Europa: come confutare Marx ed i liberali con un solo esempio

Articolo pubblicato il 18 marzo 2002
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Articolo pubblicato il 18 marzo 2002

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Abbiamo il dovere di scegliere: vogliamo esportare nel mondo il libero mercato, sperando che produca bricioli di democrazia, o piuttosto fare il contrario?

Secondo Marx, il modo di produzione dominante determina nelle diverse fasi della storia i rapporti sociali che configurano, a loro volta, il sistema politico di turno. Datemi il mulino a vento e vi darò la società feudale, formata da signori e servi della gleba; datemi il telaio a vapore e vi darò la società industriale con i suoi capitalisti ed i suoi proletari.

Secondo questa teoria il sistema politico non è altro che una sovrastruttura attraverso la quale le classi dominanti perpetrano la soggiogazione delle classi dominate. Esiste dunque un legame, in Marx, deterministico e indissolubile, tra sistema economico e sistema politico, in base al quale quella che noi chiamiamo democrazia sarebbe un prodotto del capitalismo.

Per la tradizione liberale, le libertà economiche costituiscono i fondamenti delle libertà individuali e politiche. Non esiste democrazia senza libertà e non esiste libertà senza la proprietà privata. L'esempio, divenuto classico, è quello della libertà di stampa. E' inutile proclamare la stampa libera, se tutte le cartiere e tutte le tipografie sono in mano allo Stato.

E quindi, anche per i liberali, esite un legame indissolubile tra sistema economico e sistema politico. Il che vuol dire che - come per Marx - la democrazia è un prodotto del capitalismo.

Ma visto che la guerra fredda è finita e possiamo riflettere più serenamente su tali questioni, cerchiamo di guardare le cose con un po´ di sano disincanto.

L'economia di mercato ha potuto svilupparsi grazie alla forma politica dello Stato-Nazione. Tale entità politica era abbastanza estesa e forte da poter garantire non solo vasti mercati, ma anche un ambiente giuridico stabile e favorevole alla santità dei contratti.

Da un altro punto di vista, lo Stato-Nazione creava le basi di una certa omogeneità culturale che ha permesso lo sviluppo del processo di cemocratizzazione (a spese di minoranze nazionali clochardizzate). Fin qui, nulla di nuovo sotto il sole.

Ma diamo un'occhiata all'Europa. L'integrazione europea è fondata sugli imperativi del mercato. Le quattro libertà di circolazione fondamentali, pilastri della CEE e nocciolo duro dell'Unione, hanno decretato l'inadeguatezza dello Stato-Nazione a supportare lo sviluppo della logica capitalista.

Eppure questo ulteriore sviluppo del capitalismo non ha provocato una riconfigurazione della democrazia su scala europea.

Il parallelismo di Marx e dei liberali non regge più, è confutato, travolto dal vento della storia.

Ci accorgiamo che il capitalismo puo' non produrre necessariamente democrazia. Eppure non ci rendiamo conto delle straordinarie opportunità euristiche e politiche che si celano dietro tale constatazione.

Abbiamo, in un certo senso, riconquistato il nostro diritto di scelta. Se prima parlare di democrazia significava dire mercato, oggi questo non è più vero.

Ed anzi, la scelta si impone, più pressante ed ineluttabile che mai. Democrazia o mercato?

E per dirla in termini meno "offensivi", priorità alla democrazia oppure al libero mercato?

Vogliamo seguire il sentiero di un'Europa fondata sulla libera concorrenza e su istituzioni visionarie, oppure preferiamo un'Europa attenta al diritto ed alla partecipazione democratica?

Vogliamo esportare nel mondo il libero mercato, sperando che produca bricioli di democrazia, oppure vogliamo invertire le nostre preoccupazioni?

Non chiedetemi risposte. Per ora sono troppo contento di non essere né liberale, né marxista.

Per ora sono troppo contento di essere tornato a poter scegliere.