Europa, l'ipocrisia regna su Enel-Suez e E.On-Endesa

Articolo pubblicato il 02 marzo 2006
Articolo pubblicato il 02 marzo 2006

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Dalla Ceca all’Euratom il progetto europeo è nato col pretesto dell’energia. Ma oggi perde credibilità proprio a causa del protezionismo nel mercato energetico.

Nel 2001 i leader europei avevano scommesso sugli obiettivi di Lisbona volti a modernizzare e liberalizzare le industrie e i mercati comunitari. Due anni dopo venivano create le fondamenta necessarie alla creazione di un mercato europeo dell’energia, che entrerà in vigore tra il 2008 e il 2011, mediante la liberalizzazione delle tariffe del gas e dell’elettricità. Tutto questo, allo scopo di permettere una maggiore libertà d’azione alle compagnie nell’Ue a prescindere dalla loro nazionalità. Oggi, però, risulta evidente che nessuno dei firmatari credeva davvero in ciò che sottoscriveva.

Le Opa della discordia

Nel 2002 il tribunale tedesco antitrust proibì la fusione di Ruhrgas e E.On, mentre Schröder si augurava che questa avesse luogo, tra mille polemiche, affinché venisse creato un “campione nazionale” in grado di competere ad alto livello. Alcuni mesi fa, poi, l’azienda spagnola con sede a Barcellona, Gas Natural, ha lanciato un’Opa (offerta pubblica d’acquisto) ostile nei confronti di un’altra impresa spagnola, Endesa, lasciando dietro di sé un’ondata di polemiche. Per molto tempo, Zapatero ha confermato di non volersi immischiare negli affari di imprese private.

Tuttavia, una settimana fa il gigante tedesco E.On ha lanciato una contro-Opa per impadronirsi della spagnola Endesa. Ma, contrariamente a quanto dichiarato, il Presidente del Governo spagnolo si è puntualmente scagliato contro questa Opa. Zapatero vorrebbe infatti favorire, grazie alla fusione tra Endesa e Gas Natural, la creazione di un campione nazionale spagnolo dell’energia. Suo obiettivo è di riprodurre in Spagna quanto annunciato dal Governo francese con la fusione dell’impresa pubblica Gdf con Suez, oggetto dell’Opa che l’italiana Enel. Un dramma, insomma.

Dalle disuguaglianze all’umiliazione

La politica dei “due pesi e due misure” con cui le autorità nazionali si rivolgono alle imprese energetiche, a seconda che siano del loro paese o no, genera diffusi sentimenti di umiliazione che nuocciono all’integrazione europea. La Germania crea un gigante tedesco dell’energia, ma cerca di impedire alla Spagna di crearne uno spagnolo; l’Italia non riesce a prendere il controllo di Suez, e prepara un decreto “vendicativo” affinché le imprese straniere non possano fondersi con quelle italiane in questo settore, mentre l’Enel diventa “campione nazionale” assorbendo l’altra italiana Eni e offrendo aiuto a Gas Natural contro E.On, per entrare con capitali pubblici in Spagna; infine la Francia, che non ha mai creduto alla liberalizzazione del settore energetico, lo blinda con la fusione Suez-GDF aggiungendo così capitale pubblico francese a Gas Natural, un’impresa privata in un Paese nel quale tutte le imprese del settore sono private.

L’Italia si sente lesa dall’intervento francese per bloccare l’ingresso sul mercato d’Oltralpe, mentre la Spagna si sente lesa dalla Commissione Europea, che da una parte non si oppone a tale intervento, e dall’altra riprende il governo spagnolo perché contrario all’Opa di E.On su Endesa.

E i consumatori?

In tutto questo, i consumatori assistono al passaggio da un’economia di monopoli pubblici a un’economia di concentrazioni private. E c’è da aggiungere un altro paradosso: in Spagna, la fusione tra Endesa ed E.On creerebbe un monopolio in più, mentre quella tra Endesa e Gas Natural obbligherebbe ad investire in quest’ultima, risvegliando una concorrenza selvaggia all’interno del Paese; mentre in Belgio la fusione tra Gdf e Suez creerà un assoluto monopolio dell’energia.