusare il mondo oltre Crema e Pavia - ero alla Commissione delle Comunità Europee a Bruxelles. L’ho vista da vicino, quell’Europa eccitata che intravedeva il nuovo obiettivo: più scambi, più movimenti, più ricchezza.

Una coppia in grado di scacciare le paure?

Negli anni ‘90 qualcuno sognava di prendersi una pausa. Ma è caduto il Muro, è finito il comunismo, e l’Unione Europea - spaventata, tanto per cambiare - ha scoperto di avere davanti una terza, grande sfida: allargare il tetto verso est, e riprendersi in casa tanti europei come noi, meno fortunati di noi (quindi grazie, Herr Kohl e signor Prodi). Progetto complicato, costoso, imperfetto, faticoso: fa niente. Viaggiate da Danzica a Lisbona, oggi, e capirete che ne valeva la pena.

Siamo al quarto spavento, storia di questi mesi: Stati indebitati, governi bravi a spendere e promettere, mercati dubbiosi e aggressivi, l’America che non aiuta (anzi). L’euro era prematuro? Forse: ma c’è, e dobbiamo difenderlo (anche con gli eurobonds, cara signora Angela). Dalla paura verrà, una volta ancora, la reazione? Solo se la generazione Erasmus riuscirà a portare, nei posti di comando che s’accinge a occupare, l’entusiasmo con cui ha frequentato, conosciuto, studiato, viaggiato, abitato, assaggiato e amato l’Europa negli ultimi vent’anni. Se sarà disposta a difenderla - come credo - avremo una bella sorpresa.

Questo ho detto al presidente Barroso, durante una cena al Berlaymont, visto che ha chiesto la mia opinione.

Beppe Severgnini scrive per il "Corriere della Sera" dal 1995 e ha appena pubblicato "La pancia degli italiani. Berlusconi spiegato ai posteri" (Rizzoli 2010). Dal 1998 conduce il forum "Italians", da cui è stato tratto questo biglietto d'opinione.

Foto: home-page Foto (cc) rockcohen/flickr; testo (cc) europeancouncil/flickr